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Al Direttore | 12 luglio 2017, 19:27

Sanremo: Lamberto Garzia dell'associazione “Mondo Fluttuante” commenta il concerto “Un palco per Amatrice”

L'opinione “a sangue freddo”, ad alcune settimane dall'evento

Lamberto Garzia

Lamberto Garzia

Alcuni dei tesserati a “Mondo Fluttuante”, associazione culturale con sede in Sanremo, hanno chiesto, a mente e spirito distaccato – avendo appunto fatto voler trascorrere del tempo – a Lamberto Garzia una sua opinione sulla manifestazione “Un palco per Amatrice” che si è svolta nella Città dei Fiori.

Garzia, oltre ad esserne il presidente, è un autore di levatura nazionale, dimostrato in ultimo con la sua presenza con una scheda ben dettagliata di biografia e testi dedicatagli dal dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell'Università di Bologna ed inserito nell’Atlante dei Poeti italiani. (http://www.griseldaonline.it/atlante-poeti/poeti/nordovest/lamberto-garzia-49.html).

“A sangue freddo, ma non come un killer prezzolato, nascosto dietro una rotolacampo verdastra stranamente immobile, pronto a giustiziare vilmente lo sventurato di turno, ma come un fiero pistolero che attende fuori dal saloon, in una deserta e polverosa strada, di estrarre fiero la pistola ed anticipare nello sparo il duellante che gli si pone di fronte - in questo modo incomincia un racconto di Garzia - con “Un palco per Amatrice”, mi sono ritrovato, mi è sembrato di essere catapultato dirimpetto ad un happening Avant-Pop da sagra paesana, organizzato da una misteriosa Pro Loco fuoriuscita non da una stupenda pellicola grottesca come 8½ di Federico Fellini ma dal film ugualmente grottesco Joan Lui di Adriano Celentano ed è detto tutto e quindi  la bizarrerie est notre tyran”.

“Una premessa – prosegue Garzia – non sono una persona “buona”, tendo più ad essere “compassionevole”, nell’accezione nobile degli antichi samurai, ligi al ferreo codice del Bushido, dove tra le altre peculiarità è richiesto appunto un atteggiamento governato dalla compassione, che a me, traducendolo dal giapponese secolare, piace renderlo in “fiamma benevolente”. Detto questo, facendo una panoramica generale, ho sempre trovato e trovo un poco urticante un certa attitudine retorico buonistica di certi personaggi politici e/o pubblici, ma qui il discorso diverrebbe lungo e per voi noioso, quindi  ritengo doveroso impormi una sintesi, e chi vuole intendere intenda. Tre exempla: quattro anni fa sono stato invitato a L’aquila, assieme ad altri autori assai meritevolmente conosciuti, a fare una lettura priva di gettone di presenza, escluso il viaggio e vitto e alloggio in un improvvisato B&B. Il teatro, costruito fuori le mura di quella che era una stupenda Città d’Arte, era gremito, l’incasso, da quello che potevo dedurre, scarso se relazionato ai bisogni contingenti del luogo…ma nessun patema d’animo, perché a volere quell’incontro letterario era stato non strombazzato ufficialmente un industriale della pasta, che da dietro quinte, e lo seppi molto tempo dopo e in modo altamente riservato, contribuì economicamente non poco nel cercare di far risollevare enti, associazioni, compagnie che gravitavano nel mondo della cultura, teatro, danza, eccetera. Ultimo terremoto, un editore importante, di origini marchigiane, chiama a raccolta alcuni poeti e nel suo sperduto paese natio, che forse non rivedeva da anni, organizza un reading. A cosa serve un reading poetico fra tutto questo àciampe, macelleria, si domanda la popolazione, giustamente. Credo a niente, ma di fronte al niente che era divenuto il borgo, in maniera altamente anonima dona ad un impresario della zona, amico d’infanzia, una imprecisata cifra di euro, dicendogli più o meno fai quel che puoi ma fai. Terzo exempla. Ho letto da qualche parte, così mi è parso di capire e se ben ricordo, che fra le originarie idee della manifestazione vi era anche quella di tornare a far puntare i fari su Amatrice, nulla da eccepire, concreto e bello il proposito. Ne ho accennato ad un’amica, dove in quelle zone martoriate è stata inviata per ricoprire un delicato incarico logistico nell’ambito scolastico. Mi ha soltanto detto con amara ironia: “Qui i fari non sono stati mai spenti, li tengono accesi, giovani e vecchi, anche di notte, cercano soltanto di ricostruire, ricostruirsi, i fari anche di notte”.

C.S.

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