Alla vigilia della celebrazione del 67° anniversario della Liberazione, il nostro lettore Andrea Gandolfo, ci ha inviato un suo scritto sulle giornate della Liberazione a Sanremo nell’aprile 1945. Ha estrapolato un brano dal libro sull’argomento nel 2003:
"Mentre era ancora in corso l’avanzata degli eserciti alleati su tutti i fronti e sembrava ormai imminente la capitolazione delle forze armate tedesche anche sul fronte italiano, il Comando operativo della I Zona Liguria emanò il 21 aprile le disposizioni relative alla mobilitazione insurrezionale riguardanti il reclutamento in massa, l’organizzazione militare contadina, il compito delle SAP al momento dell’attacco finale, l’importanza della perlustrazione e dei collegamenti, la logistica militare e le principali direttrici di assalto da parte delle formazioni di montagna. Il proclama terminava invitando tutti i Comandi a «preoccuparsi di legare strettamente il movimento partigiano con le masse popolari delle campagne, delle città, intensificando i contatti e la collaborazione con i CLN e le SAP». Contemporaneamente lo stesso Comando operativo della I Zona Liguria emanava un altro proclama ai cittadini dell’Imperiese, nel quale annunciava la prossima liberazione del suolo provinciale dai nazifascisti, avvertendo i traditori e i collaborazionisti che essi sarebbero stati inesorabilmente colpiti dalla giustizia partigiana insieme ai soldati della Repubblica sociale presi con le armi alla mano, mentre tutti coloro che si fossero presentati volontariamente avrebbero avuto completa amnistia per il loro passato. Il proclama rendeva infine noto che il Comando partigiano si apprestava a decretare la mobilitazione generale, invitando tutti i cittadini a raggiungere i più vicini distaccamenti garibaldini, arruolarsi nelle SAP, aiutare i partigiani, informare il CLN sull’attività del nemico e prendere posto nelle file dell’esercito popolare per partecipare all’offensiva generale liberatrice contro tedeschi e fascisti. Intanto le truppe tedesche di stanza in città avevano iniziato un lento sganciamento, mentre anche i bersaglieri presenti a Sanremo avevano ricevuto l’ordine, nel pomeriggio del 23 aprile, di raggiungere e concentrarsi a San Lorenzo al Mare, distruggendo tutto l’armamento pesante e trattenendo soltanto le armi di dotazione individuale. Nel frattempo pure le batterie di Villa Frua, Madonna della Guardia, Bussana e Poggio erano state rimosse, e alle diciotto del 23 aprile il SIM del CLN venne informato che alle dieci di sera di quello stesso giorno le truppe tedesche si sarebbero trasferite a Ceriana per tentare di raggiungere il Piemonte attraverso le montagne, mentre il 24 sarebbe iniziata la ritirata dei nazifascisti dislocati sul fronte di Ventimiglia cominciando il ripiegamento verso levante. Poche ore prima la città era stata di nuovo pesantemente bombardata da alcune unità navali alleate, che, alle quattro pomeridiane del 23 aprile, spararono diversi colpi sulla zona portuale e il centro cittadino provocando numerose vittime. Il CLN si mise allora in contatto con il Comando operativo della I Zona Liguria per concordare le varie fasi dell’insurrezione, trasferendosi subito dopo nel centro della città per porsi alla testa del movimento insurrezionale. Sempre il 23 aprile il CLN provinciale di Imperia emanò un proclama rivolto a tutti i CLN della provincia, con cui disponeva l’entrata in carica di una Giunta comunale in ogni Comune, alla quale i CLN periferici avrebbero dovuto dare il loro «appoggio fraterno», l’assunzione della tutela dell’ordine pubblico da parte delle SAP e la piena legalizzazione dei CLN al momento dell’insurrezione secondo un piano stabilito da tempo, il quale prevedeva che tutto si sarebbe dovuto svolgere con «calma e precisione», avvertendo infine che chiunque avesse tentato di violare in qualsiasi modo l’ordine pubblico sarebbe stato considerato «nemico».
Il 24 aprile il CLN di Sanremo diramò un proclama relativo all’ordine pubblico, con cui disponeva che tutti i dipendenti degli enti pubblici sanremesi rimanessero al loro posto, ferma restando la responsabilità per la continuazione dello svolgimento dei servizi pubblici e dell’ordine cittadino durante l’insurrezione da parte degli stessi dipendenti, che sarebbero dovuti rimanere in attesa di ulteriori disposizioni emanate dallo stesso Comitato di Liberazione Nazionale. Nel frattempo, e specialmente nella notte tra il 23 e il 24 aprile, i movimenti delle truppe tedesche di stanza a Sanremo si erano andati progressivamente intensificando, tanto che alle 6 di mattina del 24 tre autocarri germanici partirono dalla Madonna della Costa portando via il personale e l’attrezzatura contraerea composta di due pezzi da 75 e da una mitragliatrice da 20. Alle 7 sembrò che la città fosse stata quasi completamente evacuata dai nazifascisti, ma in realtà rimanevano stanziati negli alberghi Mediterraneo e Bellavista circa 200 tedeschi e 25 bersaglieri, oltre a un numero imprecisato di fascisti asserragliati nelle strette vie della Pigna. Nello stesso tempo il CLN divise il territorio urbano in dieci settori, affidati ciascuno alla competenza operativa di una SAP cittadina. Il 1° settore era situato a levante del torrente San Martino, e comprendeva via Lamarmora, al limite della quale si trovava la caserma che ospitava un reparto di bersaglieri, alloggiati pure nel Campo Polisportivo; il 2° settore era situato invece a ponente del torrente S. Martino fino al torrente S. Lazzaro e cioè fino al rondò Garibaldi, che inglobava i giardini e Villa Ormond di fronte alla quale vi era la Casa del Balilla, sede di truppe, l’albergo Mediterraneo, sede di un Comando tedesco, una stazione radio presso il torrente San Martino e via Duca degli Abruzzi, ove era ubicato il circolo rionale fascista.
Il 3° settore includeva il rondò Garibaldi e la zona a nord di corso Garibaldi, tranne però quest’ultima arteria che rientrava nel 4° settore. In questo settore era anche compresa l’officina del gas di via Goethe, che si doveva proteggere da eventuali atti di sabotaggio da parte dei tedeschi e dei fascisti in ritirata, oltre al palazzo delle scuole di via Volta, la caserma dei Vigili del fuoco e quella del presidio militare in via Marsaglia, e infine il nuovo Ospedale di via Borea. Il settore successivo andava invece da rondò Garibaldi (escluso) a piazza Colombo (compresa) includendo la zona fino al mare (Corso Trento e Trieste), che era tuttavia minata soprattutto nei pressi della linea ferroviaria e del Lido Bagni. Il 5° settore comprendeva il tratto di corso Carlo Alberto (l’attuale via Nino Bixio) da piazza Sardi, che era esclusa, fino a corso Umberto (oggi Mombello) e la zona meridionale. Tale settore includeva pure il tratto della ferrovia lungo corso Carlo Alberto, il molo di ponente con tutte le sue installazioni e opere difensive, la Fortezza di Santa Tecla, sulla quale erano collocate artiglierie antiaeree, e che serviva da alloggiamento per truppe tedesche, oltre al molo di levante con la Capitaneria di Porto. Il 6° settore riguardava un quadrilatero posto al centro della città compreso tra piazza Colombo (esclusa), piazza Sardi (compresa), angolo corso Umberto, corso Carlo Alberto, angolo via Feraldi e via Palazzo. Le strade costituenti i lati del quadrilatero, e cioè via Manzoni, corso Carlo Alberto, corso Umberto e via Feraldi erano escluse dal settore tranne via Palazzo, che vi era inclusa. Nel settore era compresa la sede centrale amministrativa della TETI, situata in via Roma all’angolo con corso Umberto, mentre la zona a sud del settore era probabilmente minata.
Il settimo settore era invece occupato dalla città vecchia a nord di via Palazzo fino al Santuario della Madonna della Costa, includendo piazza Eroi Sanremesi, via Roglio, via Dante Alighieri fino al ponte di Baragallo e corso Galilei fino al ponte del Borgo. Nel settore era inglobato anche il Palazzo Comunale e la sede dei Vigili urbani in piazza Nota insieme al Palazzo scolastico di piazza Eroi con ingresso laterale da piazza Corridoni. Nei giardini Regina Elena era inoltre appostata una batteria contraerea tedesca. Il settore successivo comprendeva tutto corso Umberto, via Vittorio Emanuele da corso Umberto a corso Imperatrice, fino al bivio per la stazione ferroviaria e corso Carlo Alberto da piazza della stazione a corso Umberto. In questo settore era inclusa la centrale telefonica di via Carli e l’officina elettrica di corso Carlo Alberto, oltre alla stazione ferroviaria, la nuova sede del Fascio presso l’albergo Eletto di via Vittorio Emanuele e gli uffici dell’«Eco della Riviera». Il 9° settore era costituito invece dalla zona compresa tra via Feraldi (compresa), piazza Eroi (esclusa), la strada nuova che fiancheggiava il torrente San Romolo, corso Galilei, piazza San Bernardo, corso Impero, via Regina Margherita, corso Imperatrice e via Vittorio Emanuele; nel settore era inclusa la stazione di partenza della funivia Sanremo-Monte Bignone (allora inattiva), il commissariato di Pubblica Sicurezza in via Privata Asquasciati, le carceri tedesche di Villa Ober, la nuova sede della Decima Mas presso l’albergo Corso (ex Parigi) e la sede della Guardia Nazionale Repubblicana in via Regina Margherita. L’ultimo settore comprendeva infine tutta la zona occidentale della città ad ovest di via Regina Margherita, dove si trovavano il deposito principale delle tranvie e filovie, il Castello Devachan, sede di truppe tedesche, la Villa Fiorentina e la Villa «Il Verone», sedi anch’esse di comandi germanici e il campo ippico del Solaro, nel quale erano pure acquartierati dei reparti delle forze armate tedesche. Intanto, mentre la maggior parte delle formazioni partigiane era dislocata sulle colline circostanti l’abitato in attesa di intervenire in forze per l’occupazione della città, alcuni distaccamenti di punta delle SAP, al comando di Ferruccio Corte (Ragno), si lanciavano all’assalto del centro cittadino occupando, grazie anche alla valida collaborazione di numerosi volontari civili, il Palazzo del Municipio in piazza Nota, dove venne inalberata la bandiera del CLN e quella rossa garibaldina. Poche ore dopo cadde anche piazza Colombo, mentre i tedeschi si trinceravano nell’albergo Mediterraneo.
Nella Pigna continuavano intanto aspri combattimenti tra partigiani e nazifascisti, che, nascosti tra le viuzze insidiose e nelle case meglio difendibili della città vecchia, resistevano ancora sparando senza interruzione con numerose armi automatiche e mortai di vario calibro. Dopo una durissima battaglia combattuta porta a porta e corpo a corpo, all’alba del 25 aprile le forze nazifasciste furono costrette alla capitolazione, lasciando sul terreno sei tedeschi e dieci bersaglieri, mentre una quarantina tra italiani e tedeschi si arrendeva e gli altri cercavano di mettersi in salvo dandosi alla fuga. Nelle stesse ore alcune SAP iniziavano a svolgere il loro compito di polizia e tutela dell’ordine pubblico presidiando gli edifici pubblici, le banche, le centrali elettriche, telefoniche e idriche senza che nessun incidente di rilievo turbasse la quiete cittadina. Soltanto qualche isolato elemento fascista sparò qualche colpo di fucile contro alcuni partigiani, che ridussero però al silenzio gli ultimi sparuti gruppi di repubblichini ancora presenti in città. Dopo un ultimo tentativo nazifascista di attacco armato contro il CLN riunito in un locale della Casa Parigina in rondò Francia, fallito per merito della pronta e tempestiva reazione armata di alcuni componenti dello stesso Comitato, i quali, usciti dal locale per affrontare gli attentatori, li avevano messi in fuga lasciando sul terreno due morti, nella mattinata del 25 fecero finalmente il loro ingresso in Sanremo liberata i partigiani della V Brigata «Nuvoloni», guidati dal comandante della II Divisione «Cascione» Vittorio Guglielmo (Vittò) e accolti con dimostrazioni di simpatia e gioia dalla popolazione matuziana, che poteva così ritornare alla normalità dopo venti durissimi mesi di occupazione tedesca.
Mentre era ancora in corso la sfilata delle formazioni partigiane nelle vie cittadine, improvvisamente, verso le 12 e 10 di mattina, alcune navi alleate, ignorando certamente quello che era avvenuto a Sanremo nelle ultime trentasei ore, iniziarono a bombardare il centro abitato e a nulla valsero le ripetute segnalazioni, con teli bianchi distesi lungo corso Imperatrice e razzi lanciati dalla punta di San Martino, per farle desistere dall’attacco, che cessò comunque verso le 13, mentre una staffetta era già partita verso la frontiera per avvertire i Comandi alleati dell’errore, ritornando la sera successiva con la rassicurante risposta che tutto era stato chiarito. Il bilancio dei combattimenti avvenuti a Sanremo durante il 24 e 25 aprile fu di dodici bersaglieri e un numero indefinito di tedeschi uccisi, otto bersaglieri e sette tedeschi (di cui tre feriti) catturati, mentre le perdite delle SAP e dei GAP ammontarono a otto feriti. Furono inoltre catturate numerose armi e munizioni appartenute a elementi nazifascisti, oltre a indumenti e viveri (specialmente carni) ed alcuni automezzi. Il pronto intervento delle brigate partigiane nella lotta impedì poi le progettate distruzioni di edifici e vie di comunicazione da parte dei tedeschi in ritirata, i quali furono costretti a sgomberare la città prima di poter mettere in atto i loro piani distruttivi. Il 25 aprile, infine, le due Brigate GAP «Giacomo Matteotti» e «Giuseppe Anselmi» vennero sciolte e con i loro effettivi al completo fu costituita un’unica brigata, che venne intitolata al primo comandante dei GAP sanremesi Aldo Baggioli, caduto a San Romolo il 15 novembre 1944. La Brigata «Aldo Baggioli», guidata dal maggiore Antonio Gerbolini, con Mario Chiodo e Dario Rovella rispettivamente vicecomandante e commissario, avrebbe continuato a svolgere le sue mansioni fino al 31 maggio 1945, quando i suoi membri sarebbero stati definitivamente smobilitati.














