/ Economia

Economia | 24 giugno 2019, 12:00

Tutto il bello del Giro d’Italia 2019

Sono stati 176 corridori e 22 squadre a rendere possibile e spettacolare questa 102° edizione del Giro.

Tutto il bello del Giro d’Italia 2019

Il Giro d’Italia 2019 si è concluso ormai quasi un mese fa ed è arrivato il momento di tirare le somme di questo evento che ha tenuto con il fiato sospeso migliaia di appassionati.
Sono stati 176 corridori e 22 squadre a rendere possibile e spettacolare questa 102° edizione del Giro. Tra loro, ci sono stati alcuni che meritano una menzione importante.

A partire dai russi, in parti colare Zakarin il quale ha un po’ faticato a fare la generale dopo il gran 3° posto alla Vuelta 2017. Una vittoria di tappa, però, non si butta mai, a maggior ragione se la frazione conquistata è quella di Ceresole Reale, primo vero arrivo in salita di questo Giro d'Italia. Tra gli altri, un corridore che sembra particolarmente promettente è Pavel Sivakov. Era il gregario del gregario al Team Ineos (ex Team Sky), ma si è comportato benissimo, provando anche a lottare per la classifica dei giovani con Miguel Ángel López. Nei prossimi anni, con un po’ di esperienza in più e magari anche una preparazione più mirata, potrebbe puntare alla top 5 nel Giro.

Tra coloro che meritano di essere nominati c’è senza dubbio Nibali, il quale aveva concesso un’intervista, come letto su l'insider a poche settimane dall’inizio della competizione dove aveva raccontato la sua passione per il ciclismo e l’attesa del Giro.
Il siciliano è arrivato secondo, ma ci ha provato fino all'ultimo a ribaltare la classifica generale. Letale per lui è stata la tattica di Courmayeur (con la quale ha lasciato a Carapaz la maglia rosa), ma a quasi 35 anni, è sempre un risultato prestigioso un 2° posto al Giro d'Italia. Inoltre, bisogna tenere presente che Nibali ha conquistato l'11° podio in carriera in un Grande Giro.

Bene anche Roglic il quale, dopo il 4° posto del Tour 2018, si è portato a casa un gran 3° posto al Giro d'Italia. È stato maglia rosa per 5 giorni, ha stravinto le prime due crono e ha tenuto fino alla seconda settimana. È calato, e di molto, nella settimana decisiva, tanto da crollare nella crono finale di Verona, pur riuscendo a scavalcare Landa e prendersi il podio. La sensazione è che le potenzialità per poter fare meglio ci siano a patto che venga accompagnato da una squadra competitiva al suo fianco.

Una menzione importante va agli altri italiani del Giro: Masnada, Benedetti, Cataldo, Ciccone, Cima, Conti e non solo.
Negli ultimi anni abbiamo un po' sofferto, ma questa volta gli italiani ci hanno decisamente entusiasmato e dato grandi soddisfazioni. Dalle vittorie di tappa di Masnada e Cima (uno della Androni Giocattoli Sidermec, l'altro della Nippo Vini Fantini Faizanè) a far trionfare anche squadra Professional, al trionfo di Cesare Benedetti che ha conquistato la sua prima vittoria in carriera a 31 anni dopo una vita da gregario.
Per non parlare ovviamente di Valerio Conti il quale non è riuscito a centrare la vittoria di tappa, ma ha tenuto la maglia rosa per 6 splendidi giorni.
Benissimo anche Cataldo (altro gregario di lusso) e Giulio Ciccone che nella stessa edizione del Giro si è preso la briga di vincere una tappa, passare per primo sul Mortirolo e conquistare la maglia azzurra di miglior scalatore. Ma di italiani ne abbiamo visti tanti a fare ottime figure: da Mattia Cattaneo a Frapporti, da Maestri a Capecchi, da Moschetti a Brambilla. Cima ha anche vinto la classifica delle fughe (932 km all'attacco) e Masnada quella dei traguardi volanti, oltre al premio per la combattività.

Non possiamo poi non parlare di Mikel Landa: il miglior gregario in salita in assoluto. Non c’è altro da aggiungere per lui il quale vorrebbe fare il capitano, ma non ha i numeri. Ed alla fine della fiera, è sempre la strada a dettare le gerarchie.

Infine, lui. Richard Carapaz. È stata la sorpresa di questo Giro d'Italia, ma il corridore ecuadoriano non è uscito dal nulla. Carapaz ha dimostrato grande voglia e soprattutto grande furbizia nello sfruttare alcuni momenti clou del Giro d'Italia, beffando gli altri big che si sono fatti distrarre. Carapaz c'è sempre stato e si è mantenuto lucido in ogni situazione. Una lucidità che gli ha consentito di vincere il Giro d’Italia 2019.

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium