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Cronaca | 06 novembre 2026, 20:55

Inchiesta sulla presunta corruzione in Sicilia, niente arresti domiciliari per l'ex manager Cva Giuseppe Argirò: il Gip respinge la richiesta della Procura

Il giudice di Palermo ha rigettato anche la richiesta di sospensione dall'esercizio dell'impresa per l'ex amministratore delegato. Al centro dell'indagine una consulenza da 147mila euro che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata utilizzata per favorire l'iter autorizzativo di nuovi impianti energetici

Inchiesta sulla presunta corruzione in Sicilia, niente arresti domiciliari per l'ex manager Cva Giuseppe Argirò: il Gip respinge la richiesta della Procura

Nessuna misura cautelare per Giuseppe Argirò, ex amministratore delegato del gruppo Cva, coinvolto nell'inchiesta della Procura di Palermo su un presunto giro di corruzione legato alla realizzazione di nuovi impianti energetici in Sicilia. Il giudice per le indagini preliminari ha infatti respinto la richiesta di arresti domiciliari e di sospensione dall'esercizio dell'impresa avanzata dai pubblici ministeri nei confronti del manager valdostano e di Marco Malacarne Gentile. Una decisione che rappresenta un passaggio importante nell'indagine, nella quale risultano coinvolte complessivamente nove persone, e che riguarda presunte irregolarità nei rapporti tra il gruppo energetico e alcuni esponenti legati alle procedure autorizzative della Regione Siciliana.

La vicenda ruota attorno all'ipotesi che Argirò e Malacarne Gentile abbiano contribuito a costruire un sistema finalizzato a favorire gli interessi del gruppo Cva, accelerando le procedure necessarie per ottenere le autorizzazioni ambientali relative a nuovi progetti energetici nell'isola. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, al centro del presunto accordo ci sarebbe Gaetano Armao, all'epoca dei fatti alla guida della commissione tecnica specialistica della Regione Sicilia, che avrebbe ricevuto una tangente per agevolare l'iter amministrativo. Un'accusa che dovrà essere verificata nel corso del procedimento e che gli indagati hanno respinto.

In particolare, l'attenzione degli investigatori si è concentrata su una consulenza da 147mila euro affidata all'avvocato Pierluigi Matta. Per la Procura si sarebbe trattato di un contratto fittizio, sottoscritto da Argirò e Malacarne Gentile, che avrebbe avuto come reale obiettivo quello di far arrivare parte delle somme ad Armao. Il denaro, secondo l'ipotesi accusatoria, sarebbe stato il corrispettivo per ottenere un'accelerazione delle autorizzazioni ambientali necessarie alla realizzazione degli impianti. Una ricostruzione che costituisce uno degli elementi centrali dell'inchiesta palermitana e sulla quale si fondano le contestazioni di corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio e corruzione per l'esercizio della funzione.

La Procura aveva sostenuto la necessità delle misure cautelari ritenendole "indispensabili per evitare che gli indagati potessero beneficiare di poteri di gestione all'interno di aziende complesse, procurandosi così ulteriori occasioni per reiterare il reato". Una valutazione che non ha convinto il Gip, che ha rigettato le richieste. Una circostanza da sottolineare riguarda anche l'attuale posizione di Argirò all'interno del gruppo energetico: l'ex amministratore delegato ha infatti lasciato il proprio incarico già nel mese di agosto, mentre Malacarne Gentile ha rassegnato le dimissioni da consigliere di amministrazione di Cva Eos il 6 ottobre.

Nel corso dell'interrogatorio davanti al Gip, il 12 ottobre, entrambi i manager valdostani hanno contestato la ricostruzione della Procura, dichiarandosi completamente estranei alle vicende contestate. La decisione del giudice è stata accolta con soddisfazione anche dalla difesa di Malacarne Gentile. L'avvocato Jacques Fosson ha sottolineato come il provvedimento non si limiti a escludere la sussistenza delle esigenze cautelari, ma contenga anche valutazioni sugli elementi raccolti dagli inquirenti. "La decisione del Gip esclude le esigenze cautelari ma entra anche nel merito dell'inchiesta – ha dichiarato il legale –, per il giudice gli elementi forniti dalla Procura non sostengono l'ipotesi accusatoria".

Per Giuseppe Argirò, dunque, non scatteranno gli arresti domiciliari richiesti dalla Procura di Palermo. L'inchiesta prosegue e le contestazioni restano al momento ipotesi accusatorie, che dovranno trovare eventuale conferma nelle successive fasi del procedimento. Il rigetto delle misure cautelari non equivale infatti a un'assoluzione nel merito, ma rappresenta una decisione del Gip sulle richieste avanzate dai pubblici ministeri nei confronti dei due ex manager del gruppo Cva.

Carlo Alessi

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