Gli attacchi informatici ai sistemi di refrigerazione dei supermercati europei riportano sotto i riflettori un problema che, secondo Stefano Cutellè, referente regionale Liguria dell'AIP (Associazione Informatici Professionisti), era già noto da tempo. Le recenti notizie sugli attacchi hacker ai frigoriferi della grande distribuzione, infatti, non rappresenterebbero un fenomeno del tutto nuovo, ma la conseguenza di criticità legate alla scarsa attenzione alla sicurezza informatica e alla mancata applicazione delle più elementari misure di protezione delle infrastrutture connesse alla rete.
Cutellè, consulente informatico e specialista in sicurezza delle infrastrutture IT, sottolinea di aver riscontrato personalmente situazioni problematiche già nel maggio 2025, durante un'attività professionale di analisi della sicurezza di rete svolta per conto di una società di audit presso una nota catena della grande distribuzione lombarda. In quell'occasione aveva individuato vulnerabilità proprio nei sistemi di refrigerazione collegati alla rete informatica, evidenziando come apparecchiature apparentemente comuni e innocue potessero trasformarsi in potenziali punti di accesso per compromettere la sicurezza di un'intera infrastruttura.
"Leggo con particolare attenzione le notizie che le testate giornalistiche stanno dedicando agli attacchi informatici contro i sistemi di refrigerazione dei supermercati europei. Ma ciò che oggi suscita clamore non rappresenta affatto una sorpresa: è il risultato di un problema antico, dalle radici profonde, legato alla scarsa cultura della sicurezza informatica e alla mancata applicazione delle buone pratiche di protezione dei sistemi, prima ancora che degli obblighi imposti dalle normative", osserva Cutellè.
Il problema, tuttavia, non riguarda esclusivamente i frigoriferi dei supermercati. La vulnerabilità può interessare un numero crescente di dispositivi industriali e commerciali, tra cui PLC, sistemi di climatizzazione, impianti di automazione e apparecchiature gestite da remoto. Si tratta di tecnologie sempre più diffuse, che vengono collegate alle reti informatiche senza che siano necessariamente adottate adeguate misure di isolamento, controllo degli accessi, aggiornamento e monitoraggio. Una situazione che può esporre intere infrastrutture a rischi anche significativi.
Secondo il referente regionale Liguria dell'AIP, la questione non è soltanto tecnologica, ma soprattutto culturale. Alla carenza di consapevolezza in materia di sicurezza informatica si aggiunge, in alcuni casi, una gestione superficiale delle apparecchiature e delle modalità con cui vengono installate e collegate ai sistemi aziendali. Dispositivi che, una volta entrati in rete, possono diventare potenziali bersagli di attacchi informatici, con conseguenze che vanno ben oltre il singolo apparato interessato.
Per Cutellè, quindi, non è sufficiente introdurre nuove leggi, regolamenti o certificazioni se poi manca la capacità di tradurre le disposizioni in comportamenti concreti e procedure quotidiane. La protezione delle infrastrutture deve partire dalla progettazione e dall'installazione dei dispositivi, attraverso controlli adeguati e una gestione consapevole dei rischi. Un approccio preventivo che deve coinvolgere aziende, tecnici e responsabili dei sistemi informatici.
Il messaggio conclusivo è chiaro: "La cybersicurezza non dovrebbe iniziare dopo un attacco, ma prima ancora di collegare un dispositivo alla rete". Una considerazione che, alla luce delle recenti vicende che interessano la grande distribuzione europea, riporta l'attenzione sull'importanza della prevenzione e sulla necessità di non sottovalutare nessun elemento connesso alle infrastrutture informatiche.














