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Attualità | 03 novembre 2026, 07:14

La Casa Grande di Giz, dove l'inclusione diventa realtà: Alessandro è il nuovo receptionist. Casagrande: "Qui le famiglie devono sapere che un futuro è possibile"

Ad Arma di Taggia, l'associazione fondata nel 2021 da Mino Casagrande segue oggi oltre cento bambini grazie a una rete di professionisti e donazioni. Da pochi giorni, attraverso una collaborazione con i servizi sociali di Sanremo, un ragazzo autistico è entrato a far parte dell'accoglienza. Un progetto che guarda già a un secondo inserimento e racconta una realtà diventata punto di riferimento per tante famiglie del Ponente

Ci sono luoghi che raccontano molto più di quanto lascino immaginare dall'esterno. Non servono grandi insegne, né particolari presentazioni. A volte bastano una porta che si apre, uno sguardo e il modo in cui qualcuno comincia a parlare di ciò che ha costruito. Quando Mino Casagrande ci accoglie alla Casa Grande di Giz, ad Arma di Taggia, l'emozione è evidente. Si muove tra le stanze, mostra gli ambienti, si sofferma sui particolari. Ogni spazio sembra avere una storia e ogni storia, inevitabilmente, finisce per riportarlo alle persone che hanno contribuito a realizzarlo.

È una struttura di circa 360 metri quadrati, moderna, curata, organizzata per accogliere bambini e famiglie che affrontano quotidianamente difficoltà spesso invisibili agli occhi degli altri. Un piccolo gioiello, verrebbe da definirlo. Ma sarebbe riduttivo fermarsi all'aspetto estetico, perché il valore di questo luogo non si misura soltanto nelle sue dimensioni o nella qualità degli ambienti. Si misura soprattutto in ciò che riesce a rendere possibile.

E da qualche giorno, proprio all'ingresso, c'è una novità che racconta forse meglio di qualsiasi altra cosa la filosofia dell'associazione. Si chiama Alessandro, è un ragazzo nello spettro autistico ed è il nuovo receptionist della Casa Grande di Giz. Il suo inserimento è stato reso possibile grazie a una collaborazione con i servizi sociali del Comune di Sanremo, attraverso un impegno part-time che lo vede coinvolto nelle attività di accoglienza. È lui a ricevere chi arriva, a intrattenere le persone nella sala d'attesa, a contribuire a rendere piacevole e familiare il tempo trascorso prima degli appuntamenti. Un ruolo concreto, all'interno di un'organizzazione che ogni giorno incontra bambini, genitori e professionisti. Per Casagrande, però, il significato di questa scelta va ben oltre le mansioni affidate ad Alessandro. "Secondo me, oltre a dare un servizio, inserire un ragazzo con disabilità in un contesto come questa associazione significa dare un segnale importante. Anche i genitori che hanno figli con disabilità possono capire che c'è un futuro, che non ci sono necessariamente barriere", racconta.

È proprio questo il punto. Perché un'associazione nata per sostenere le famiglie e accompagnare i bambini nel loro percorso di crescita ha scelto di trasformare l'inclusione in qualcosa di visibile, quotidiano. Non soltanto un principio da difendere, ma una possibilità da costruire. E Alessandro potrebbe essere soltanto il primo. Casagrande sta infatti valutando l'inserimento di una seconda persona, sempre con un incarico part-time, proseguendo un percorso che punta a offrire opportunità concrete anche al di fuori delle attività terapeutiche. "Sarebbe un altro bel segnale da parte della nostra associazione. Sono ragazzi speciali e credo sia importante dimostrare che possono trovare il proprio spazio, avere un ruolo e sentirsi parte di una realtà come questa". L'esperienza di Alessandro assume un significato particolare proprio perché si sviluppa davanti agli occhi delle famiglie che frequentano la struttura. Chi entra alla Casa Grande di Giz per accompagnare un figlio a una seduta incontra un ragazzo che, con le proprie caratteristiche e capacità, svolge un'attività, si relaziona con le persone e partecipa alla vita dell'associazione.

Una casa nata da una storia personale. Per comprendere come si sia arrivati fin qui bisogna tornare al 2021, quando Casagrande decide di dare forma a un progetto che nasce prima di tutto dalla propria esperienza familiare. "Sono il nonno di un bambino con disturbo dello spettro autistico e ho sentito il bisogno di fare qualcosa non solo per lui, ma per tante altre famiglie che vivono le stesse difficoltà". La Casa Grande di Giz nasce ad Arma di Taggia, inizialmente in uno spazio messo a disposizione gratuitamente dallo stesso Casagrande. Successivamente, con l'aumento del numero di bambini seguiti, l'associazione si trasferisce in una sede più ampia, all'interno del nuovo polo commerciale nei pressi della stazione ferroviaria. Gli spazi, inizialmente costituiti da un grande ambiente aperto, vengono progressivamente trasformati per rispondere alle esigenze delle attività. "All'inizio era un grosso open space. Poi, con il cartongesso, abbiamo suddiviso tutto secondo le nostre necessità. È stato un lavoro importante anche dal punto di vista economico. Mi hanno aiutato tantissimo, perché da solo non sarei andato da nessuna parte". Casagrande lo ripete più volte durante la visita. Non rivendica la struttura come un risultato esclusivamente personale, ma come il frutto di una rete di persone che, nel tempo, hanno deciso di credere nel progetto.

Tra queste c'è anche Roberto Mela, imprenditore del settore dell'arredamento, che ha contribuito gratuitamente all'allestimento degli ambienti. "Tutto l'arredo è un omaggio di Roberto Mela, che lavora nell'arredamento anche a livello nazionale. Ci ha donato materiali e arredi di grande qualità, permettendoci di avere una struttura bella e all'avanguardia". Il risultato è un ambiente che prova ad allontanarsi dall'immagine impersonale di uno spazio sanitario. Stanze curate, ambienti funzionali, luoghi pensati per accogliere i bambini e far sentire le famiglie a proprio agio. Ma la vera sfida, fin dall'inizio, è stata un'altra: rendere accessibili percorsi terapeutici che possono rappresentare un impegno economico molto pesante. "Siamo partiti da due bambini. Oggi ne seguiamo più di cento". Una crescita che racconta quanto fosse necessario uno spazio di questo tipo, ma anche quanto sia diventato impegnativo sostenerne il funzionamento. Oggi l'associazione può contare su nove professionisti, tra neuropsicomotriciste, logopediste, psicologhe, un osteopata, un massoterapista e una neuropsichiatra infantile. Una squadra multidisciplinare che permette di rispondere a esigenze differenti e di accompagnare i bambini attraverso percorsi personalizzati.

Il modello economico adottato dalla Casa Grande di Giz si fonda su un principio preciso: il costo delle prestazioni viene modulato in base alle possibilità delle famiglie. I professionisti collaborano con l'associazione e fatturano le proprie prestazioni secondo modalità che tengono conto delle condizioni economiche di chi richiede assistenza. In alcuni casi il costo viene suddiviso tra famiglia e associazione; in altri, quando le possibilità economiche sono particolarmente limitate, è la Casa Grande di Giz a farsene interamente carico. "La nostra missione è aiutare le famiglie che non ce la fanno. Le famiglie che non hanno possibilità sono tante e ogni mese le spese per le cure possono diventare davvero molto elevate". Una difficoltà che si intreccia con quella delle liste d'attesa del sistema sanitario pubblico, spesso incompatibili con l'esigenza di avviare tempestivamente determinati percorsi di supporto.

La Casa Grande di Giz non pretende di sostituirsi al servizio pubblico. Cerca piuttosto di offrire un sostegno aggiuntivo, attraverso una rete di professionisti e un'organizzazione che prova a non lasciare indietro chi incontra maggiori difficoltà economiche. Ma come si sostiene una struttura di queste dimensioni, con oltre cento bambini seguiti e una squadra di operatori specializzati? La risposta di Casagrande è immediata: grazie alle donazioni. "Andiamo avanti con le donazioni e con gli eventi che vengono organizzati per sostenerci. Ci sono realtà, come i Lions, che promuovono iniziative di solidarietà a favore della Casa Grande di Giz. Per noi ogni contributo è importantissimo, anche una donazione da cinquanta euro. Senza queste persone non potremmo fare quello che facciamo". È un equilibrio che richiede impegno continuo. Perché alle necessità quotidiane della struttura si aggiungono quelle delle famiglie, e ogni nuovo bambino accolto significa anche la responsabilità di trovare le risorse necessarie per accompagnarlo nel tempo.

In questo percorso l'associazione ha costruito rapporti di collaborazione anche con l'ASL e con professionisti e responsabili dei reparti ospedalieri del territorio, consolidando progressivamente la propria presenza nel sistema locale di supporto alle famiglie. Un lavoro che ha ottenuto anche un riconoscimento fuori dai confini della provincia di Imperia. Lo scorso 31 ottobre, a Cuneo, la Casa Grande di Giz ha ricevuto il Premio internazionale alla Buona Volontà, un riconoscimento che Casagrande racconta con la stessa emozione con cui, poco prima, ci aveva mostrato gli ambienti dell'associazione. "Mi ha fatto molto piacere. Il lavoro che facciamo qui è vasto e importante, ma per noi c'è molto di più. C'è quello che succede ogni volta che accogliamo una famiglia e un bambino". Ed è forse in questa frase che si trova la chiave per comprendere davvero la Casa Grande di Giz. Perché dietro i numeri, le terapie, gli appuntamenti e le difficoltà economiche ci sono persone che cercano risposte. Genitori che hanno bisogno di essere ascoltati, bambini che devono poter sviluppare le proprie capacità, famiglie che chiedono di non affrontare da sole un percorso complesso.

Casagrande continua a raccontare, a mostrare, a ricordare chi ha dato una mano. Poi il discorso torna inevitabilmente ad Alessandro, alla sua presenza all'ingresso, alla possibilità che presto un'altra persona possa affiancarlo. C'è qualcosa di profondamente coerente in questa scelta. Un'associazione nata dall'esigenza di offrire ai bambini maggiori opportunità ha deciso di cominciare a costruire quelle opportunità anche per i ragazzi che crescono.

La Casa Grande di Giz non si limita più ad accompagnare le famiglie nel presente. Prova a mostrare loro che cosa potrebbe esserci dopo. E forse è proprio questo il risultato di cui Mino Casagrande va più orgoglioso: non soltanto aver costruito una casa capace di accogliere oltre cento bambini, ma aver aperto una porta che, per qualcuno, può rappresentare l'inizio di un futuro diverso.

Andrea Musacchio

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