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Sanità | 24 ottobre 2026, 08:00

Atteggiamento e postura: come influenzano la tua digestione

I consigli di nutrigenomica di Simona Oberto

Atteggiamento e postura: come influenzano la tua digestione

Vi ho sempre parlato della Nutrigenomica come di una scienza che studia l’interazione tra la nostra genetica, l’individualità biochimica e lo stile di vita. E se vi dicessi che il primo ingranaggio che attiva questa catena epigenetica parte dalla nostra postura, dalla respirazione, dalle espressioni facciali e gesti e dal nostro “focus menate”? Vi potrà sembrare incredibile, ma tutta la fisiologia posturale e comportamentale (il modo in cui usiamo il nostro corpo), e lo stato d’animo e la concentrazione con cui affrontiamo la giornata cambiano la nostra chimica interna. 

Eh sì, c’è una grande differenza tra essere seduti alla scrivania con le gambe incrociate, i muscoli delle spalle contratti, il respiro corto e una espressione stanca nel viso, mentre ingurgitiamo di fretta un cibo “pronto” in uno stato di ansia o rabbia, e il concedersi una pausa, seduti su una panchina in un parco con il corpo rilassato, il respiro profondo e il viso sorridente, mentre ci gustiamo un alimento fresco e genuino. 

Nel primo caso, la tensione muscolare e lo stress attivano segnali biochimici di allarme che alterano la digestione e guidano la risposta epigenetica in negativo, mentre nel secondo caso, l’armonia posturale e mentale predispone l’organismo ad accogliere i nutrienti, trasformando ogni boccone in un vero messaggio di benessere per le nostre cellule e per il nostro microbiota. Guidare la risposta epigenetica significa semplicemente che i nostri comportamenti e le nostre emozioni inviano alle cellule un segnale che dice loro quali geni accendere o spegnere, senza però modificare il DNA.

Pensate al DNA come una biblioteca piena di libri, ricchi di istruzioni. L’Epigenetica è come un segnalibro che decide quale pagina aprire e leggere in quel momento: se mangiamo di fretta e contratti inviamo un segnale di allarme che apre la “pagina dello stress”, infiammando il corpo e ostacolando la corretta digestione, se invece siamo rilassati e concentrati inviamo un segnale di calma che apre la “pagina della salute”, aiutando le cellule ad assorbire al meglio i nutrienti. 

Non sottovalutate la cosa, perché l’insieme di postura, respirazione, mimica facciale, tensione muscolare e gestualità riflettono e condizionano direttamente il nostro stato interiore, poiché il legame tra mente-corpo è bidirezionale: così come un’emozione influenza la nostra postura, allo stesso modo possiamo deliberatamente cambiare il nostro corpo, ad esempio aprendo le spalle, sollevando lo sguardo e rallentando il respiro per inviare un segnale immediato al sistema nervoso e trasformare il nostro stato emotivo da restrittivo a risorsa. Pensateci! 

Quando siete giù di morale, tristi o sopraffatti il vostro corpo parla chiaro: tendete ad incassare le spalle verso l’interno, chiudete il torace, rivolgete lo sguardo fisso a terra, fate respiri corti o affannati e il tono della voce diventa basso e monotono. In pratica, il vostro corpo si rimpicciolisce, si chiude, si irrigidisce e si piega su sè stesso. Al contrario, quando siete forti, felici o sicuri accade l’opposto: il petto si apre, la schiena si raddrizza, la testa si solleva, il respiro si fa profondo, il viso si distende con un bel sorriso e lo sguardo si fa più luminoso. 

La magia sta nel fatto che questo meccanismo funziona in entrambe le direzioni: non dobbiamo aspettare di star bene per cambiare postura, ma possiamo usare il corpo come un interruttore. Se ci sforziamo di alzare lo sguardo, raddrizzare le spalle e fare respiri profondi, mandiamo un messaggio diretto al nostro cervello che dice “Ehi, va tutto bene, siamo pronti ad affrontare la giornata!”, cambiando quasi all’istante la chimica interna. 

Ma non finisce qui, perché una postura chiusa, una respirazione superficiale o una mimica facciale contratta inviano un segnale immediato di allarme e pericolo al sistema nervoso che influenza direttamente anche il nostro “focus mentale”: la mente si orienta verso i pensieri negativi, alimentando un circolo vizioso di ansia e ipervigilanza. 

Questa concentrazione sul negativo, se vissuta prima o durante i pasti, altera la produzione di serotonina e di dopamina, neurotrasmettitori del benessere. Viene ridotta la secrezione di enzimi digestivi e di acido cloridrico, compromettendo la digestione e quindi la scissione e l’assorbimento dei nutrienti. L’eccesso di cortisolo altera la permeabilità intestinale e la composizione del microbiota, creando un ambiente infiammatorio e aumentando la ricerca compulsiva di alimenti ricchi di zuccheri e grassi raffinati. 

L’ingresso di cibi ultra processati e proinfiammatori, uniti all’ambiente ormonale alterato, attiva fattori legati all’infiammazione cronica di basso grado, favorendo la genesi di disturbi e patologie. Più volte ho sottolineato il fatto che il nostro corpo e la nostra mente sono legati da un circuito a doppio senso indissolubile: ogni stato d’animo è neuroassociato a determinati atteggiamenti fisiologici, vale a dire che ogni stato d’animo si manifesta con una precisa configurazione fisica, ma è vero anche il contrario. 

Ad esempio, una persona depressa avrà le spalle curve, lo sguardo spento e i movimenti privi di energia e di velocità. Una persona felice ed entusiasta sarà caratterizzata da un bel sorriso, una postura aperta, movimenti energici e respirazione rilassata. Questa connessione neuroassociata dimostra che fisiologia ed emozioni non possono mai essere separate: ogni singolo movimento, dall’allenamento ad alta intensità fino alla micro conversione di un muscolo facciale, modifica istantaneamente la chimica interna, trasformando l’atteggiamento del corpo nel “telecomando” principale dei nostri ormoni e dei nostri geni. 

Vi invito a fare una prova pratica e divertente per sperimentare subito il potere della postura e della mimica sul vostro cervello: stringete una matita orizzontalmente tra i denti, senza farla toccare dalla lingua. Noterete che i muscoli del viso si attivano esattamente come quando sorridete. 

Cosa succede? Il cervello ingannato da questa neuroassociazione positiva inizia subito a produrre sostanze legate al buon umore. Potrebbe essere un buon escamotage per preparare l’organismo ad accogliere il cibo nel migliore dei modi. Preparare il corpo prima di sedersi a tavola è il vero segreto nutrigenomico, per ottimizzare la digestione e l’assimilazione dei nutrienti. Dobbiamo allenarci a far sì che diventi un automatismo. 

L’adozione di una postura aperta, una respirazione rilassata e un focus mentale positivo, prima dei pasti, predispone il sistema nervoso e il microbiota ad accogliere il cibo nell’ambiente biochimico ideale, spegnendo lo stress e accendendo la vitalità cellulare. Dobbiamo imparare ad incanalare il “focus mentale”, vale a dire la nostra concentrazione, verso il positivo. 

Questo non è solo un esercizio di ottimismo, ma è una vera e propria leva biochimica che riduce gli ormoni dello stress e prepara l’intero tratto digerente al pasto. Quando la mente è serena, il sistema nervoso autonomo ottimizza la secrezione degli enzimi e l’attività del microbiota, creando l’ambiente epigenetico ideale per permettere ai nutrienti di dialogare al meglio con le nostre cellule e trasformare il cibo in pura energia di salute. È importante ricordare che ciò su cui ci concentriamo influenza lo stato d’animo che abbiamo. I pensieri che facciamo ogni momento determinano l’energia che abbiamo. 

Vi invito a fare un altro semplice esercizio quando vi trovate in un ambiente che non conoscete alla perfezione (un bar, un ristorante, una fermata dell’autobus): “Guardatevi attorno e cercate cinque o sei oggetti colorati di rosso. Ora chiudete gli occhi e pensate mentalmente a quanti oggetti di colore blu ci sono attorno a voi. 

Aprite gli occhi e cercate gli oggetti blu. Ce ne sono di più di quelli che vi sono venuti in mente un attimo fa, giusto? Eppure pensateci, mentre cercavate il rosso i vostri occhi sono passati davanti agli oggetti blu, ma non li hanno ricordati perché stavano cercando il rosso. Ecco. Questo è come funziona il nostro cervello. 

Il cervello vede solo quello che gli interessa vedere o su cui è focalizzato. Ora immaginate che il rosso siano le sfortune della vostra vita e che il blu sia le opportunità. Cosa succede? Quando cercate il rosso troverete solo il rosso e il blu, anche se c’è, non lo vedrete. Se penso che il mio capo ce l’abbia con me, noterò tutte le volte in cui mi riprende per qualcosa; non mi sorride; non è d’accordo con me. 

E quella diventa la mia realtà. E invece non noterò tutte le altre volte in cui accoglie un mio suggerimento; i suoi cenni di intesa durante le riunioni; la sua postura rilassata quando entro nel suo ufficio; i suoi “Ok, procedi”. 

Non le vedo perché semplicemente sto cercando l’opposto e cioè mi sto concentrando sulla negatività. Questo per dirvi che mantenere il “focus mentale” sui problemi fa vedere solo quelli, oscurando le risorse e le opportunità positive attorno a noi. In chiave nutrigenomica concentrarsi sulle sfortune attiva una risposta di allarme che altera il metabolismo, sopprime la risposta immunitaria, rendendo l’organismo più vulnerabile ad infezioni e rallentando i processi di riparazione cellulare. 

Si crea un ambiente biochimico che favorisce patologie croniche e invecchiamento precoce. Viene modificata la permeabilità intestinale e la composizione del microbiota. Si instaurano rigidità muscolari croniche che riducono l’ossigenazione dei tessuti e un aumento del dolore. 

Quindi, dove metto la mia attenzione fa una differenza enorme, perché i miei pensieri determinano il mio stato d’animo e le azioni e i comportamenti che metto in atto. Il nostro cervello legge tutti i segnali che arrivano dal corpo e sceglie gli ingredienti per il cocktail da creare. E ora vi chiedo di concentrarvi per un attimo di nuovo sulle due scene da cui siamo partiti. 

Da un lato c’è il “mangiatore da scrivania”: muscoli tesi, respiro corto, sguardo fisso sullo schermo e bocconi mandati giù con la furia e la fretta di chi sta combattendo una guerra invisibile, con un sistema nervoso che sta interpretando ogni boccone come un segnale d’allarme che blocca la digestione; dall’altro c’è il “mangiatore da panchina”: spalle morbide, un bel sorriso, un boccone assaporato con calma, mentre le sue cellule ricevono un chiaro messaggio di pace, attivando l’ambiente epigenetico ideale per rigenerarsi e assimilare ogni singolo nutriente. 

Quindi, per concludere, la prossima volta vi mettete a tavola ricordatevi che il primo vero ingrediente del vostro pasto non è nel piatto, ma nella vostra postura e nella direzione in cui deciderete di orientare i vostri pensieri. 

Cambiate la vostra posizione, regalate un sorriso e fate respirare il vostro corpo: saranno i vostri geni, la vostra digestione e la vostra energia a ringraziarvi per primi.

Redazione

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