Non soltanto una lezione sulla musica, ma un appello a una generazione che chiede di essere ascoltata, alle istituzioni chiamate a dare risposte e a una società che troppo spesso confonde il silenzio con la soluzione dei problemi. Don Luigi Ciotti ha trasformato la masterclass dedicata a Franco Battiato, questa mattina al Teatro Ariston di Sanremo, in uno dei momenti più intensi dell’apertura della rassegna del Premio Tenco. Davanti a oltre 1.200 studenti delle scuole secondarie del territorio, il fondatore di Libera ha intrecciato la storia del cantautorato italiano con le contraddizioni del presente, raccogliendo gli applausi della platea, soprattutto quando il discorso si è spostato sul futuro dei giovani e sulla necessità di ascoltarne il disagio.
L’incontro, moderato da Marika Amoretti, ha visto la partecipazione di Carmen Consoli, Carlo Guaitoli, Gennaro De Rosa, Rossana De Pace e Stefano Senardi. Al centro la figura di Franco Battiato, artista capace di attraversare generi, linguaggi e sensibilità differenti, senza lasciarsi imprigionare dalle convenzioni musicali.
“Battiato ha mescolato senza pregiudizi generi musicali, rompendo schemi ed etichette e riuscendo a parlare a persone diversissime”, è stato ricordato durante la mattinata. Un punto di partenza che don Ciotti ha raccolto per allargare il ragionamento al ruolo della musica nella società, richiamando anche Francesco Guccini e la sua capacità di unire generazioni.
“La musica può cambiare la società”. È da questa convinzione che ha preso forma l’intervento del sacerdote. Non un semplice omaggio ai grandi cantautori del passato, ma una riflessione sulla capacità delle canzoni di anticipare i cambiamenti, dare voce alle ingiustizie e custodire la memoria collettiva.
“Non dimenticatelo: nelle canzoni di molti autori ricordiamo nomi importanti, ma ho visto anche nomi meno importanti, il cui tempo deve ancora venire. La musica può cambiare la società, può portare un grande contenuto. Anche quando si scaglia contro le ingiustizie del presente, lo fa sempre con spirito combattivo”.
Don Ciotti ha quindi richiamato due brani particolarmente significativi della storia della canzone italiana: “Dio è morto” di Francesco Guccini e “Povera patria” di Franco Battiato. Due opere lontane per epoca e linguaggio, ma accomunate dalla volontà di interrogare il proprio tempo e immaginare una realtà diversa.
“Penso a Guccini, quando diceva che questa sua generazione è preparata a un mondo nuovo, nella canzone ‘Dio è morto’. Quando penso a Franco Battiato, penso a ‘Povera patria’: ‘Sì che cambierà, vedrai che cambierà’. Loro hanno tentato tutto questo per cambiare”.
Una forza che il fondatore di Libera ha riconosciuto anche nelle esperienze musicali nate per contrastare la criminalità organizzata. “Io l’ho visto nella musica contro le mafie, ho visto un contributo. La musica accompagna il cambiamento, prima ancora ce lo indica, ce lo porta alla nostra portata. Ci fa venire voglia di muoverci, non soltanto di ballare”.
La musica come memoria, da De André ai Modena City Ramblers. Nel suo intervento don Ciotti ha insistito sulla responsabilità della musica nel mantenere viva la memoria di persone, vicende e tragedie che rischiano di essere dimenticate. “La musica è anche madre di storia, di fatti tragici che rischiamo di dimenticare. Molte note ci riportano persone in vita e le trasformano in portavoce di messaggi universali”.
Da qui i riferimenti a Fabrizio De André, con “Andrea”, ai Modena City Ramblers e alla loro “I cento passi”, fino ai Subsonica con “Come se”. Canzoni che, attraverso linguaggi e generazioni differenti, hanno raccontato il dolore, le discriminazioni, la lotta alle mafie e le ferite della società.
Un percorso che ha permesso a don Ciotti di arrivare al cuore del proprio messaggio, giocando su un’espressione tanto comune quanto significativa. “Dobbiamo cambiare musica, ma non questa musica”. Il sacerdote ha utilizzato queste parole per distinguere il patrimonio del cantautorato impegnato dalle risposte ripetitive che, a suo giudizio, la società continua a offrire alle nuove generazioni.
“Dobbiamo cambiare musica, è una frase che diciamo spesso. Ma non questa musica che siamo qui a sottolineare con forza. Cambiare musica significa far sì che le persone si incontrino e si parlino, che i problemi dei giovani vengano affrontati. Bisogna investire sui giovani”.
È proprio su questo passaggio che il discorso ha assunto un tono più diretto, rivolgendosi non soltanto agli studenti presenti, ma anche a chi ricopre responsabilità pubbliche. “Cambiare musica è quello che chiedono i giovani e i lavoratori in sciopero. Sono stufi, quelli che scendono in piazza e manifestano, di ascoltare sempre la stessa musica, parole che non hanno carne. Abbiamo bisogno di parole nuove nelle aziende, nelle scuole. Non vogliamo sentire sempre lo stesso ritornello. I giovani vanno ascoltati, incontrati”.
Parole accompagnate dagli applausi dell’Ariston, davanti a una platea composta proprio da quei ragazzi ai quali don Ciotti ha chiesto di non rinunciare alla partecipazione e alla possibilità di incidere sulla realtà.
“Silenziare le proteste è inutile: ritorneranno in altre forme”. Il fondatore di Libera ha poi affrontato il tema del disagio sociale e delle manifestazioni di rabbia, invitando a non fermarsi alla condanna delle proteste, ma a comprenderne le cause. “Il potere chiede di fare silenzio nel nome della coesione e della pace sociale. Ma la povertà e il malessere, se non ascoltati, generano rabbia. E questo malessere va intercettato”.
Secondo don Ciotti, le tensioni che attraversano la società non possono essere considerate fenomeni improvvisi o privi di spiegazioni. Dietro la rabbia, il disagio e talvolta la violenza esistono condizioni sociali che richiedono attenzione e risposte. “Chiediamo a chi ha responsabilità di essere capace di cogliere il perché di queste forme di rabbia, di violenza e di disagio, che non piovono dal cielo. Silenziare le proteste è inutile, perché ritorneranno in altre forme”.
Ancora una volta è stata la musica a offrire l’immagine con cui tradurre il ragionamento. “Bisogna trasformare quelle note rabbiose in un coro intonato. È qui la musica che conta. Bisogna mettere un nuovo ritmo al cambiamento”.
Un cambiamento che, ha sottolineato, non può esaurirsi nelle dichiarazioni di principio. “Basta rassicurazioni generiche. Servono riforme strutturali per contenere le disuguaglianze e distribuire la ricchezza sotto forma di servizi”.
L’appello agli studenti: “Distinguete i seduttori dagli educatori”. Nell’ultima parte dell’intervento, don Ciotti si è rivolto direttamente ai ragazzi, invitandoli a riconoscere la differenza tra chi cerca di conquistarne l’attenzione per interessi commerciali e chi, invece, si impegna nella loro crescita personale.
“A voi giovani rivolgo un invito: sappiate distinguere tra i seduttori e gli educatori. Ci sono tanti seduttori che vogliono vendervi merci, che vi vedono soltanto come consumatori. Voi dovete cercare e ascoltare gli educatori”.
Poi un ringraziamento agli insegnanti, presenti in gran numero al Teatro Ariston insieme alle classi. “Ringraziate i vostri professori e le vostre professoresse, perché quando vi accompagnano in questi percorsi lo fanno perché vi vogliono un sacco bene. Vogliono aiutarvi ad aprire finestre nella vostra vita”.
Un messaggio che ha chiuso idealmente il cerchio aperto dalla figura di Battiato: la cultura e la musica non soltanto come strumenti di conoscenza, ma come occasioni per sviluppare uno sguardo critico sul presente.
La masterclass dedicata al cantautore siciliano ha inaugurato così la nuova edizione della rassegna del Club Tenco, confermando una tradizione avviata nel 2018 per avvicinare gli studenti ai grandi protagonisti della canzone d’autore italiana. Negli anni gli incontri hanno approfondito le figure di Giorgio Gaber, Fabrizio De André, Enzo Jannacci, Pino Daniele e Lucio Dalla, attraverso il contributo di artisti, musicisti e studiosi.
Quest’anno, però, il ricordo di Franco Battiato ha offerto anche l’occasione per parlare di un presente attraversato da disuguaglianze, proteste e nuove domande di partecipazione. E nell’Ariston che ogni anno ospita alcune delle pagine più conosciute della musica italiana, don Ciotti ha ricordato a oltre mille ragazzi che una canzone può essere molto più di qualcosa da ascoltare: può diventare uno strumento per comprendere la realtà e trovare il coraggio di cambiarla.



































