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Cronaca | 24 settembre 2026, 12:14

Caso Beatrice, cosa c'è oggi sul tavolo delle difese: l'autopsia c'è, ma mancano ancora Ris ed esame del capello

A poche settimane dall'incidente probatorio del 16 ottobre il fascicolo contiene ormai la consulenza medico-legale definitiva, testimonianze, fotografie, video e accertamenti tossicologici. Restano attesi gli ultimi esami scientifici

Caso Beatrice, cosa c'è oggi sul tavolo delle difese: l'autopsia c'è, ma mancano ancora Ris ed esame del capello

L'autopsia definitiva c'è. Le precedenti audizioni delle sorelle sono state depositate. Ci sono le testimonianze raccolte durante l'inchiesta, fotografie e video recuperati dai telefoni, gli esami tossicologici e una ricostruzione medico-legale ormai molto più precisa di ciò che accadde a Beatrice nelle ore precedenti alla morte. Ma il fascicolo non è ancora completo. A poche settimane dal 16 ottobre, quando le due sorelle della bambina saranno nuovamente ascoltate in incidente probatorio, accusa e difese si avvicinano a uno dei passaggi più delicati dell'inchiesta sulla morte della piccola di due anni, trovata senza vita il 9 febbraio a Bordighera.

Sul tavolo delle parti c'è oggi una mole di materiale molto più ampia rispetto ai primi mesi dell'indagine. Restano però ancora attesi gli esiti degli accertamenti del Ris sulle abitazioni di Perinaldo e Bordighera e sull'auto utilizzata per trasportare Beatrice, oltre al risultato dell'analisi del capello, ultimo supplemento agli accertamenti medico-legali. Un'attesa che assume ancora maggiore importanza con l'avvicinarsi dell'incidente probatorio, il momento nel quale le dichiarazioni delle due sorelle verranno assunte nel contraddittorio tra accusa e difese.

L'autopsia ha ristretto tempi e cause. Tra gli elementi oggi a disposizione delle parti, il più importante sul piano scientifico è la consulenza medico-legale del professor Francesco Ventura. L'autopsia ha individuato nel grave trauma cranio-encefalico con ematoma subdurale acuto la causa della morte e ha consentito di restringere anche la finestra temporale nella quale si sarebbe prodotto il trauma fatale. È un passaggio importante rispetto alle prime anticipazioni dell'inchiesta. Se inizialmente il trauma era stato genericamente collocato nelle 48 ore precedenti al decesso, gli approfondimenti successivi hanno consentito una datazione più precisa dell'ematoma. La relazione ricostruisce inoltre il progressivo deterioramento neurologico della bambina e mette in relazione il quadro clinico con alcuni dei sintomi descritti nelle ore precedenti alla morte: vomito, alterazione dello stato di coscienza, difficoltà a sostenere la testa e un andamento delle condizioni caratterizzato da momenti di apparente ripresa seguiti da nuovi peggioramenti.

La consulenza considera il quadro medico compatibile anche con quanto raccontato dalle sorelle relativamente alle giornate del 7 e dell'8 febbraio. La medicina legale ha quindi risposto a una parte fondamentale delle domande dell'inchiesta: che cosa ha provocato la morte e in quale arco temporale si è sviluppato il processo che avrebbe portato al decesso. Non ha invece individuato lo specifico corpo contundente che provocò il trauma. E soprattutto un'autopsia, da sola, non può stabilire chi abbia materialmente provocato le lesioni. È su questo terreno che assumono importanza gli altri elementi investigativi.

Non tutte le lesioni risalgono allo stesso momento. Il trauma fatale non esaurisce quanto emerso dagli accertamenti medico-legali. Sul corpo della bambina erano presenti diverse ecchimosi, e la loro collocazione temporale non coincide necessariamente con quella dell'ematoma subdurale che ha determinato il deterioramento neurologico. Già negli accertamenti medico-legali le caratteristiche delle ecchimosi erano state considerate compatibili con una produzione recente, collocabile orientativamente fino a tre-quattro giorni prima della morte. Si tratta di un piano temporale differente rispetto alla più ristretta datazione dell'ematoma fatale. La distinzione diventa importante nella lettura complessiva del fascicolo: da una parte c'è il trauma cranico che ha provocato la morte; dall'altra un quadro traumatico più ampio, che gli investigatori devono confrontare con fotografie, testimonianze e dichiarazioni raccolte nel corso dell'inchiesta.

Le fotografie delle settimane precedenti. Un contributo a questa ricostruzione arriva anche dall'analisi forense del telefono di Emanuela Aiello. Tra il materiale acquisito figurano fotografie di Beatrice scattate in diversi momenti tra la fine di dicembre e l'inizio di febbraio. Nelle immagini sono visibili ecchimosi in periodi differenti: nella documentazione vengono indicate fotografie datate 31 dicembre, 2, 7, 15, 22 e 24 gennaio e 1° febbraio. In particolare, nelle immagini del 22 e 24 gennaio viene descritta una evidente ecchimosi violacea sotto l'occhio destro, estesa verso la guancia; nella fotografia del 1° febbraio il segno risulta ancora visibile, seppure con caratteristiche differenti. Le fotografie costituiscono quindi una sorta di documentazione temporale precedente alla morte e possono essere confrontate con quanto stabilito dai medici legali sulla diversa epoca di produzione delle lesioni. Nel materiale estratto dal telefono compare inoltre il video nel quale Beatrice viene ripresa con in bocca quella che nella documentazione viene descritta come una «sigaretta artigianale o spinello», mentre viene avvicinato un accendino. 

Tossicologia: una parte delle risposte c'è già. Su quest'ultimo fronte una parte degli accertamenti è già conclusa. Gli esami tossicologici effettuati non hanno rilevato cannabinoidi, oppiacei, cocaina, barbiturici, benzodiazepine, fentanyl, metadone, Mdma, anfetamine e ketamina. Non è stata inoltre riscontrata la presenza di alcol. L'autopsia ha invece restituito altri elementi a livello polmonare, tra cui la presenza di nicotina nel tessuto e materiale riconducibile a prodotti della combustione. Sono risultati che fanno ormai parte del materiale a disposizione delle parti, ma l'approfondimento tossicologico non è ancora completamente terminato.

L'esame del capello deve ancora arrivare. Resta infatti atteso l'esito dell'analisi del capello di Beatrice. L'accertamento è stato disposto per ampliare la finestra temporale delle analisi e verificare un'eventuale esposizione precedente a sostanze. È quindi un esame differente rispetto a quelli già effettuati e, soprattutto, uno dei risultati che accusa e difese ancora non hanno a disposizione. Ad oggi l'esito non è arrivato. Ed è proprio questo uno dei punti che separano il quadro già definito dagli accertamenti ancora in corso: la consulenza autoptica è stata depositata, gli esami tossicologici già eseguiti hanno fornito i propri risultati, ma l'analisi del capello deve ancora completare questo capitolo dell'indagine.

Mancano anche gli accertamenti del Ris. L'altro blocco di risultati ancora atteso riguarda il lavoro scientifico dei carabinieri del Ris. Le parti attendono gli esiti completi degli accertamenti effettuati nelle abitazioni di Perinaldo e Bordighera e sull'automobile utilizzata per trasportare Beatrice nelle ultime ore. Si tratta di analisi diverse da quelle medico-legali e potenzialmente importanti proprio per mettere in relazione ciò che l'autopsia ha stabilito sul corpo della bambina con i luoghi nei quali, secondo la ricostruzione investigativa, si sarebbero svolti gli ultimi giorni. L'autopsia può infatti stabilire natura e caratteristiche delle lesioni e fornire indicazioni sulla loro epoca di produzione. Gli accertamenti scientifici sui luoghi e sugli oggetti cercano invece eventuali elementi materiali utili alla ricostruzione di ciò che è accaduto. Per questo, nonostante il deposito della consulenza definitiva, il quadro degli accertamenti scientifici non è ancora completamente chiuso.

Intanto le sorelle potranno risentire il padre. Nelle stesse ore è arrivata anche una novità che riguarda direttamente le due sorelle di Beatrice. Le bambine potranno riprendere gradualmente i contatti con il padre Maurizio Rao attraverso telefonate e colloqui protetti, con modalità pensate per tutelare le minori e con l'accompagnamento degli operatori. Una possibilità che, allo stato attuale, non riguarda invece la madre Emanuela Aiello. Le bambine continuano il loro percorso nella struttura protetta nella quale sono state collocate dopo la morte della sorella. La riapertura graduale dei rapporti con il padre corre su un piano distinto rispetto all'inchiesta penale sulla morte di Beatrice e non equivale a una modifica automatica delle precedenti decisioni sulla responsabilità genitoriale.

Rappresenta però un cambiamento concreto nella quotidianità delle due sorelle proprio mentre per loro si avvicina un altro momento particolarmente importante sul piano giudiziario. Il 16 ottobre l'incidente probatorio. Il prossimo appuntamento già fissato nell'inchiesta è infatti quello del 16 ottobre. Le due sorelle di Beatrice saranno nuovamente ascoltate in forma protetta nell'ambito dell'incidente probatorio disposto dal gip di Imperia Massimiliano Botti su richiesta della difesa di Emanuela Aiello. Le bambine erano già state sentite dopo la morte della sorella e successivamente durante le indagini. Questa volta, però, l'ascolto avverrà con le garanzie proprie dell'incidente probatorio e nel contraddittorio tra le parti. Il passaggio assume particolare importanza proprio alla luce del materiale accumulato negli ultimi mesi. Le loro dichiarazioni potranno essere confrontate con la ricostruzione medico-legale, le fotografie, le testimonianze e gli altri elementi acquisiti dagli investigatori. Ed è questo uno dei motivi per cui ciò che ancora manca potrebbe assumere particolare rilievo nelle prossime settimane.

Un fascicolo molto più definito, ma non ancora completo. A poche settimane dall'incidente probatorio, il quadro è quindi molto più avanzato rispetto ai primi mesi dell'inchiesta. La medicina legale ha individuato la causa della morte, ristretto la finestra temporale del trauma fatale e ricostruito il progressivo deterioramento neurologico di Beatrice. Nel fascicolo ci sono le precedenti dichiarazioni delle sorelle e degli altri testimoni, fotografie e video recuperati dai dispositivi e i risultati degli esami tossicologici già conclusi. L'autopsia ha inoltre stabilito che un intervento sanitario tempestivo avrebbe offerto alla bambina una concreta possibilità di sopravvivenza. Restano però ancora fuori dal quadro l'esame del capello e i risultati degli accertamenti del Ris.

Ed è questa la fotografia dell'inchiesta a poche settimane dal 16 ottobre: molte risposte sul come e sul quando della morte di Beatrice sono ormai contenute negli atti. Restano da completare gli ultimi accertamenti scientifici e, soprattutto, da stabilire sul piano giudiziario chi abbia provocato le lesioni e quali responsabilità siano attribuibili alle persone coinvolte. Il prossimo passaggio porterà nuovamente al centro dell'inchiesta le parole delle due sorelle. Questa volta, però, davanti alle parti ci sarà un quadro scientifico e documentale molto più ampio rispetto a quello disponibile quando furono ascoltate per la prima volta.

Andrea Musacchio

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