Il reef a "V" rovesciata realizzato davanti al litorale di Ventimiglia era nato con una doppia finalità: contrastare l'erosione della costa e creare un moto ondoso adatto alla pratica del surf. Dopo le ultime mareggiate, però, secondo Ventimiglia Progressista "I risultati dell'intervento non sembrano corrispondere alle aspettative. L'onda promessa non si è vista e, soprattutto, la spiaggia che in passato, grazie alla presenza dei pennelli, garantiva una zona più riparata e molto frequentata dalle famiglie, appare progressivamente ridotta. Un'opera dal valore di oltre 3 milioni di euro che torna così al centro del dibattito. Non soltanto per capire se il reef sia stato realizzato correttamente o se manchino elementi rispetto al progetto, ma per una questione più generale. È davvero questa la strada giusta per affrontare l'erosione costiera?"
È la domanda che il gruppo politico ventimigliese rilancia partendo dalle considerazioni di Maurizio Wurtz, indicato come uno degli studiosi del mare più autorevoli, e dalle sue recenti osservazioni sulle opere realizzate lungo le coste liguri. "Molte barriere, pennelli e piccoli moli costruiti lungo le Riviere non risolvono il problema", viene ricordato nel comunicato. Il rischio, secondo questa impostazione, è che un intervento possa limitare l'erosione in un determinato tratto di costa per poi accentuarla in un'altra zona. Il principio alla base della contestazione è che il mare non possa essere considerato come una vasca nella quale è sufficiente posizionare una barriera per ottenere l'effetto desiderato. Correnti e sedimenti seguono dinamiche complesse e variabili, che possono modificarsi proprio in conseguenza delle opere realizzate dall'uomo. Per questo, secondo Ventimiglia Progressista, servirebbe una valutazione degli effetti nel lungo periodo.
Il tema viene quindi collegato direttamente alla Baia di Latte, dove la Regione ha autorizzato la realizzazione di dighe soffolte. Un intervento che Ventimiglia Progressista sostiene di aver contestato fin dall'inizio e che, secondo il gruppo, ripropone lo stesso principio: collocare massi sul fondale nella convinzione che possano contribuire a fermare l'erosione. "Una barriera può modificare il moto ondoso, deviare le correnti e cambiare il trasporto dei sedimenti. Può difendere un tratto e creare un problema qualche centinaio di metri più in là", viene sottolineato nel comunicato. È proprio questo possibile effetto a preoccupare il gruppo politico, soprattutto in una baia considerata caratterizzata da un equilibrio ambientale particolarmente delicato. L'interrogativo riguarda quindi non solo l'efficacia dell'opera, ma anche le sue possibili conseguenze sull'ecosistema.
Al centro della preoccupazione viene posta in particolare la Posidonia oceanica, che svolge un ruolo importante anche nella protezione naturale della costa. Secondo Ventimiglia Progressista, il rischio è quello di compromettere una difesa naturale contro l'erosione per sostituirla, o affiancarla, con una struttura artificiale la cui efficacia non sarebbe ancora dimostrata in modo definitivo. "È questo il paradosso che continuiamo a denunciare: rischiare di compromettere una difesa naturale contro l'erosione per costruirne una artificiale la cui efficacia non è affatto scontata", si legge nel documento diffuso dall'ufficio stampa. Il confronto tra Ventimiglia e Latte diventa così, nelle intenzioni del gruppo, un'occasione per chiedere una riflessione più ampia sulle modalità con cui viene affrontato il problema dell'erosione lungo la Riviera. Non una semplice discussione sui singoli cantieri, dunque, ma sulla strategia complessiva.
Il reef della città di confine, secondo Ventimiglia Progressista, dovrebbe diventare almeno un elemento da osservare con attenzione prima di procedere con nuovi interventi. Le condizioni della spiaggia dopo le mareggiate e il comportamento del sistema costiero vengono indicati come elementi sui quali concentrare l'analisi. La questione, infatti, non sarebbe soltanto stabilire se l'opera sia stata completata secondo progetto o se sia necessario intervenire per correggere eventuali problemi. Il punto sollevato dal gruppo è capire che cosa accade a correnti e sedimenti quando vengono introdotte nuove strutture in mare e quali effetti possano manifestarsi a distanza di tempo. Un interrogativo che, secondo il comunicato, dovrebbe essere affrontato prima di aggiungere altre migliaia di tonnellate di pietrame. E che porta direttamente alla Baia di Latte.
"Prima di depositare altre migliaia di tonnellate di massi nella Baia di Latte, fermiamoci a guardare cosa sta succedendo dove i massi li abbiamo già messi", è la conclusione del comunicato firmato dall'Ufficio stampa di Ventimiglia Progressista. Una richiesta che riapre quindi il confronto sulle opere di difesa della costa e, soprattutto, sulla necessità di valutare gli effetti complessivi degli interventi sul delicato equilibrio del litorale. Il caso del reef di Ventimiglia viene assunto come possibile campanello d'allarme per una scelta che riguarda anche altri tratti della Riviera. La domanda posta dal gruppo resta dunque aperta: prima di intervenire ancora sul mare, è stato davvero verificato che i benefici superino i possibili effetti indesiderati?















