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Attualità | 30 gennaio 2026, 12:21

Caso Nessy Guerra, tra processi, pressioni private e diplomazia: “Non sono una detenuta, sono una madre in pericolo”

Nessy Guerra risponde al ministro Tajani e continua a chiedere aiuto. Poi i processi, i messaggi dell’ex marito e la diplomazia: quattro piani che si intrecciano mentre resta bloccata all’estero

Caso Nessy Guerra, tra processi, pressioni private e diplomazia: “Non sono una detenuta, sono una madre in pericolo”

Non è una detenuta, non è una criminale. Eppure Nessy Guerra continua a vivere bloccata all’estero con una bambina di tre anni, mentre intorno al suo caso si muovono tribunali, comunicazioni private, pressioni indirette e, più recentemente, anche la diplomazia. Una vicenda che, giorno dopo giorno, si allarga e si stratifica, intrecciando giustizia, politica, relazioni personali e comunicazione pubblica, senza che per la donna sia ancora arrivato un segnale concreto di protezione o una soluzione in grado di interrompere una condizione di precarietà che si protrae da mesi.

Da tempo la cittadina sanremese si trova coinvolta in una complessa vicenda giudiziaria in Egitto, che incide direttamente sulla sua libertà di movimento e sul futuro della figlia. Una situazione che la donna stessa ha più volte descritto come una forma di “prigionia di fatto”, pur in assenza di una condanna o di uno status detentivo formale. È su questo sfondo che il caso Nessy Guerra oggi si sviluppa su quattro piani distinti, che procedono in parallelo, si influenzano reciprocamente e contribuiscono a rendere il quadro complessivo sempre più difficile da decifrare.

Il primo piano è quello giudiziario, il più delicato e potenzialmente decisivo. Restano aperti i procedimenti davanti ai tribunali egiziani, sia sul fronte penale sia su quello civile. Il nodo centrale è rappresentato dal procedimento relativo all’affidamento della bambina, in programma nei prossimi giorni e destinato a incidere in modo determinante non solo sul futuro della minore, ma anche sulla possibilità per la madre di rientrare in Italia. Accanto a questo permane il fronte penale legato all’accusa di adulterio, un reato inesistente nell’ordinamento italiano, già archiviato due volte in passato e successivamente riattivato. L’ultima udienza ha segnato un nuovo passaggio interlocutorio: la difesa ha depositato la documentazione a tutela della donna, mentre l’ex marito, Tamer Hamouda, italo-egiziano già condannato in Italia per violenza e stalking, si è presentato con la madre, arrivando – secondo quanto riferito – ad accusare il governo italiano di discriminazione religiosa. Il giudice ha acquisito gli atti e rinviato la decisione al 18 febbraio, prolungando ulteriormente una fase di attesa che pesa sulla vita quotidiana della donna e della figlia.

Il secondo piano è quello delle comunicazioni private, emerso con forza nelle ultime ore. Sono infatti ora all’attenzione della difesa i messaggi inviati dall’ex marito direttamente al legale egiziano di Nessy Guerra, un canale informale che si è sviluppato parallelamente ai procedimenti ufficiali. Comunicazioni che non entrano nel merito delle questioni giuridiche, ma che ruotano attorno all’ipotesi di una possibile “soluzione negoziale” extragiudiziale. Dai contenuti emergerebbero riferimenti a questioni economiche, a percentuali di denaro, alla gestione dell’esposizione mediatica del caso e a valutazioni sull’impatto politico che la vicenda avrebbe in Italia. Secondo chi le ha esaminate, si tratta di elementi che non assumono rilievo giudiziario diretto, ma che sembrano delineare un tentativo di spostare il baricentro della vicenda fuori dalle aule dei tribunali, verso un terreno di trattativa privata, in un contesto già fortemente segnato da asimmetrie di potere e da una condizione di vulnerabilità della donna.

Il terzo piano è quello mediatico, sul quale la stessa Nessy Guerra continua a intervenire in prima persona. Nei giorni scorsi la donna ha pubblicato un video sui propri canali social per rispondere ad alcune dichiarazioni del ministro degli Esteri Antonio Tajani, rilasciate in un recente servizio a Le Iene. In una prima occasione, Tajani aveva ricordato come l’Italia segua numerosi casi di connazionali detenuti all’estero, parlando di circa 2.500 italiani arrestati nel mondo. Un passaggio che Nessy Guerra ha sentito il bisogno di chiarire pubblicamente, rivendicando la specificità della propria situazione: “Io non sono una detenuta. Non sono una criminale. Non sono una truffatrice né una spacciatrice. Sono una mamma italiana bloccata all’estero con una bambina di tre anni, perseguitata da un uomo violento, con procedimenti giudiziari aperti e denunce per stalking e violenza. Mettere sullo stesso piano chi ha commesso reati e chi sta chiedendo protezione e tutela è profondamente ingiusto. Qui non si parla di scontare una pena: si parla di salvare una madre e una bambina in pericolo”.

Intervenendo poi a Realpolitik, lo stesso Tajani ha precisato e ampliato il quadro, definendo quello di Nessy Guerra un caso seguito “con grande attenzione” e parlando di una donna assistita “minuto per minuto” dall’ambasciata italiana al Cairo.

Il quarto piano è infine quello politico-diplomatico, che nelle ultime ore ha registrato un segnale di apertura. Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelaty ha risposto a una lettera inviata da Tajani, assicurando che la vicenda è all’attenzione delle autorità egiziane e che è stata data seguito alla richiesta di assistenza giudiziaria avanzata dall’Italia, parlando di una cooperazione in corso e di un dialogo attivo tra le due diplomazie. Un passaggio che, sul piano istituzionale, rappresenta un cambio di tono rispetto alle settimane precedenti, ma che al momento resta confinato sul piano delle dichiarazioni.

Ad oggi, infatti, nulla è cambiato sul piano concreto. Nessun nuovo provvedimento, nessun alleggerimento delle misure che condizionano la vita quotidiana della donna, nessuna decisione immediata sui procedimenti in corso. Per questo, nelle prossime ore, attraverso il canale del consolato egiziano, la difesa cercherà di comprendere meglio il significato operativo delle parole del ministro egiziano e se l’apertura diplomatica potrà tradursi in conseguenze effettive.

Il caso Nessy Guerra resta così sospeso tra tribunali, comunicazioni private, esposizione mediatica e diplomazia. In mezzo, la condizione di una madre e di una bambina, in attesa che il confronto tra Stati e istituzioni riesca finalmente a produrre risposte concrete, prima che il tempo continui, ancora una volta, a giocare contro di loro.

Andrea Musacchio

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