Stadio Santagio Bernabeu, finale della Coppa del Mondo 1982: un grande protagonista, il presidente della Repubblica Alessandro Pertini. Nel 40 anniversario di questa giornata storica per lo sport italiano, l’associazione transfrontaliera Alessandro Pertini ricorda alcuni di quei momenti, attraverso il racconto di un grande giornalista, Italo Moretti.
L’informazione che mi telefonano dal Tg2 è riservatissima: “Pertini ha deciso di volare domattina a Madrid per assistere alla finale di Italia-Germania. Sei tra i pochi ammessi sul suo aereo”. Partiti da Ciampino con un Dc9 dell’aeronautica militare la delegazione presidenziale giunge all’aeroporto di Madrid, dove c’è re Juan Carlos a ricevere il nostro presidente.
I due si vogliono bene e si vede. Subito dopo il Presidente, prima della partita, va di corsa all’Hotel Alameda per l’incontro con gli azzurri. Una raccomandazione a Paolo Rossi: “I tedeschi sono robusti, cerca di non farti pestare i piedi”. Un rimprovero pubblico al giornalista televisivo Giampiero Galeazzi. ‘Bisteccone’, come è chiamato, fa sapere a Pertini che “Anche il suo omologo Schmidt assisterà alla finale”. “Ma che omologo e omologo - sbotta il vecchio Sandro con finta severità - Schmidt è un cancelliere mentre io sono un presidente della repubblica”.
La cronaca successiva rimane nella storia politica e sportiva dell’Italia, un’icona sempre attuale. La gioia di Pertini ai gol di Rossi, Tardelli e Altobelli, diverrà uno dei pezzi di archivio più celebri della televisione italiana. Lunedì mattina, il Dc9 riporta a Roma i campioni del mondo e lo staff. Ma un’altra foto icona con al centro il Presidente Pertini, un tavolo d’aereo pronto per una partita a carte, a scopone per l’esattezza, ed in primo piano la Coppa del Mondo. Al tavolo il capitano della nazionale Zoff, l’allenatore Bearzot, Franco Causio e il Presidente Pertini. Gli accoppiamenti sono Zoff-Peritni, Bearzot-Causio.
Di quel ‘match’ Causio ricorda il punto decisivo, neanche fosse una partita di calcio: “Io ero in coppia con Bearzot, il presidente con Zoff. Io feci una furbata: calai il sette, pur avendone uno solo. Pertini lo lasciò passare e Bearzot prese il settebello. Abbiamo vinto così quella partita”.
Di quella partita c’è anche un video, in cui si vede Pertini arrabbiarsi con Bearzot, per la giocata, e con Zoff, accusandolo di averlo fatto perdere. Il presidente amava giocare, ma non era una gran giocatore e in quell’occasione fu lui a sbagliare. Ma non lo ammise mai in pubblico.
Intanto a Roma migliaia di tifosi hanno invaso pacificamente l’aeroporto di Ciampino. L’aeronautica militare e i servizi di sicurezza dispongono allora che siano due elicotteri a trasferire al palazzo del Quirinale Sandro Pertini, i campioni del mondo e gli altri del seguito. Ma il Presidente non gradisce il cambiamento del programma: “Non servono gli elicotteri - ordina al generale che comanda eccezionalmente il Dc9 - non possiamo deludere la gente che aspetta da ore sotto il sole”.
La regia dell’arrivo è sua. È lui che scende prima di tutti, seguito da Bearzot che innalza la Coppa. Il trofeo passa poi a Zoff che gli sta dietro, e dal portiere, a uno a uno, a tutti gli altri calciatori. Lui la Coppa non ha voluto prenderla in mano, né all’aeroporto né più tardi davanti allo stuolo di fotografi, ai quali dirà: “No, no, io la coppa non la tocco, l’hanno vinta loro, è soltanto la loro”. Dopo si deve organizzare il pranzo ufficiale al Quirinale e Pertini è risoluto su chi devono essere i commensali: “Questo è il pranzo in onore dei campioni del mondo: voglio alla mia destra Bearzot e alla mia sinistra Zoff, il capitano”.
A tavola il protagonista è naturalmente lui, l’instancabile presidente. Oggi trascorsi 40 anni, le immagini di quei giorni del Presidente sono ancora vivi, con la sua passione e l’amore per il suo Paese. Quella finale non fu solo calcio, ma creò un vero mito: il Presidente Pertini, figura popolare, riferimento per molte generazioni di italiani.














