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Infermiere e salute | 25 luglio 2021, 06:00

L'autostima, una risorsa importante. Come coltivarla con continuità

Ne parliamo con la nostra Psicologa, la D.ssa Barbruni

L'autostima, una risorsa importante. Come coltivarla con continuità

L’autostima è il valore o giudizio che un individuo attribuisce a sè stesso, quindi dipende dalla valutazione positiva che ognuno si può dare.

WiebkeBleidorn dell’Università della California ha realizzato la prima ricerca che studia l’influenza del genere e dell’età sull’autostima in differenti tipi di culture. Dai dati raccolti emerge che gli uomini tendono ad avere più autostima rispetto alle donne e, senza distinzione di sesso, aumenta con l’età.

Alcuni studi hanno messo in evidenza come nell’epoca contemporanea, soprattutto negli adolescenti, è molto presente la preoccupazione dell’apparire sui social media al meglio e molto spesso viene utilizzato il photoshop.  Vi sono statistiche che riguardano l’Italia che riportano di come nella maggior parte dei casi le donne italiane dichiarino di avere una media o bassa autostima, facendo posizionare l’Italia penultima nella classifica dei paesi coinvolti nella ricerca (ricerca “Beauty Confidence e Autostima” promossa da Dove e realizzata in collaborazione con Edelman Intelligence).

L’autostima è legata alla dignità soggettiva che un individuo ricava esclusivamente dal rapporto con sè stesso. Essa è un concetto ambiguo perché difficile da osservare, in quanto a volte può essere arduo capire se è veramente autostima o in realtà sia “eterostima”; ossia un valore ricavato dal consenso degli altri, quindi, ad un aderire al modello proposto dalla società a cui si appartiene.

L’autostima invece è legata esclusivamente all’esigenza di capire il valore personale. Nell’epoca contemporanea è data molta importanza al successo, ossia al consenso degli altri; ciò è reso ancora più amplificato dall’utilizzo di internet. Viviamo in un tipo di società che spinge alla ricerca dell’applauso e al sensazionalismo che quindi spinge, come abbiamo detto, l’individuo verso l’adesione al modello prevalente. Ogni individuo, però, possiede il suo valore proprio nell’ unicità che non può trovare espressione in un solo modello. Fondamentale è fin dall’infanzia rendere l’individuo meno dipendente dall’idea che il valore di sé si deve trarre dai “successi” che ci rendono protagonisti agli occhi degli altri. Coltivare la stima di sé alimentandola attraverso la cura dell’immagine che forniamo agli altri, non significa curare la propria autostima. A ciò spesso si aggiunge un ulteriore fatto che riguarda un’immagine finta legata ad un tipo di modello che limita l’individuo e nel quale non può alla lunga sentirsi rappresentato. Coltivando invece la vera autostima, in cui è il dialogo con il proprio sentire che deve essere affinato, si raggiunge un certo grado di serenità con se stessi. Una foto che ci ritrae in un momento gioioso o malinconico acquista significato quando la si riguarda associata ad una esperienza che abbiamo vissuto e non rimane vincolata alla sola immagine estetica. Un’immagine estetica che spesso è esclusivamente legata al modello, sia maschile che femminile, che la società propone e spesso, impone. Non a caso dalle ricerche statistiche si evidenzia che l’autostima cresce con l’età, ossia con la maturazione della personalità. Una maturazione che comporta la capacità di giudizio sempre meno vincolata dalle lusinghe sociali. Nel giudizio che la persona matura esprime di sé viene compreso non solo il suo aspetto e il suo immediato modo di comportarsi, ma anche la sua storia e le vicende che ha dovuto affrontare e superare. Da tutto ciò egli ricava la stima di sé, che non vuol dire “piena autostima”, ma stima relativa al possibile livello di realizzazione raggiunto.

Solo chi è in pace con sé stesso è in pace con il mondo, recita un antico proverbio.

 

                                                                       Dottoressa Irene Barbruni

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L'Infermiere è un professionista sanitario laureato il cui compito è la somministrazione della cura, il controllo dei  sintomi e la  cultura all’ Educazione Sanitaria.

 

                                                                                                                                             Roberto

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