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Attualità | 09 febbraio 2021, 08:30

Bordighera: pini di via Aldo Moro, gruppo difesa del verde "Si sono ammalati dopo la recisione delle radici per i lavori ai marciapiedi"

Il gruppo, formato da diversi cittadini, ha chiesto un incontro al Sindaco e si dichiara preoccupato per i rischi che corrono le piante dell'intera zona

Bordighera: pini di via Aldo Moro, gruppo difesa del verde "Si sono ammalati dopo la recisione delle radici per i lavori ai marciapiedi"

Un gruppo di cittadini di Bordighera, il ‘Gruppo spontaneo di difesa del verde’, hanno recentemente chiesto di incontrare il Sindaco con la speranza di trovare modi di soddisfare le necessità di marciapiedi della zona di via Aldo Moro senza sacrificare i 7 grandi pini rimasti. Pini di bell’aspetto, allo stato di ‘pienezza’ che precede la maturità, con un’aspettativa di vita di altri 30 anni.

L’incontro, in video conferenza, si è svolto il 2 febbraio e, oltre ad una rappresentanza del gruppo, il Sindaco ha invitato un rappresentante dei residenti di Via Aldo Moro che avevano firmato una richiesta di abbattimento dei pini.

“Abbiamo ascoltato una lunga litania delle ‘colpe’ dei pini – evidenzia il gruppo - recitata dal Sindaco, dall’assessore ai Lavori Pubblici, e dal residente di via Aldo Moro. I pini tendono a cadere senza preavviso, si teme a parcheggiare sotto, tolgono luce in casa, spargono aghi per terra e ci vorrebbe una manutenzione continua, con i costi di gestione che sono insostenibili”.

Nel corso dell’incontro il residente di via Aldo Moro ha fatto notare che le colpe non si limitano ai pini di quella strada, ma si estendono a quelli di via Bigarella e di altre zone vicine. L’architetto progettista ha sostenuto che inizialmente non si pensava di abbattere i 13 pini e il gruppo che difende il verde si chiede cosa sia successo. “E’ successo – sostiene - che solo a lavori iniziati sul marciapiedi del ‘Lotto A’ (che ospitava 6 pini) si sono resi conto che i pini avevano radici e che solo quando le radici erano ormai state recise hanno chiesto la valutazione di un agronomo. A quel punto l’agronomo non ha potuto che raccomandare l’abbattimento dei pini”.

“Se prima di questo incontro eravamo preoccupati per i 7 pini rimasti in via Aldo Moro – proseguono - ora siamo preoccupati per tutta quella zona, e per gli alberi di Bordighera in generale. Se gruppi di cittadini che ritengono indicato l’abbattimento di alberi trovano sponda in un’Amministrazione che fa partire cantieri senza aver valutato la presenza e lo stato degli alberi (Lotto A di via Aldo Moro) o ne delibera l’abbattimento ignorandone la buona salute certificata da un agronomo (Lotto B), tutto può accadere. La zona intorno a via Aldo Moro è un polmone verde per la città, perchè ha un’alta densità di pini e ora sappiamo che la loro permanenza è a rischio. E se la popolazione e’ intollerante di aghi o foglie o frutti che cadono a terra, sono in pericolo anche i platani, gli ippocastani e gli ulivi lungo la via Romana, e gli alberi di arancio lungo via Gerolamo Rossi. E con essi sono in pericolo le caratteristiche di bellezza e di storia di Bordighera e il valore immobiliare dei suoi quartieri”.

Secondo il gruppo che ha chiesto l’incontro (formato da Rita Arduino, Roberto Bistolfi, Nadia Corsano, Luca De Vincenzi, Rosaria Falzone, Mario Gargiulo, Mara Lorenzi, Andrea Moreno, Giancarlo Pignatta, e Laura Selmi) soprattutto è in pericolo l’ambiente: “Al Sindaco – dicono - che ama i numeri e pensa di neutralizzare gli effetti dell’abbattimento di grandi alberi con i nuovi alberi messi a dimora, rispondiamo con i numeri a pagina 19 della relazione dell’agronomo per il Lotto B: ‘la produzione annua di Ossigeno da parte dei 7 pini di Via Aldo Moro (che misura il contributo delle piante all’utilizzo di CO2, il principale dei gas serra) è di 525 Kg, che non sarà eguagliata dagli alberi previsti in sostituzione neppure dopo 25-30 anni dalla loro piantumazione; e dove per i primi 5 anni gli alberi in sostituzione arriveranno a produrre 104 Kg di ossigeno l’anno’. Per non parlare della protezione che quei pini offrono da polveri sottili, inondazioni, calore, e rumore”.

“Pensiamo – termina il gruppo - che si debba progettare per le necessità dei quartieri dopo aver fatto rispettosa ed esperta ricognizione del patrimonio che vi si trova. Il verde è patrimonio”.

Carlo Alessi

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