Oggi è proprio una bella giornata. Meteorologicamente parlando, si intende. E Imperia ce lo ricorda con una delle sue mattinate d’aprile, sole leggero e vento che ti porta la brezza del mare a centinaia di metri di distanza. Siamo in piazza Roma, sono le 9. Sarebbe quasi impossibile trovare parcheggio in questo periodo, a quest’ora. Orde di motorini di studenti delle superiori, auto di insegnanti di bambini delle elementari e di ragazzini delle medie occuperebbero i pochi posti auto disponibili.
Questa mattina è diverso. Passeggiamo in via XX Settembre, che non è proprio deserta. A metà sulla destra la pasticceria Maurizio & Charlie. Quante colazioni gustando i loro inimitabili pasticcini. Poco più in fondo, sulla sinistra c’è l’Armadilla, una libreria aperta coraggiosamente da una giovane che ha ereditato i locali storici della Mauriziana. Cristina potrebbe tenere aperto da un paio di giorni. Invece no, la sua libreria è chiusa come tutti gli altri negozi. “Non ci sono garanzie”, dice.
Arrivati in via Cascione, neanche qui manca il passeggio anche per via delle attività, perlopiù alimentari, che sono aperte. Il primo pensiero va alla lunga battaglia che il civ ‘Isola Felice’ ha portato avanti per vedere la strada pedonalizzata. Qui tre anni fa era tutto un cantiere e ricorsi al Tar. Sulla destra c’è la cartoleria ‘Benedusi & Falciola’, Andrea è il titolare, nonché presidente del civ, un no pasdaran antismog. “Lo faccio per la qualità della vita, la nostra e quella dei nostri clienti”, spiega a chiunque gli chieda le ragioni del suo impegno portato avanti con successo insieme a tanti altri cittadini. Poco più giù a sinistra c’è il bar Pepito. Anche qui, quante colazioni, entrando tra i mugugni della Rosy e il sorriso di Marisa che sa già: al mattino cappuccino e focaccia, per l’aperitivo Menabrea e un buffet che sei a posto per la cena e per il giorno dopo.
Attraversando la via, tra il cinema, chiuso per l’emergenza, e il teatro Cavour che non riapre dal 2015, passiamo davanti all’edicola di Tatiana. È aperta e non è stata chiusa un solo giorno. La sua attività è tra quelle considerate essenziali dal governo.
Ci avviamo speditamente verso borgo Foce. È un po’ presto per pranzo, ma ci fermiamo comunque davanti ai Sognatori. Sembra di vedere Elena girare tra i tavoli prendendo le ordinazioni dei clienti, tanti turisti stranieri arrivati a mangiare guardando lo splendido scenario delle onde che si infrangono sugli scogli. Vorremmo percorrere il lungomare Moriani, forse meglio noto come la passeggiata degli innamorati.
Arriviamo alla Marina dove qualcuno timidamente lavora alla messa in ordine delle spiagge, in vista di un’apertura che, semmai ci sarà, non restituirà a Imperia tutto quello che questo virus ci ha tolto, a livello economico sì, ma anche sociale. Di relazioni. Una passeggiata sul molo lungo ci farebbe passare la malinconia.
Torniamo indietro, prendiamo la macchina da piazza Roma e andiamo verso Oneglia. Anche qui il parcheggio ci riesce al primo colpo. Siamo vicini a quello che resta dell’Agnesi. Qui non c’entra il coronavirus, ma la scelta di un imprenditore che ha chiuso una fabbrica motore dell’economia della città. Calata Cuneo è deserta come forse è capitato di vederla solo alcune sere d’inverno. Prima di arrivarci giriamo lo sguardo verso il bar 11. Qui Monica ha organizzato centinaia di concerti, procurando al suo locale la nomea di fucina dei giovani talenti. Chiunque abbia una band a Imperia, e non solo, è passato per una serata al bar 11. Una sorta di svezzamento.
Il nostro viaggio verso i luoghi suggestivi di Imperia al tempo del coronavirus continua attraversando la spianata, poi via verso le spiagge del pennello e l’anfiteatro della rabina, per arrivare alla galeazza. Torna un po’ la malinconia pensando che fino a poco più di un mese fa il dibattito in città era focalizzato tra favorevoli e contrari all’installazione delle vasche per l’allevamento ittico a largo di quello scoglio da cui si sono tuffati generazioni di imperiesi. Scoglio che l’estate scorsa aveva ancora una volta diviso in due la cittadinanza quando qualcuno ci aveva appeso uno striscione a sostegno della capitana della Sea Watch Carola Rackete.
Torniamo indietro, questa volta passiamo dal cuore di Oneglia: piazza Doria e il suo mercato coperto, via San Giovanni, i portici e piazza Dante. Prendiamo l’auto e passiamo sul lungomare Vespucci. A sinistra sull’altra corsia il parco urbano, un bel posto per una corsa al tramonto. Magari per smaltire un pranzo al Mc Donald’s accanto.
Prima di rientrare passiamo dal Prino. Come in un pellegrinaggio ci avviciniamo al chiosco di ‘Fulvio e Fabrizio’. Il locale più cool della città, non c’è che dire. In tempi normali questi sarebbero giorni di riapertura. Chissà quando rivedremo l’Harley parcheggiata davanti al pub.
C’è ancora luce. Il Parasio merita una visita. La parte alta è la nostra meta dopo aver lasciato l’auto in piazza Duomo, davanti alla questura e alla chiesa più grande della Liguria. Qui non ci sono locali dove bere una birra. Il piano di rilancio del quartiere votato dal consiglio comunale prevede l’apertura di un bar in piazza. Sarebbe bello trovarlo finito tutto. Per cena invece c’è poca ma buona scelta. La nostra attenzione è catturata da un’insegna che abbiamo visto mille volte: “Cucina mediterranea & resistenza gastronomica”. La porta chiusa dell’Armuèn ci dice che è ora di tornare a casa.











































