Nel corso delle audizioni che si sono svolte nel mese scorso, è stato anche ascoltato il Sostituto Procuratore della Repubblica, Roberto Cavallone. Una parte dell'audizione, come richiesto dallo stesso, è rimasta secretata.
"È stata creata una discarica - ha detto Cavallone - poi ne è stata creata una seconda, e a quel punto la prima è diventata Lotto 1, la seconda Lotto 2 e così via. Ciò in previsione di una risoluzione definitiva del problema che doveva avvenire attraverso la realizzazione di impianti di tipo diverso. Ma questo non è mai avvenuto, quindi si è continuato a scavare tutte le montagne circostanti, un po’ come i grani di un rosario, fintanto che si è arrivati al Lotto 5, quasi in saturazione. Non è che le Procure siano dei supervisori delle attività degli enti locali; noi, nella divisione dei poteri che caratterizza uno Stato democratico, ci limitiamo a giudicare delle violazioni di legge. Spettano ad altri, ovviamente, scelte di natura politica, amministrativa eccetera. Comunque, a un certo punto si è pensato – ve ne parlerà il sindaco Genduso sicuramente – di realizzare una struttura di tipo diverso sul terreno pubblico che prevedeva un massimo riutilizzo dei materiali da riciclare, in modo da mandare in discarica solo una parte veramente minimale della spazzatura. Per far questo è stato programmato un certo numero di anni, quindi si poneva il problema di che cosa fare nel frattempo, cioè dove mettere questa spazzatura che ogni giorno il territorio produce".
"Si è pensato, come soluzione provvisoria - prosegue Cavallone - ma la mia personale impressione è che si vada di provvisorietà in provvisorietà, di realizzare un ulteriore lotto, il Lotto 6. La mia particolare esperienza, formatasi in questo periodo, mi lascia pensare che forse dopo ci sarà anche un Lotto 7. Comunque sia, il Lotto 6 prevedeva una procedura analoga: prendere una montagna, disboscarla, scavarla con la dinamite, creare un cratere e all’interno dello stesso abbancare la spazzatura, questa volta non in modo sparso ma con un sistema diverso, per cui questa spazzatura doveva essere 'impacchettata' in enormi cubi e sistemata sul fondo di questo cratere artificiale fino ad arrivare alla sommità. Ciò per il tempo necessario per realizzare l’impianto definitivo; impianto definitivo di cui però ancora non c’è traccia, neanche delle fasi iniziali, cioè di progettazione e via dicendo, almeno per quanto mi risulta. Ripeto, tuttavia, che questo non è un compito delle Procure. Il problema che si è posto per il Lotto 6 è che per la sua realizzazione occorreva rispettare dei parametri di stabilità, di salvaguardia delle falde acquifere, e uno studio della provincia concludeva per la fattibilità dell’opera. A seguito di una serie di istanze che erano pervenute alla Procura della Repubblica, è stato fatto uno studio da parte di un consulente nominato da noi, che è arrivato a conclusioni diverse rispetto alle conclusioni della provincia e dei suoi consulenti, sia in termini di stabilità del sito sia in termini di presenza di falde sotterranee di acqua, di cavità carsiche. Questo ha comportato la necessità di iscrivere un nuovo procedimento per l’ipotesi di falso ideologico, perché sostanzialmente si poteva ritenere che fosse stata rappresentata una realtà diversa da quella effettiva da parte di un pubblico ufficiale, cioè degli uffici tecnici della provincia di Imperia, al fine verosimilmente di poter realizzare un impianto".
"Questa è l’ipotesi su cui si è attivata l’indagine. Il sito è stato posto sotto sequestro probatorio, proprio per evitare che l’uso della dinamite e di altri mezzi potesse in qualche modo modificare la natura del terreno. Lo ripeto, il nostro consulente parlava di cavità carsiche, di presenza di falde acquifere eccetera. È stato nominato un perito d’ufficio da parte del giudice, con la procedura del cosiddetto 'incidente probatorio', che è un’attività che anticipa quella che sarà l’eventuale futura fase dibattimentale, quindi è prova a tutti gli effetti e può essere trasferita tout court in dibattimento senza necessariamente ripeterla, e soprattutto cristallizzando la situazione all’epoca attuale. Se dovessimo fare questo esperimento fra tre anni, probabilmente la situazione sarebbe diversa. Per farla breve, la conclusione a cui è arrivato il perito è che molti calcoli fatti dai funzionari o dai consulenti della provincia erano sbagliati e alcune volte erano carenti le procedure di accertamento (ad esempio, un solo carotaggio per verificare la consistenza del terreno). Comunque, alla fine, è arrivato alla conclusione che, in termini di stabilità, questo scavo si potrebbe anche fare. Ciò che è rimasto in sospeso – e il perito nominato dal giudice l’ha ritenuto altamente probabile – è che ci siano delle falde acquifere e delle cavità carsiche che non sono state attentamente valutate dalla provincia e dai suoi consulenti e che, se effettivamente sussistenti, impedirebbero sostanzialmente di realizzare questa discarica. In particolare, c’è una grotta che in antichità verosimilmente veniva utilizzata per attingere acqua, che è stata anche sistemata con interventi da parte dell’uomo, il che la toglie dalla classificazione di 'grotta naturale' e la inserisce nella categoria dei 'manufatti umani'. Mi ha spiegato il perito che comunque è una grotta che c’era e serviva per la captazione dell’acqua, quindi c’era una sorgente d’acqua. La presenza di stalattiti anche abbastanza consistenti fa pensare che non ci sia acqua soltanto occasionalmente, ma che ci sia una vena d’acqua ormai presente sicuramente dall’antichità, da tempi molto lontani. Questo potrebbe interferire, se confermato, con la realizzazione della discarica".
"A questo punto i difensori degli indagati, che poi sono i titolari della ditta Idroedil che doveva realizzare questo lavoro, e tecnici e funzionari della provincia hanno ventilato la possibilità di fare ulteriori accertamenti per verificare se effettivamente l’acqua c’è o non c’è. Come Procura, noi abbiamo dato la massima disponibilità, però nessuno finora si è fatto avanti per fare questo ulteriore accertamento. La mia impressione – lo ripeto, è un’impressione – è che forse loro sono certi che l’acqua c’è e che questo rappresenta ovviamente un problema per la realizzazione di quell’opera. Naturalmente il blocco della realizzazione di questo Lotto 6 sta determinando o potrebbe determinare nel brevissimo futuro dei problemi a cascata, perché da qualche parte la spazzatura che viene raccolta sul territorio deve essere portata. Questa, in estrema sintesi, è la situazione di Collette Ozotto per quanto riguarda il Lotto 6 e l’attività palese, non più coperta dal segreto, che la Procura della Repubblica di Imperia ha condotto".














