"No terra dei fuochi". Dopo il caso di Elio Giacchero, il fruttivendolo di Sanremo che ha esposto nella vetrina del proprio negozio di frutta e verdura nella città matuziana, un cartello in cui dichiara ai propri clienti di non vendere prodotti provenienti dalla terra dei fuochi, la zona comprendente le province di Napoli e Caserta contaminata dalla presenza di rifiuti tossici, anche a Imperia c'è chi ha voluto specificare la provenienza, o meglio la non provenienza dei propri prodotti alimentari.
E' il caso di Paolo, proprietario della bottega di frutta e verdura in via Don Abbo che ha esposto in vetrina e all'interno del negozio un cartello con scritto "No terra dei fuochi".
"In realtà - spiega Paolo a Sanremo News - i cartelli vogliono solamente indicare che all'interno di questo negozio, tutti i prodotti sono tracciati. Curiamo personalmente la scelta. C'è frutta e verdura proveniente da ogni parte d'Italia, anche dalla Campania, ma mai dalle zone contaminate. Questo deve essere il messaggio chiaro".
Abbiamo raggiunto al telefono anche Angela Alessi, moglie del commerciante di Sanremo Elio Giacchero: "Non siamo nati ieri - ha commentato - tutta Italia sa che la terra dei fuochi esiste. Ci sono delle spiegazioni chiare da dare ai clienti. La gente che veniva a comprare da noi, quando vedeva prezzi low cost, si chiedeva da dove venissero quei prodotti, andando a controllare anche le cassette. Si immagini se quei prodotti fossero arrivati da Napoli. Non siamo noi ad aver fatto scoppiare il caso della terra dei fuochi, ce lo propinano mezzogiorno e sera in televisione, la gente non è stupida".
"Non è un discorso razzista - continua la signora Alessi - noi siamo stati in Campania che è una terra meravigliosa. Non è un discorso da mischiare insieme a una cosa grave come le ecomafie e tutto quello che c'è attorno".
Va ricordato che, secondo diversi studi e inchieste da parte della Direzione Distrettuale Antimafia e dell'Istituto Superiore della Sanità, esiste il rischio contaminazione da diossina anche per i prodotti alimentari provenienti dal Nord Italia, e che le zone contaminate, in Campania, sono state interdette dall'agricoltura.














