Oggi è la giornata del ricordo, quel ricordo che dovrebbe stringerci tutti e ricordarci ogni tanto la fierezza di essere italiani, invece di diventare una realtà scomoda dei salotti nostrani.
Oggi si ricorda quelle che sono diventate per la storia vittime di “serie b”, e che invece andrebbero ricordate esattamente come tutte le altre. perché quando si parla di stragi, di morte e di assurde carneficine, non si dovrebbe anteporre il colore politico né l’assurda necessità di interpretare o peggio giustificare quello che accade.
Oggi ricordiamo 350 mila persone messe in fuga dalle proprie case e strappate ai propri averi, e un numero incalcolabile di vittime. Vittime uccise nel peggiore dei modi, con l’unica colpa di essere italiani.
Italiani per cui non valeva la pena neanche di sprecare proiettili, e legati così a coppie per sparare ad uno solo e farli precipitare nelle oscure “foibe”.
Una storia scomparsa dai libri di storia e dall’immaginario comune, con la complicità della politica del tempo e di quella contemporanea, la stessa storia che troppo spesso viene scritta e modificata dai vincitori e mai dai vinti.
è vivo per noi giovani ventimigliesi il ricordo degli studi liceali: molti libri riducevano le foibe a poco più di un’ appendice, e molti illustri professori distrattamente saltavano la lezione sulle foibe, infoibando anche la propria morale.
Scrive oggi Tiziana Montinari, Responsabile Nazionale de Dipartimento di Tutela delle Vittime Fratelli d’Italia: “i Titini, alleati con i partigiani comunisti italiani, intenzionati ad avanzare fino ad Udine, non erano spinti unicamente dalla brama di conquista dei territori italiani dell’estremo nord-est, ma erano soprattutto ispirati dalla volontà di “deitalianizzare” i territori occupati accecati dall’odio etcnico. Italiani, solo per il fatto di essere tali, colpevoli di non partecipare attivamente ai progetti espansionistici di Tito, vennero prelevati dalle loro case senza distinzioni di sesso, razza ed età e poi brutalmente eliminati”.
Perché siamo tutti bravi a essere “Charlie”, tutti pronti ad essere “vittime dei barconi clandestini” e ci raccogliamo in giuste manifestazioni di ricordo per le “vittime della follia nazista”. Ma quando si tratta di essere italiani, e di riconoscere le colpe di un dittatore comunista che decise di “deitalianizzare” il suo territorio, ci nascondiamo dietro ad un dito.
E non c’è niente di peggio del voler dimenticare. Dimenticando (o peggio, falsando la realtà) si rischia di ritrovarsi ancora al punto di partenza. Senza una coscienza storica pura, lontana dalla politica e dalle strumentalizzazioni, non usciremo mai dal pericolo di stragi e dittature. E dimenticando, offendiamo una volta ancora la dignità dei morti italiani, assumendoci la peggiore delle colpe.














