Raphael Gualazzi, quinti nella classifica provvisoria, mette d’accordo giuria popolare e giornalisti. Faccia da bravo ragazzo, tanto studio e gavetta che gli hanno permesso di essere in grado di presentare nel suo nuovo album un repertorio eclettico e multiforme dove affronta diversi generi musicali, riportando i tanti colori del suono senza avere delle barriere.
Timidissimo solo in conferenza stampa “Si fa prima a suonare che a parlare” dice, non pare vero che possa essere così esplosivo sul palco, la canzone per lui è proprio un modo di esprimersi ed esternare i suoi sentimenti.
Riceve tanti complimenti dai giornalisti che gli chiedono cosa si aspetta da questo Festival: “Sono molto lusingato dai complimenti e stimolato a fare di meglio. Non mi pongo domande sulla classifica o sui vincitori, siamo tutti vincitori, soltanto per la gioia di essere qui”
I suoi testi scivolano come poesia messa in musica, ma come ci riesce?
“Langua italiana è essa stessa musica e poesia. Ho fatto la mia gavetta – continua - ho suonato in tanti posti, ho conosciuto tante persone, ma per un autore è fondamentale la condivisione per l’ arricchimento personale e professionale”
Figlio d’autore il padre è stato musicista degli Anonima Sound: “Da mio padre ho imparato ad ascoltare vari tipi di musica, da Verdi alla musica metal. Nella prima parte del mio percorso mio padre mi ha seguito come fosse un manager anche se ha sempre cercato di convincermi a non fare il musicista, poi la mia passione lo ha convinto”
La conferenza termina nel modo migliore, spunta una tastiera e Gualazzi ci fa assaggiare un pezzo del suo nuovo album. Ad aprile inizierà il suo tour internazionale


























