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Politica | 11 settembre 2012, 14:38

Imperia: alleanze politiche per le amministrative, intervento di Indulgenza (PRC)

L'ex capogruppo del PRC in Comune afferma di puntare ad una autentica primavera democratica e non su un pasticcio camuffato da rinnovamento

Pasquale Indulgenza

Pasquale Indulgenza

"Le notizie di stampa che accreditano una intesa in divenire tra il PD imperiese e realtà quali i sodalizi e cartelli messi ultimamente in piedi dall'ex capogruppo PdL Fossati e dall'ex sindaco Strescino, nonché, stando a quanto si legge, figure come Vittorio Adolfo, Giorgio Negro e Giacomo Raineri, sono molto negative". A dirlo è Pasquale Indulgenza, ex capogruppo PRC al Comune di Imperia e membro del Comitato Politico Regionale PRC Liguria. 

"Bisogna aver chiaro che se tale operazione si verificherà, il PD non solo si collocherà definitivamente in una posizione 'centrista', ma convergerà in una alleanza con parte della Destra locale.

Purtroppo - si deve rilevare con la nettezza dovuta - il PD locale sta prendendo sempre più chiaramente una direzione che risulta pienamente coerente con la linea del Partito nazionale, imperniata nell'indirizzo liberista oggi incarnato dall'Esecutivo retto dal tecnocrate Monti e dal banchiere inquisito Passera.

Il suo procedere, che fino a qualche mese fa affermava pubblicamente l'incompatibilità con Strescino per via del ruolo storico e delle chiare responsabilità di questi nell'amministrazione cittadina ed ora si fa possibilista nei confronti di una convergenza con lo stesso, non ci inganna. Il giochino di far rientrare dalla finestra ciò che la realtà (vale a dire denunce, fallimento amministrativo e inchieste) si era incaricata di 'mettere alla porta' non si sostiene, né è credibile, per rappresentare la messa in campo di una sorta di fronte anti-Scajola, che ci si associ con forze che agiscono in un orizzonte di destra ed hanno i propri riferimenti in esso. Sappiamo bene che il 'sistema di potere' fino ad oggi in auge nel nostro territorio non si riduce all'azione di un solo uomo, ma si è strutturato e ramificato - e tuttora si tiene in piedi - grazie alle molteplici saldature che nel corso del tempo si sono date tra interessi dominanti e appartenenze politiche diverse ma fondamentalmente convergenti nell'affermazione di un consenso ultramoderato e di destra, fatto di paternalismo e sudditanze. E' venuto il momento di dire basta a questo, avendo il coraggio di andare a scoprirne il collante prettamente ideologico, l'invenzione della 'leggenda' per cui connaturatamente, quasi per un suo 'carattere', Imperia sarebbe da sempre terra di compromessi ed equilibri conservatori. E' venuto il momento di dire che questo indirizzo, per niente naturale o immodificabile, è servito principalmente a salvaguardare i vantaggi dei potenti, alimentando in basso le pratiche del clientelismo e della passività sociale e a creare le condizioni materiali per la propria autocelebrazione e autoperpetuazione (privatismo e assenza di welfare, condizionamento del mercato del lavoro e dell'accesso agli impieghi, cultura del favore). E' anzitutto da questo retroterra, da questo humus che vengono la storica arretratezza di Imperia e le sue peggiori, recentissime sciagure. In una città meno 'addormentata', con meno compromissioni dentro la sua struttura sociale e altra reattività (a partire da quella spettante ad una classe dirigente degna di questo nome), non sarebbe stato possibile il perpetrarsi di affari come quelli che, sospinti da una ultradecennale 'sbornia' di un preteso 'nuovo' da far avanzare, hanno determinato non solo la vergogna nazionale del porto turistico ma mille e mille speculazioni, specie in campo edilizio.

Il PRC respinge quindi un simile disegno politico, che sostanzialmente andrebbe a salvaguardare e a rilanciare la preminenza di settori e interessi forti (imprenditorialità, soprattutto quella operante nel settore delle costruzioni e immobiliare, professioni, ceti proprietari) contrastando con la messa in cantiere di una alternativa reale e popolare alle speculazioni del ceto politico- affaristico che è stato finora al comando. Esso si appiattirebbe sulla ritenuta ineluttabilità della logica dell'attuale austerity a senso unico, forte anche dell'alibi delle condizioni di angustia in cui è stato ridotto il bilancio comunale, e si connoterebbe per politiche amministrative di restrizione progressiva del welfare locale e di privatizzazione dei servizi e dei beni comuni, così com'è nelle filosofie e nelle strategie che le formazioni di riferimento stanno cercando di imporre a livello nazionale.

Leggiamo che il gruppo dirigente del PD sta valutando le opportunità che avrebbe di gestire convenientemente una campagna elettorale poco 'aggressiva' affidandosi a candidati congeniali con questa aspettativa. E' un'illusione che lascia il tempo che trova, poiché è proprio l'annunciata corsa di questo Partito verso un approdo ultramoderato e persino destrorso che complica le cose e alimenta tensione. Noi non siamo disposti a farci 'rosolare a fuoco lento', ancora per qualche mese, dalla tattica antica di muovere in maniera alternata annunci e smentite allo scopo di prendere tempo e aver modo di sistemarsi comodi nell'agone della competizione elettorale. Per ovvie ragioni, la campagna elettorale che verrà sarà caratterizzata nei suoi toni dagli esiti delle scelte che si faranno. Le conseguenze di una scelta di campo che smentisse la progettualità più alta e convincente unitariamente maturata negli anni scorsi nel Comune di Imperia dai banchi di Opposizione, che non a caso è venuta quando il ruolo affidato dagli elettori è stato esercitato più coerentemente e più radicalmente, sono scontate. Essa peraltro tende a deprimere le speranze di vero cambiamento suscitate in tanti cittadini e ad eccitare, suscitando anche un forte schock identitario nel campo della Sinistra, proprio quelle spinte, che già stanno notevolmente salendo, al rigetto di una politica sommariamente vista come 'arte' del trasformismo e del potere per il potere.   

Per gli aderenti al PRC, giovani o anziani che siano, il cambiamento atteso da Imperia dev'essere reale e profondo: la nostra città, proprio per come è stata devastata e depredata da ricette e mire privatistiche, proprio per le condizioni miserrime in cui è stata ridotta in questi ultimo quindicennio, deve divenire il laboratorio nel quale sperimentare un altro modello di sviluppo del territorio, basato sulla restituzione ai cittadini dei loro beni comuni, la riaffermazione del primato della regia e del controllo pubblici, una rinascita economica e produttiva eco-sostenibile e lungimirante, capace di creare in prospettiva occupazione buona, utile e stabile.

Non è affatto una chimera, ma il realismo che serve. O si cambia davvero, inaugurando una nuova, storica stagione di partecipazione democratica, di rigenerazione della politica e di nuova progettazione sociale, o il gattopardismo vincerà di nuovo, mantenendo il potere del governo locale, sotto operazioni di facciata, nelle mani delle classi abbienti e dei notabili cittadini.  Non ci sono slogan fini a se stessi, in questo discorso, ma solo la volontà di dare concrete risposte ai problemi del territorio e alle vergogne lasciate in eredità da coloro che hanno governato fino a ieri, compresi il Sig. Strescino "Paperino" e i suoi partners. Cose come un nuovo piano urbanistico che metta un limite alla cementificazione speculativa e promuova la qualità di vita e la valorizzazione delle ricchezze del territorio, la decisione di un ragionevole ridimensionamento del megaporto turistico attraverso un riequilibrio delle funzioni e delle destinazioni volto a renderlo agibile e produttivo, scelte per la mobilità che riumanizzino il tessuto urbano e contribuiscano a decongestionarlo e disinquinarlo, la salvaguardia dei servizi pubblici collettivi e di quelli alla persona, da riqualificare e potenziare, la restituzione delle nostre ricchezze naturali e culturali alla loro prerogativa di beni comuni capaci di assicurare benessere e sviluppo a vantaggio di tutti, un Comune dei cittadini con una rappresentanza dotata dell'umiltà di mettersi in discussione nella condivisione di scelte partecipative e di democrazia diretta.

E' questa la nostra ferma prospettiva, che, maturata nei suoi contenuti di merito grazie a diverse assemblee pubbliche già tenute in città nel corso degli ultimi due anni, esposta con chiarezza allo stesso gruppo dirigente del PD, abbiamo discusso e sviluppato politicamente, prima della pausa estiva, con IDV e che intendiamo proporre a tutte le realtà sociali, culturali e di movimento intenzionate a contribuire unitariamente perché Imperia possa scommettere su una sua autentica primavera democratica e non su un pasticcio camuffato da rinnovamento".

C.S.

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