C’era una volta una provincia, che si crogiolava nella convinzione di essere un'isola felice. Tutto era diverso dal resto del paese: non c’erano forti contrapposizioni politiche, perché alla fine ci si metteva sempre d’accordo per il bene di tutti; non c’era la mafia, al massimo qualche piccolo criminale rigorosamente straniero o comunque foresto; c’era un bel sole, uno straordinario clima ed un casinò che distribuiva soldi a destra e a manca; un lavoro in nero o stagionale non veniva negato a nessuno.
In questo fantastico Eldorado si registravano alcuni piccoli problemi: i giovani, che fuggivano per cercare altrove connessioni internet più veloci; i turisti, che anno dopo anno, venivano sempre meno numerosi e si fermavano sempre meno giorni; l’industria del mattone, che non trovando ostacoli, dopo aver cementificato la costa aveva iniziato a costruire sul mare.
Imperia inseguiva il grande sogno di diventare una piccola Dubai, mentre i nemici della modernità, i reduci del comunismo, si attardavano a parlare di “rapallizzazione”.
Dopo due scioglimenti per Mafia e lo scandalo del porto più grande del Mediterraneo, qualche dubbio comincia ad affiorare nell’opinione pubblica sulla felicità di questi luoghi e sulle reali capacità di chi ha governato la cosa pubblica in questi anni.
Siamo sotto una pioggia di intercettazioni.

Nelle intercettazioni pubblicate in questi giorni troviamo manager, cui sono affidate le sorti di progetti di milioni di euro, che parlano delle donne con la stessa maturità e lo stile di un ragazzino della scuola media inferiore: “ me la sono fatta”, sempre rispettando le gerarchie “ comunque prima se l’era fatta il capo”.
Cosa pensare di quel marito, che al telefono da ordini alla moglie, che obbedisce con diligenza. In molti in città provano invidia per lui. Donne così si trovano solo a Imperia.

Incredibile appare il fatto che, pur disponendo di stanze schermate ed essendo stati “avvisati” fin dal lontano settembre 2010, tutti abbiamo proseguito allegramente e beatamente come se nulla fosse.

In questo contesto dobbiamo esprimere la nostra solidarietà ai poveri “intercettatori” che in questi due anni hanno sentito e sbobinato davvero di tutto.

I dirigenti politici ed i tecnici prestati alla politica usano un linguaggio da bulli di periferia, convinti forse che quelli che venivano da Roma fossero gli eredi della banda della Magliana.
Tra un culo di qui ed un c..zo di là, Strescino riesce a mettere tutti d’accordo: è unanimemente definito nelle conversazioni più cortesi un "cretino".
Si prende una sonora rivincita definendo “minchione” chi lo ha preceduto.
Due a zero , palla al centro, o meglio all’unione di centro.
L’unico politico, per il quale provo sincero dispiacere per quanto accaduto è il ministro, o se preferite ex ministro. Voleva conquistarsi un monumento, in ricordo della duratura riconoscenza della città.
Un desiderio giusto, legittimo e che gli rende onore.
Forse per realizzare il suo sogno e per costruire il porto più grande del Mediterraneo, doveva circondarsi di persone capaci e non di servi sciocchi ed inutili yesmen.

E, quando il gioco stava diventando duro, non affidarsi a uomini Rudi, ma affidarsi ai peluche di Trudi.
Mi rendo conto che col senno del poi è più facile leggere la storia, ma la preoccupazione in città è forte: si vede benissimo il vecchio che arretra, ma non si vede ancora il nuovo che avanza.
Se Roma, vista da Imperia, appare ladrona, Imperia, vista da Roma, oggi appare cialtrona.











