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DALL'ALBUM DI ALFREDO | sabato 21 gennaio 2012, 12:00

La madre di tutte le fotocamere in crisi.

La Kodak rischia di chiudere bottega. Pochi lo sanno, ma la storia della fotografia è passata da Sanremo.

La Kodak è in grandi difficoltà, sta per fallire, è la notizia bomba che domina sui media di tutto il mondo. Non è una sorpresa perché il suo fallimento era stato anticipato in questi ultimi anni da una serie di passi indietro di quella che è stata per oltre un secolo l’azienda leader del settore.

E' una delle conseguenze della rivoluzione in atto nel campo delle immagini. Una lunga crisi, complicata dalla mondializzazione, che colpisce la casa simbolo, l'icona stessa della Fotografia come è stata intesa a partire dagli anni finali del 1800, quando il suo fondatore il colonnello George Eastman fu ripreso, nei panni del testimonial, mentre caricava in pieno giorno la prima macchina fotografica a rulli intercambiabili.

Prima di allora, le fotocamere portatili e caricabili con pellicola, dovevano essere inviate alla casa madre di Rochester che provvedeva a scaricarle, trattare le immagini latenti, stamparle, quindi ricaricarle con un lungo nastro di pellicola; nuovamente pronta per essere impressionata con 100 immagini tonde 10x10.

Correva l'anno 1895 ed il prodigio era realizzato da un apparecchio Pocket Kokak "0",  gemello di quello che è possibile ammirare nella vetrina interna dello studio fotografico Moreschi in via Matteotti a Sanremo.


L'Archivio fotografico Moreschi, accanto alle immagini che alimentano questa stessa rubrica, conserva anche un notevole numero di fotocamere storiche e di accessori in gran parte prodotti dalla Kodak, la plurisecolare azienda leader del settore che assorbì la totalità delle imprese sorte a Rochester e nei dintorni, a partire dal 1839, anno in cui la nascita della fotografia fu annunciata al mondo in una storica sessione del parlamento Francese.


Da allora miliardi di apparecchi Kodak hanno invaso e documentato in ogni parte del mondo scene famigliari, fatti, personaggi, ambienti; anche nella città dei fiori gli scatti si sono succeduti a ripetizione fissando aspetti di vita, ora a disposizione nostra e delle generazioni future.

 

Tra le numerose macchine fotografiche presenti nell'archivio storico Moreschi c'è anche quella famosa per il suo obiettivo rotante e che ha permesso di ottenere immagini di Sanremo, che hanno fatto il giro del mondo.

 

Lo slogan del Colonnello George Eastman "voi inquadrate che al resto pensiamo noi" accompagnò le prime massicce produzioni in serie di apparecchi per dilettanti che dilagarono in tutto il mondo, seguite dal sorgere di fabbriche gemelle in Inghilterra, in Francia dove la fotografia era nata e nella stessa Germania, che per anni fu la più agguerrita concorrente del colosso americano.

In ogni casa, anche in quelle del ponente ligure, sono entrati gli apparecchi Kodak; alcuni vi sopravvivono in qualche cassetto, dimenticati in cantina o rilucidati per bene ed esposti nella  vetrinetta degli argenti.

Il marchio con le due K è tuttora un oggetto familiare e nello stesso tempo, da oggi, un altro inquietante  segnale della crisi in atto nel mondo e nei pressi di casa nostra.

L'avvento della fotografia digitale, nonostante sia stata proprio la Kodak, a suo tempo a vantare significativi studi e ricerche proprio in questo nuovissimo settore, ha portato al fallimento questa azienda, la cui riconversione alle nuove e aggressive tecnologie non è stata abbastanza rapida.

Come ha scritto Gramellini ieri sulla stampa: "addio fabbrica dei ricordi"

 

Per saperne di più vi segnalo questo link.

Claudio Porchia

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