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In Breve

DALL'ALBUM DI ALFREDO | 30 luglio 2011, 18:00

Correva l'anno 1130..... e non il 1550

Torre Saracena: i cartelli sono da cambiare: la torre è del XII secolo ed una perizia lo dimostra.

Correva l'anno 1130..... e non il 1550

In piazza Eroi, di fronte al mercato annonario, circondata dalle testimonianze di uno scempio edilizio devastante, si trova una vecchia torre difensiva.

Di forma circolare e circondata da un giardino, in perenne stato di abbandono, rappresenta un dei simboli della città ed è conosciuta con il nome di Torre Saracena.

Nei suoi pressi si trova una targa posta dall’Amministrazione comunale in tre lingue, che ricorda una vocazione turistica della città ormai sbiadita e dimenticata. La targa indica il 1550 come anno della costruzione della torre e rammenta ai passanti curiosi che, dopo le demolizioni del 1937 rimase isolata e che nel 1959 misteriosamente è riuscita a resistere alla speculazione edilizia ed alla stessa Amministrazione comunale (era Sindaco l'Avv.  Secondo Anfossi), che la voleva demolire.

Fu salvata un attimo dopo che una ruspa aveva già inferto il primo colpo di maglio da un gruppo di cittadini indignati che si oppose con successo.

L’ingegnere Roberto Niccoletti, nato nel quartiere della Ciapela, che  da ragazzino era solito salire ai piedi della torre per combattere le incruente guerricciole dei discoli della Pigna contro  i “minieserciti” degli altri quartieri cittadini, è un sanremese innamorato della città e della sua torre, simbolo di una terra che ha lungamente e coraggiosamente lottato contro Genova per non essere sottomessa.

L’ho incontrato casualmente nello studio Moreschi mentre selezionava le fotografie da allegare ad un’indagine storica  dedicata a questa antica torre. 

Il titolo del testo, cui stava lavorando, “L’equivoco sull’antica torre del Castrum in Sanremo”  portava con sé un alone misterioso, che mi ha incuriosito.

Quale equivoco poteva celare una torre, abbandonata e così poco valorizzata? 

Niccoletti ha preferito non rispondermi immediatamente, e mi ha dato appuntamento qualche giorno dopo per consegnarmi una copia del testo e spiegarmi il mistero.

La targa contiene un errore incredibile: la torre non è stata costruita nel 1550, ma  400 anni prima nel XII secolo.

Mosso da un forte sentimento di amore per la storia, l’ingegnere ha ricostruito servendosi di antichi documenti e foto ottocentesche la storia della torre, con il nobile intento di: “dare a Cesare quel che è di Cesare”.

Ha reso pubbliche oggi le sue ricerche non solo per spirito di servizio nei confronti della sua città, che di memoria ne conserva poca, ma anche  in  ricordo della moglie Elsa, con cui aveva iniziato questa preziosa e interessante ricerca.

Grazie alla sua disponibilità posso oggi proporvi la lettura del testo integrale della “perizia” di Roberto Niccoletti e la visione di alcune eccezionali immagini, guarda caso, dell’archivio Moreschi.

“L’equivoco sull’antica torre del Castrum in Sanremo” 

“La chiamavano Torre Saracena dal nome imparato dai padri (tramandata da avo a discendente i ragazzi di S.Siro che andavano a giocarle attorno nelle terre degli orti passando dal Vico Ciapela e dal ponte dei Borea affiancato al ponte Ciapela,  un tempo ponte Berruto.

E Torre Saracena l'aveva chiamata il Nilo Calvini su una illustrazione che fa mostra di sè nel suo libro 'Statuti comunali di Sanremo' edito nel 1983 sponsor il Casinò di Sanremo. 

Oggi dalla cartellonistica illustrativa comunale e di altri che l'attorniano viene definita Torre Barbaresca, edificata nel sedicesimo secolo.

Della Torre saracena ne parla Gerolamo Rossi storico nell'Anno 1867

Correva l'anno 1000 quando le orde saracene arrivate dall'Africa distrussero la Villa Matuta patria dei sanromolesi, appartenente al Conte di XXMiglia, che a seguito si arroccarono nella più salutare zona di Borello lontani dal mare. Scrive il Rossi che il Vescovo Teodolfo di Genova finanziò la ricostruzione del 'Castrum' distribuendo la metà delle sue terre site in Villa Matuta e Celiana agli abitanti matuziani, che tornarono ad abitare la zona di mare.

L'abitato prese da allora il nome di S.Romolo chiamandolo come d'uso del tempo col nome del Santo protettore morto nella Bauma di monte. Sempre dal Gerolamo Rossi, sulla ' Storia della città di Sanremo' si legge: “'Già nell'anno 1129 i Consoli del Comune di Genova giunti con grossa mani d'armati in S.Romolo vi costruirono una Torre e ne costringevano gli abitanti con quelli di Baiardo, di Poipino (pare la Colla) ed il conte di Ventimiglia a giurare fedeltà a S.Siro e a Genova.

E' da ritenere che la costruzione della Torre fosse stata usata come forma di scambio: Genova ti costruisce una torre di difesa e tu giuri fedeltà a Genova.

Della Torre saracena ne parla il Caffaro Console genovese nell'anno 1130 per averne vissuto l'episodio. Caffaro nobiluomo genovese marinaio, crociato, diplomatico, Console ed inoltre scriba della comunità genovese. Caffaro si imbarcò alla volta della Terrasanta in compagnia di Guglielmo Embriaco detto 'testa di maglio' in soccorso dei crociati di Goffredo di Buglione guadagnandosi il titolo di Kafir.    Caduta  Gerusalemme nel 1099 sempre in compagnia di 'testa di maglio' partecipò alla presa di Cesarea nel 1101 e questo avvenimento lo convinse a mettere per iscritto le vicende storiche a cui aveva partecipato.

Da qui presero inizio gli 'Annali genovesi'. Scrive il Caffaro su l'anno 1130: “.......e allora in Genova non erano che VII compagne (Associazioni di cittadini sorte per tutelare i loro diritti rette da uno o due consoli che amministrano la giustizia, la direzione politica e militare e col gonfalone della Città muovono guerra)....ma già sotto quel consolato i genovesi si avanzarono fino a S.Romolo ove costrussero una Torre e gli uomini di quella terra, quei di Baiardo e di Poipino ed il conte di Ventimiglia (che tradussero a Genova) poiché ai genovesi si opponevano, costrinsero a giurare perpetua fedeltà a S.Siro ed al popolo genovese'.

Della Torre saracena ne parla il Vinzoni colonnello della Repubblica genovese nell'anno 1753.   Matteo Vinzoni cartografo fu inviato dalla Repubblica per delimitare i confini tra S.Romolo e La Colla che aveva chiesto ottenendolo dalla Repubblica il permesso di costituirsi in Comune nell'anno 1752. I sanromolesi del tempo, alquanto altezzosi, presero il Vinzoni, disarmarono il Commissario genovese coi suoi armigeri mettendoli in galera attirandosi in tale modo la venuta del Pinelli con le sue galee stipate di soldataglia a cui fece seguito il Sacco del 'Castrum'; decollata la torre campanaria della Chiesa di S.Siro, il campanile inviato al ludibrio genovese, demolito il Castello per costruire il forte di S.Tecla, la perdita dei diritti acquisiti dagli abitanti Forte di S.Tecla che incorporò parte del baluardo autorizzato dalla Repubblica nel 1550 a difesa della città dai turchi ( i barbareschi ).

Sulla Torre saracena il Vinzoni sulla premessa alla cartografia della Città scrive: ' L'anno 1124 vi fabricarono una Torre per diffesa contro saraceni'. Lo Statuto della città di S.Romolo datato 1435 (capo 12 De armis non portandis) da una descrizione alquanto puntuale sullo insediamento abitativo che dal Castello scende alla Via Palazzo sulla quale era prospicente il Palazzo comunale che ha dato il nome alla via. I quartieri di Villanuova, del piano con la Chiesa di S.Siro, di Via Palazzo erano già stati costruiti. La TORRE è attorniata de case. Resta quale ricordo difensivo dell'epoca Saracena. Il 'Castrum' era arrocato su di un costone tra due incisione vallive, il torrente S.Francesco a levante e il torrente S.Romolo a ponente altrimenti nominati. La terra che dalle mura, costituite da alti fabbricati, scendeva ai torrenti si chiamava Isola. Isola bona era definita quella di levante, Isola Abas quella sul ponente. L'Isola di levante era più ripida, quella di ponente più pianeggiante. La Torre nell'anno 1130 (datazione Caffaro) venne posizionata sull'Isola di ponente alla base del 'Castrum' per poter dominare in tale modo l'accozzaglia piratesca saracena che risaliva il greto del torrente S.Romolo per assaltare il Castrum.

Le fotografie dell’Archivio Moreschi visualizzano la Torre, otto secoli dopo la sua costruzione coi fabbricati circostanti simili nel pietrame col quale sono stati costruiti:

 

Foto 1- L'alveo del torrente S.Romolo coi fabbricati frontistanti. A sinistra l'Isola Abas, a destra : quartiere di Villanuova (francesismo - sta per Città nuova), i ponti Borea e Ciapela.

foto 3 - Particolari difesa del 'Castrum. Torre e muro di cinta.

foto 4 - Particolari collegamento Torre/Castrun attraverso il terrazzo.

 

foto 5 - Ampliamento Isola Abas per nuovi fabbricati. Le vecchie case si stanno adeguando con rudimentali servizi igienici ( quello fognario che scende dalle finestre al Torrente).

foto 6 - 'Afuntana da Ciapèla' e Vico Ciapèla che conduceva fuori le mura alla fontana

foto 7 - Fabbricato completato

 

foto 8 - II piccolo Colosseo dove si combatteva con altri mezzi (le pietre)

foto 9 - II percorso alla 'funtana da Ciapèla' visto da altra angolatura. Da levante.

 

Doc. C1-C2- Documento e Cartografia del colonnello Matteo Vinzoni 1753


Le cartellonistiche che illustrano al turista la TORRE eretta quale bastione nel sec. XVI causa il pericolo delle galee Turche del Barbarossa o di Dragut (detti Barbareschi) vanno corrette con Torre a difesa dai saraceni del XII secolo.

E' da rilevare che il bastione autorizzato dalla Repubblica genovese nella metà del 1500 per la salvaguardia della Città dai pirati barbareschi era stato posizionato nel suo luogo naturale sul molo di ponente alla foce del Torrente S.Romolo (vedi cartografia del Vinzoni doc. C 2).

Si legge in altro sito che sulla sommità della Torre è conficcata una palla di cannone forse questa dovuta al cannoneggiamento di vascelli francesi a cui Sanremo venne sottoposta nell'agosto 1678 o altro cannoneggiamento di vascelli Inglesi nell'agosto 1745.

Sul nome del quartiere chiamato 'Ciapèla'in termine dialettale. Come scrive il prof. A.Canepa nel suo libro sulla toponomastica cittadina rimandandoci ai registri del XVII secolo della Curia di S.Siro il quartiere, ponte ed altro, ha preso il nome della famiglia 'Chiapella' che forse vi risiedeva o aveva proprietà.

E 'Porta Chiapella' le chiama il Vinzoni ' sulla Legenda della cartografia della Città da lui redatta nel 1753 ai punti 26 e 35.

Sul recente restauro della Torre, a seguito di stolta improvvisazione amministrativa del dicembre 1959, con l'aver utilizzato un vestito di cemento è stata offesa la maestria degli uomini che l'hanno costruita e durata 9 secoli

E' stato intonacato il nostro piccolo Colosseo.

Potrebbe servire quale esempio per i romani.

Per nostra fortuna ci resta l'archivio Moreschi.


 

Claudio Porchia

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