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Economia | 18 ottobre 2026, 20:20

Sanremo, le edicole si contano sulle dita di una mano: ne restano cinque, l'allarme della FIEG: "Crisi non più temporanea"

Editori, distributori ed edicolanti chiedono al Governo un tavolo permanente per salvare il settore. Nella città dei fiori la rete delle rivendite tradizionali si è progressivamente assottigliata: dall'ultima chiusura di corso Garibaldi ai quartieri rimasti senza punti vendita. Ma i giornali continuano a essere distribuiti anche attraverso altre attività commerciali

Foto d'archivio

Foto d'archivio

Una volta erano quasi in ogni quartiere, nelle piazze, vicino alle scuole, lungo le strade più frequentate. Oggi, a Sanremo, le edicole tradizionali si contano sulle dita di una mano. Cinque, secondo l'ultima ricognizione pubblicata alla fine del 2025, quando la chiusura dello storico punto vendita di corso Garibaldi ha segnato un ulteriore ridimensionamento della rete cittadina. È da questo dato che si può leggere, su scala locale, l'allarme lanciato dalla Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG), che insieme ai distributori e agli edicolanti ha chiesto al Governo l'apertura urgente di un tavolo permanente di crisi.

La questione, del resto, non riguarda più soltanto il destino della carta stampata, ma la sopravvivenza di un intero sistema di distribuzione. E Sanremo, con le sue edicole scomparse negli anni e un numero sempre più ristretto di rivendite specializzate, rappresenta un esempio concreto di una trasformazione che interessa tutto il Paese.

Il dato locale: cinque edicole tradizionali, ma una rete di vendita più ampia. L'ultima ricognizione sulle edicole esclusive, pubblicata nel novembre 2025, fotografava una città destinata a iniziare il 2026 con appena cinque rivendite tradizionali: nell'area del Porto Vecchio, di fronte allo Zampillo, in via Debenedetti, in via Lamarmora e in corso Matuzia.

Il numero derivava dalla chiusura annunciata per il 31 dicembre dell'attività di Fabio Ormea, in corso Garibaldi, dopo 32 anni di lavoro. Una decisione che, in quel caso, non era stata determinata direttamente dalla crisi dell'editoria, ma da una scelta personale del titolare.

"No, questa volta la crisi dell'editoria non c'entra nulla. Certo, non è che le vendite dei giornali rendono, ma ho fatto la scelta di stare un po' di più con la mia famiglia. Il lavoro dell'edicolante è duro e si protrae per tante ore nel corso della giornata. Dispiace, perché Sanremo perde un'altra edicola", aveva spiegato Ormea in occasione dell'annuncio.

Un addio che aveva comunque riportato l'attenzione sulle difficoltà di un mestiere caratterizzato da orari impegnativi, margini economici ridotti e un ricambio generazionale sempre più complicato.

Il dato delle cinque edicole va però letto correttamente: riguarda le attività specializzate nella vendita di giornali, non tutti gli esercizi nei quali è possibile acquistare quotidiani e periodici. La ricognizione del 2025 segnalava infatti anche tre tabaccherie, due cartolerie e tre supermercati che commercializzavano prodotti editoriali.

Una successiva mappatura pubblicata dal settimanale La Riviera nel marzo 2026 ha individuato quindici indirizzi di vendita nel territorio comunale, comprese le frazioni. Un elenco che comprende attività di diversa natura e che non può quindi essere confrontato direttamente con il numero delle edicole esclusive.

La fotografia delle cinque rivendite tradizionali resta l'ultimo dato giornalistico disponibile per questa specifica categoria, ma non costituisce un censimento amministrativo aggiornato a ottobre 2026.

Le chiusure che hanno cambiato il volto della città. Per comprendere come si sia arrivati a questa situazione bisogna guardare indietro. La riduzione delle edicole sanremesi non è un fenomeno recente e ha attraversato progressivamente il centro e i quartieri.

Negli anni hanno chiuso punti vendita in piazza Siro Carli, via Corradi, piazza San Bernardo, via Padre Semeria, via Dante Alighieri e nella zona della stazione ferroviaria. Altre serrande si sono abbassate in via Matteotti, in corso Imperatrice e nell'area del rondò Volta, mentre alcuni chioschi sono stati riconvertiti ad attività differenti.

Emblematico il caso dell'edicola di via Palazzo, che nel novembre 2021 aveva cessato l'attività dopo anni di presenza nel centro cittadino. Anche il vecchio chiosco di corso Garibaldi aveva cambiato destinazione quando la rivendita si era trasferita in un locale commerciale della stessa strada.

Non tutte le chiusure hanno avuto la medesima origine. Pensionamenti, scelte personali, costi di gestione e contrazione delle vendite hanno contribuito, in momenti differenti, a ridisegnare la geografia delle rivendite.

Il risultato è però comune: una rete che un tempo garantiva una presenza diffusa dell'informazione cartacea si è progressivamente concentrata in un numero più limitato di esercizi.

E non è soltanto una questione di comodità. Per molti cittadini, soprattutto anziani, l'edicola rappresenta ancora un servizio di prossimità. La possibilità di acquistare il giornale vicino a casa, senza doversi spostare in un altro quartiere, è parte di una quotidianità che la progressiva scomparsa dei punti vendita rende sempre meno scontata.

L'allarme nazionale: per la prima volta tutta la filiera si rivolge al Governo. È in questo contesto che arriva la presa di posizione della FIEG. Il 14 ottobre editori, aziende di distribuzione nazionali e locali ed edicolanti hanno avanzato una richiesta congiunta al Governo, sollecitando l'apertura di un tavolo permanente per affrontare la crisi del settore.

Un passaggio significativo perché, secondo la Federazione, è la prima volta che tutte le componenti della filiera si presentano unite per chiedere un intervento organico.

Nel comunicato si sottolinea come le difficoltà non possano più essere considerate un'emergenza temporanea. L'aumento dei costi industriali e logistici, la diminuzione delle copie vendute e la progressiva chiusura delle edicole stanno compromettendo non soltanto la sostenibilità economica delle singole attività, ma anche la tenuta della rete distributiva nel suo complesso.

Il problema riguarda infatti ogni passaggio: dalla produzione dei giornali al loro trasporto, fino alla consegna nei punti vendita. Quando diminuiscono le copie e si riduce il numero delle rivendite, mantenere una distribuzione capillare diventa sempre più oneroso.

L'obiettivo indicato dalla FIEG non è limitarsi a rafforzare gli strumenti di sostegno già esistenti, ma costruire un piano di interventi capace di modernizzare il sistema, migliorarne l'efficienza e garantirne la sostenibilità economica.

La richiesta è quella di aprire rapidamente un confronto istituzionale nel quale valutare proposte condivise e individuare soluzioni strutturali, anziché continuare ad affrontare le difficoltà attraverso interventi occasionali.

Non solo un problema economico: cosa significa perdere un'edicola. La crisi delle edicole si intreccia inevitabilmente con il cambiamento delle abitudini di lettura. La diffusione delle notizie attraverso smartphone, social network e quotidiani online ha modificato profondamente il rapporto dei cittadini con l'informazione.

Ma la riduzione delle vendite cartacee non coincide necessariamente con la scomparsa del bisogno di informarsi. Cambiano gli strumenti, le modalità di accesso e soprattutto il modello economico che sostiene la produzione e la distribuzione delle notizie.

Per questo la questione sollevata dalla FIEG riguarda anche il pluralismo dell'informazione. Una rete distributiva sempre meno capillare rischia di rendere più difficile la circolazione della stampa, in particolare nei territori e tra le fasce di popolazione che continuano a privilegiare il formato cartaceo.

A Sanremo il fenomeno assume anche una dimensione urbanistica e sociale. Le edicole hanno storicamente rappresentato punti di riferimento riconoscibili: luoghi nei quali acquistare un quotidiano, scambiare qualche parola, leggere le prime pagine esposte e mantenere un rapporto diretto con l'informazione locale e nazionale.

La loro scomparsa non determina automaticamente una perdita di accesso alle notizie, ma riduce uno dei luoghi fisici attraverso i quali, per decenni, i giornali sono entrati nella vita quotidiana della città.

La sfida per Sanremo: mantenere i punti vendita e garantire l'accesso ai giornali. La richiesta nazionale apre dunque una riflessione anche sul futuro della distribuzione a Sanremo. Se le edicole esclusive sono ormai poche, la presenza di tabaccherie, cartolerie, supermercati e altri esercizi che vendono prodotti editoriali dimostra che il sistema ha già avviato una trasformazione.

Resta da capire se questo modello sarà sufficiente a garantire nel tempo una distribuzione accessibile in tutte le zone cittadine e nelle frazioni, oppure se il progressivo assottigliamento delle rivendite specializzate porterà a nuove difficoltà.

La questione riguarda tanto la sostenibilità economica delle attività quanto la continuità di un servizio che, pur cambiando forma, conserva un ruolo nella vita della comunità.

Per questo l'appello della FIEG non può essere letto soltanto come una richiesta di sostegno a un settore produttivo. Dietro la crisi della distribuzione si trova anche una domanda più ampia: quale spazio continuerà ad avere l'informazione cartacea nelle città italiane e come garantirne l'accessibilità?

A Sanremo, dove le edicole tradizionali si sono ridotte progressivamente fino a diventare una presenza sempre più rara, la risposta non riguarda soltanto il futuro di chi vende i giornali. Riguarda anche il modo in cui la città continuerà a incontrare, leggere e condividere le notizie.

Andrea Musacchio

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