"Qualche giorno fa avevo scritto al giornale per sollecitare una discussione sull'Aurelia Bis, dopo le notizie secondo cui Anas avrebbe stralciato gli svincoli della Foce e di via Padre Semeria. Ieri, proprio su questo giornale, è comparso un articolo nel quale Anas ribadisce che la scelta sarebbe stata condivisa dalla Regione e dal Comune di Sanremo. Una notizia che mi ha lasciato basito e che mi ha fatto sorgere una domanda molto semplice: "Ma siamo andati fino a Roma per farci segare le gambe da soli?" Siamo andati fino a Roma per accettare la decurtazione di quei 100 milioni di euro – o della cifra che effettivamente sarebbe stata necessaria – destinati alla realizzazione degli svincoli?"
Sono le parole di Mario Robaldo, ex consigliere comunale ed ex segretario del PD a Sanremo. "A questo punto sarebbe interessante capire come sia stata assunta questa decisione. È stata una scelta del sindaco e dell'assessore competente oppure c'era un mandato politico più ampio, almeno da parte della maggioranza? Perché il progetto che era stato discusso e condiviso più volte, e che prevedeva le rotatorie in sostituzione degli svincoli, sembra essere stato di fatto messo da parte. Eppure proprio l'abolizione degli svincoli era stata pensata per ridurre l'impatto sui terreni coinvolti, una questione che i comitati del Solaro e di via Semeria avevano evidenziato con forza. Non si può ignorare questo aspetto, ma nemmeno si può pensare di risolvere un problema cancellando semplicemente una parte dell'opera. Resta poi da capire per quale motivo sia maturata questa scelta. Il Ministero voleva spostare le risorse su un'altra parte dell'intervento? Le rotatorie non erano considerate compatibili con il "ruolo di strada extraurbana secondaria"? Oppure esistono altre ragioni tecniche che non sono state ancora spiegate in modo chiaro alla città? Basta andare in Piemonte, in altre regioni italiane o anche semplicemente in Francia per vedere come ormai le rotatorie siano presenti praticamente ovunque, anche lungo strade statali e provinciali. Quale sarebbe, allora, il problema? Che impediscono il perfetto scorrimento del traffico e fanno perdere trenta secondi? Per non perdere un minuto nei due svincoli dobbiamo rinunciare all'intervento?"
"C'è anche un'altra questione - va avanti Robaldo - che meriterebbe una risposta. Se il problema è quello della sicurezza e della necessità di ridurre la velocità, allora proprio le rotatorie possono rappresentare uno strumento utile per ottenere questo risultato. Si parla di una strada extraurbana e di un limite di 70 chilometri orari, ma se l'obiettivo è evitare velocità eccessive e ridurre i rischi, non si comprende perché una soluzione che naturalmente induce gli automobilisti a rallentare debba essere considerata necessariamente incompatibile. La discussione dovrebbe essere affrontata partendo dalle esigenze del nostro territorio, non soltanto da una lettura astratta delle caratteristiche tecniche della strada. E qui arriviamo al punto centrale. Chi prende queste decisioni? Qualcuno che a Roma magari sa a malapena dove si trovi Genova e che, comprensibilmente, non può conoscere fino in fondo la conformazione del nostro territorio, le sue criticità e i problemi quotidiani della viabilità sanremese? Noi, invece, dovremmo conoscerli. Dovremmo sapere che se perdiamo questo treno, Sanremo – o almeno la parte a Ponente della città – rischia di rimanere fuori da una viabilità finalmente più fluida. E allora i problemi che oggi conosciamo bene, dal traffico alla congestione della viabilità ordinaria, rischiano di rimanere irrisolti per sempre".
"Leggo che l'iter non è ancora concluso - termina - e questa è una notizia importante. Significa che la partita, evidentemente, non è ancora finita. Mi auguro quindi che chi, forse con troppa fretta, ha condiviso questa scelta possa riprendere in mano il boccino e tornare a condurre la partita. Una partita nella quale dovranno certamente essere considerate le esigenze di chi potrebbe subire dei danni o vedere coinvolti i propri terreni, ma nella quale dovrà essere tenuto presente anche l'interesse complessivo della città. È necessario trovare un equilibrio, non scegliere semplicemente tra una parte e il resto di Sanremo. Parliamo di un risultato che la città aspetta da più di 40 anni, praticamente da quando venne iniziato il primo lotto dell'Aurelia Bis. Non è un dettaglio e non è una questione che possa essere affrontata con leggerezza. La mia non vuole essere una semplice critica, destinata a lasciare il tempo che trova. Vuole essere, piuttosto, uno sprone al sindaco e all'amministrazione comunale, ma anche ai semplici cittadini come me, affinché possano sostenere una scelta e dare forza a chi ha il compito di difendere il nostro territorio e la nostra città. L'obiettivo, insomma, non deve essere quello di contrapporre chi vive al Solaro o in via Semeria al resto di Sanremo. La città deve riuscire a tenere insieme le diverse esigenze, tutelando chi potrebbe essere penalizzato dall'opera ma senza perdere di vista il beneficio che una viabilità più efficiente potrebbe portare a migliaia di cittadini. Se davvero l'iter non è concluso, allora questo è il momento di intervenire. Perché un'opera attesa da oltre quattro decenni non può essere ridimensionata senza che Sanremo abbia fatto tutto il possibile per portarla a casa nella forma più utile e sostenibile per il territorio".