Dopo sedici anni di vicende giudiziarie, l'ex vice sindaco e consigliere regionale Alessio Saso ottiene una decisione che segna un punto di svolta nella sua storia personale e pubblica. La Corte d’Appello di Genova ha infatti riconosciuto che non vi è stato alcun comportamento riconducibile a favori nei confronti della ‘ndrangheta, chiudendo un capitolo che ha profondamente inciso sulla sua vita. Saso sottolinea con forza l’impatto di questa lunga vicenda: “Oggi la Corte d’Appello di Genova mi ha restituito ciò che mi era stato tolto sedici anni fa: la mia dignità.”
Il passaggio giudiziario arriva al termine di un percorso lungo e complesso, durante il quale – secondo quanto dichiarato – l’accusa ha influenzato in modo significativo la sua vita professionale, politica e personale. Sedici anni descritti come un periodo di progressivo logoramento della reputazione e delle opportunità. Saso ribadisce inoltre un punto centrale della sua posizione difensiva: “La Corte ha riconosciuto che non ho mai favorito in alcun modo la 'ndrangheta. Mai.” Emerge anche il riferimento alle conseguenze non recuperabili del tempo trascorso, pur a fronte dell’esito favorevole: un danno definito “irreparabile”, che nessuna sentenza può cancellare, ma che viene parzialmente compensato dal riconoscimento giudiziario.
Un ruolo importante nella difesa è stato attribuito all’avvocata Sabrina Franzone, indicata come figura costante nel percorso giudiziario e nel sostegno alla strategia difensiva. Saso conclude esprimendo gratitudine verso chi gli è rimasto vicino in questi anni difficili, sottolineando la volontà di guardare avanti senza il peso delle accuse che hanno segnato oltre un decennio della sua vita.














