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Attualità | 20 maggio 2026, 07:03

Sanità territoriale, la FIMMG contro il decreto Schillaci: “Rischio isolamento e crisi della medicina”

Dura presa di posizione dei medici di famiglia in provincia: “Riforma imposta senza confronto, penalizza territori fragili e cittadini”

Sanità territoriale, la FIMMG contro il decreto Schillaci: “Rischio isolamento e crisi della medicina”

La medicina territoriale ligure alza le barricate contro la bozza del cosiddetto “Decreto Schillaci” sul riordino dell’assistenza primaria. La FIMMG Imperia, attraverso il segretario provinciale Dott. Nicolò Moraglia, esprime infatti un “fermo e totale rifiuto” del provvedimento ministeriale, ritenuto pericoloso per il futuro della sanità territoriale e per il rapporto diretto tra medico e paziente.

Secondo il sindacato dei medici di medicina generale, il decreto viene respinto sia nel metodo sia nel merito, perché considerato lesivo dell’autonomia professionale e della capillarità delle cure sul territorio. La prima critica riguarda le modalità con cui il testo sarebbe stato presentato. Per la FIMMG si tratterebbe di una modifica radicale del contratto di lavoro “calata dall’alto ope legis”, senza alcun reale confronto con le organizzazioni sindacali. Una scelta definita addirittura “ai limiti della costituzionalità”. La categoria chiede invece l’apertura di un tavolo ufficiale di contrattazione per il rinnovo dell’Accordo Collettivo Nazionale, attraverso un formale atto di indirizzo.

Al centro della contestazione vi è poi il cosiddetto “doppio canale”, che affiancherebbe al tradizionale rapporto convenzionato un sistema complementare di lavoro dipendente gestito dalle Regioni. Per i medici di famiglia questa soluzione comporterebbe una perdita di autonomia organizzativa e decisionale, con una conseguente riduzione del tempo effettivamente dedicato alla cura dei pazienti. Ma non solo. Secondo la FIMMG, dietro il nuovo modello si nasconderebbe anche il rischio di una progressiva apertura ai privati e alle assicurazioni sanitarie. Nel comunicato viene citato il precedente dell’emergenza territoriale dell’ex 118, dove – secondo il sindacato – la stabilizzazione dei contratti dipendenti non avrebbe risolto le carenze di personale, aumentando invece il ricorso alle cooperative private.

Altro punto particolarmente critico riguarda l’obbligo per i medici di garantire almeno sei ore settimanali di attività nelle Case della Comunità. Una misura che, secondo la FIMMG Imperia, rischierebbe di svuotare gli ambulatori periferici, soprattutto nelle aree interne. La situazione viene definita particolarmente delicata nella provincia di Imperia, caratterizzata da entroterra fragile, viabilità complessa e grandi distanze dagli ospedali. In molti piccoli comuni il medico di famiglia rappresenta infatti l’unico presidio sanitario realmente accessibile. “Obbligare i professionisti a spostarsi nelle strutture centralizzate significa frammentare l’assistenza”, denuncia il sindacato, sottolineando il rischio concreto di isolamento sanitario per le comunità più vulnerabili e di un aumento degli accessi impropri ai Pronto Soccorso.

Forti perplessità anche sulla previsione contenuta nel decreto che porterebbe alla decadenza degli Accordi Integrativi Regionali attualmente in vigore. In Liguria l’ultimo AIR era stato firmato appena il 16 dicembre 2025, al termine di una lunga trattativa. Per la FIMMG si tratta di uno “schiaffo alle trattative locali”, giudicando inaccettabile l’ipotesi di azzerare accordi appena sottoscritti per ridefinire i processi di spesa. La tensione, intanto, sale a livello nazionale. Il sindacato parla apertamente del rischio di “estinzione della medicina generale” e conferma lo stato di agitazione permanente. I dirigenti provinciali sono stati convocati a Roma per il 13 giugno e, in assenza di un confronto con il Ministero della Salute, non viene esclusa la proclamazione di uno sciopero nazionale.

La FIMMG ribadisce infine la propria disponibilità a sostenere innovazione e modernizzazione della sanità territoriale, comprese le Case della Comunità, ma avverte: non può avvenire a discapito del rapporto fiduciario con i cittadini e della tutela dei territori più fragili.

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