Potrebbe arrivare lunedì prossimo uno dei passaggi decisivi di una delle vicende giudiziarie più seguite degli ultimi mesi nel Ponente ligure. In tarda mattinata, davanti al tribunale di Imperia, è infatti in programma la discussione del rito abbreviato nel procedimento legato all'aggressione avvenuta nella notte di San Silvestro 2024 a Bordighera ai danni di Andrea Oliva, titolare del bar Night & Day. Secondo quanto filtra dagli ambienti giudiziari, non sarebbero previste discussioni particolarmente lunghe e non è escluso che, al termine dell’udienza, possa arrivare già la sentenza del Gup Flavio Tovani. Al momento non vi sono conferme ufficiali, ma la possibilità di una decisione nella stessa giornata resta concreta.
Il caso aveva profondamente colpito la comunità di Bordighera e l’intero comprensorio. Secondo la ricostruzione accusatoria, Oliva sarebbe stato colpito con tre pugni al volto da Caesar Postu, cittadino moldavo residente in città. L’episodio si consumò all’interno del locale durante la notte di Capodanno. Le conseguenze per la vittima furono pesantissime: Oliva riportò gravi lesioni e venne ricoverato in ospedale. Nel corso delle prime fasi del procedimento, una valutazione iniziale aveva ipotizzato che il gesto potesse essere maturato come reazione a una provocazione, interpretazione contestata con fermezza dalla parte offesa e dai suoi legali. Il processo si sta celebrando con rito abbreviato, formula richiesta dalla difesa dell’imputato, rappresentata dall’avvocato Massimiliano Orrù, e che consente la decisione sulla base degli atti raccolti durante le indagini, senza il dibattimento ordinario.
Nei mesi scorsi si è inoltre costituito parte civile l’avvocato Marco Bosio, in rappresentanza del padre di Oliva – sia come genitore sia come amministratore di sostegno del figlio – oltre che della madre e della sorella Tanja. Sul tavolo del giudice vi sono gli elementi raccolti dagli inquirenti: testimonianze, immagini di videosorveglianza e accertamenti tecnici che dovranno chiarire definitivamente dinamica dei fatti, responsabilità e conseguenze penali.
A scuotere ulteriormente l’opinione pubblica, nelle ultime ore, è stata la lunga e intensa lettera pubblicata sui social da Tanja Oliva, sorella della vittima. Un racconto drammatico che ripercorre quanto accaduto e soprattutto le conseguenze devastanti di quella notte.
“Oggi scrivo con la voce spezzata e con la determinazione di chi non può più tacere. Scrivo per mio fratello Andrea, per ciò che era prima di quella notte e per ciò che la violenza gli ha portato via per sempre. Scrivo perché la sua storia non venga dimenticata, perché nessuno possa voltarsi dall’altra parte fingendo che tutto questo non sia accaduto. La notte del 31 dicembre 2024, ha stravolto la sua vita. Andrea stava lavorando nel suo bar come sempre, con la gentilezza e il sorriso che lo contraddistinguevano. In pochi secondi all’improvviso, un cliente lo ha aggredito con tre pugni violentissimi, colpi sferrati con tecniche da arti marziali. Tre pugni che hanno provocato una gravissima emorragia cerebrale e un coma prolungato con danni neurologici irreversibili. Tre pugni che hanno distrutto per sempre la sua vita, e ferita per sempre quella dei suoi familiari".
Il racconto entra poi nel dettaglio del lungo calvario affrontato da Andrea Oliva dopo l’aggressione: “Da allora Andrea ha vissuto un calvario che nessuno merita.
Mesi in coma, mesi in rianimazione in cui ogni giorno ci veniva ripetuto che non sarebbe sopravvissuto. Sedici mesi di ricovero in nove ospedali diversi, sedici mesi senza nessun ritorno a casa, sedici mesi senza bere un bicchiere d’acqua a causa della disfagia, sedici mesi senza vedere il suo amato cane, sedici mesi senza poter mangiare una pizza fuori con i suoi amici, sedici mesi facendo ‘la doccia’ sdraiato nel letto antidecubito e dieci mesi senza potersi alimentare normalmente. Ad oggi continua ancora con lo svezzamento. Vive su una sedia a rotelle neurologica, ha perso il controllo del collo e del busto, paralizzato dal lato sinistro, vede solo da un occhio, ha problemi alle corde vocali, non può più cantare come amava fare. “Per essere cambiato devono utilizzare il sollevatore. Ha bisogno di assistenza continua, giorno e notte. A soli 48 anni, la sua vita è stata stravolta in modo crudele e definitivo.”
Il dolore della famiglia emerge con forza nelle parole della sorella: “E noi, la sua famiglia, viviamo da un anno e quattro mesi in uno strazio che non si può spiegare. Ogni giorno è una ferita nuova, ogni notte una paura che non passa, ogni mattina un dolore che non dà tregua. Andrea non è più l’uomo che era. Non è più il fratello che correva, che cantava, che abbracciava forte. La violenza gli ha portato via la voce, il corpo, l’autonomia, la libertà. Gli ha portato via la vita che si era costruito con sacrificio e amore.”
E poi la domanda che accompagna da mesi la famiglia: “Perché? Perché il colpevole è ancora in libertà??” Un passaggio che diventa anche un appello diretto alle istituzioni: “Questa ingiustizia è un peso che ci schiaccia, un’ulteriore violenza che si aggiunge a quella già subita da Andrea. Per questo oggi a gran voce, io e la mia famiglia, chiediamo alle Istituzioni di rimodulare le norme sulla violenza, di applicare le leggi con coerenza rispetto alla gravità delle conseguenze, di proteggere le vittime e la collettività.”
La lettera si chiude con un ringraziamento e una promessa: “Scrivo questa lettera, perché Andrea merita che la sua storia non venga dimenticata.
Merita verità, merita giustizia, e finché avrò voce, continuerò a raccontarla.” Parole che arrivano alla vigilia di un’udienza attesa, che potrebbe rappresentare un primo punto fermo giudiziario in una vicenda che ha segnato profondamente un’intera comunità.

















