Cronaca - 13 febbraio 2026, 07:21

Bimba morta a Bordighera, la madre davanti al giudice: “Mi farò anche 40 anni, ma la verità dovrà emergere per forza”

Interrogatorio fiume davanti al GIP di Imperia. Non convalidato l’arresto in flagranza, confermata però la custodia cautelare per omicidio preterintenzionale. La difesa: “Gravi indizi? Li valuteremo nel merito”

Bimba morta a Bordighera, la madre davanti al giudice: “Mi farò anche 40 anni, ma la verità dovrà emergere per forza”

“La verità dovrà emergere per forza”. È questa la frase che, secondo quanto riferito dai suoi legali, Manuela Aiello ha pronunciato durante l’interrogatorio di garanzia davanti al GIP di Imperia Massimiliano Botti. Una frase che segna un passaggio chiave dell’inchiesta sulla morte della figlia di due anni, ma che non cambia, almeno per ora, la sua posizione: la donna resta in carcere. L’udienza, durata circa due ore, ha prodotto un esito giuridicamente complesso: il giudice non ha convalidato l’arresto in flagranza, ma ha comunque disposto la custodia cautelare in carcere per omicidio preterintenzionale.

Il primo snodo: niente flagranza

Per la difesa, è il primo punto da evidenziare. “Il giudice non ha convalidato l’arresto in flagranza – spiegano gli avvocati Laura Corbetta e Bruno Di Giovanni – perché è intervenuto molte ore dopo i fatti e dopo accertamenti medico-legali e testimonianze. Non c’erano i presupposti della quasi flagranza che erano stati ipotizzati”.
Una decisione non automatica, che riconosce come l’arresto sia maturato dopo una fase di approfondimento investigativo e non nell’immediatezza del fatto. Ma è solo una parte del quadro.

Il nodo centrale: “grave quadro indiziario”

Il GIP ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza e un’esigenza cautelare legata al rischio di inquinamento delle prove. Secondo quanto emerso, il giudice ha evidenziato che la donna, potendo entrare in contatto con persone che hanno già reso dichiarazioni, potrebbe incidere su quelle versioni. “A nostro avviso si tratta di un’ipotesi meramente potenziale – replicano i legali –. Le esigenze cautelari dovrebbero essere concrete. Valuteremo il ricorso al Tribunale del Riesame”. La Procura, invece, ritiene che la versione fornita dalla madre sia, allo stato attuale delle indagini, smentita da diversi elementi raccolti dagli investigatori. In particolare, secondo quanto riferito dagli inquirenti, nella relazione preliminare del medico legale sarebbero state evidenziate, in questa fase, plurime lesioni sul corpo e alla testa della bambina. Tra gli elementi considerati vi sarebbero inoltre la ricostruzione degli spostamenti e la dinamica della lunga telefonata al 118.

La voce della madre: “La verità dovrà emergere”

Durante l’interrogatorio, collegata da remoto dal carcere di Pontedecimo, Manuela Aiello ha parlato per circa tre quarti d’ora. Secondo i difensori, ha risposto a tutte le domande del giudice e del pubblico ministero “in modo formalmente corretto”, apparendo molto provata. “Ha ribadito di non aver mai messo un dito addosso alla bambina”, spiegano gli avvocati. La figlia, secondo il suo racconto, era “molto vivace per l’età” ed era già andata incontro in passato a diversi episodi di cadute. Aiello avrebbe inoltre fatto riferimento alle conseguenze penali che sta affrontando. “Mi farò anche 40 anni – avrebbe dichiarato stando ai suoi legali – ma la verità dovrà emergere per forza”. Una frase che, nel contesto dell’udienza, assume il peso di una presa di posizione netta. La donna ha confermato la propria versione: la caduta sarebbe stata accidentale, e nei momenti successivi non avrebbe riscontrato segnali tali da far pensare a un pericolo imminente. I legali, nel riportare le sue parole, precisano: “Se poi quanto dichiarato corrisponda alla realtà dei fatti, non siamo noi a poterlo stabilire. Saranno gli accertamenti a farlo”.

Il punto critico: i soccorsi e le manovre

Durante l’udienza è stato affrontato anche il tema delle manovre suggerite telefonicamente dal 118. Secondo quanto riferito, il giudice avrebbe richiamato alcune modalità di intervento. La difesa, pur riconoscendo il rilievo del punto, sottolinea il contesto: “Con tre bambine che piangevano, non era una situazione semplice”.

L’autopsia, vero spartiacque

Tutto ora converge su un momento: l’autopsia, prevista lunedì mattina all’obitorio di Sanremo. “Finora si è trattato di un esame esterno del corpo – precisano i legali –. L’accertamento autoptico sarà decisivo. Solo lì si potrà chiarire la causa della morte, il significato delle lesioni e l’eventuale nesso causale”. È qui che si giocherà il primo vero confronto tecnico tra accusa e difesa. La difesa insiste: la donna è incensurata, priva di precedenti, mai seguita dai servizi sociali. “Non è mai stato contestato il pericolo di fuga”, ricordano. Per ora resta la misura cautelare. Il resto sarà materia di accertamento tecnico e giudiziario.

Andrea Musacchio

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