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Attualità | 06 febbraio 2026, 07:11

Ventimiglia, "revoca di Martinettto illegittima": il Tribunale sospende il decreto del sindaco Di Muro

Accolto il ricorso presentato dal consigliere comunale di minoranza

Ventimiglia, "revoca di Martinettto illegittima": il Tribunale sospende il decreto del sindaco Di Muro

Colpo di scena a Ventimiglia. Il giudice Andrea Canciani del Tribunale di Imperia sospende l'efficacia del decreto emesso dal sindaco Flavio Di Muro il 26 novembre scorso con cui aveva revocato Nico Martinetto dall'incarico di componente del consiglio di amministrazione della Fondazione Ernesto Chiappori.

Dopo aver letto il ricorso depositato dal consigliere comunale di minoranza Martinetto, assistito dall'avvocato Tiziana Panetta, nei confronti del comune di Ventimiglia e le memorie depositate, il giudice ha considerato come, allo stato e sulla scorta documentazione prodotta in giudizio, risultino "prima facie sussistenti tutti i presupposti necessari all'adozione di un provvedimento inaudita altera parte, quanto precede ravvisandosi la giurisdizione del giudice ordinario, la residualità dell'azione, il fumus boni iuris così come il periculum in mora". Inoltre, come "essendo la fondazione de quo pacificamente soggetto di diritto privato, non appaia, prima facie, configurabile alcun potere diretto del comune di Ventimiglia nel suo consiglio di amministrazione dovendosi fare piena applicazione delle norme statuarie così come di quelle codicistiche, senza alcuna possibilità di richiamo alla disciplina pubblicistica. Come, pertanto, sulla scorta di quanto previsto dall'articolo 9 dello statuto organico della fondazione Ernesto Chiappori, la revoca dei componenti, il Cda risulti non solo essere prerogativa dell'organico ma anche soggetta al contradittorio. Come non appaia rispettato né il disposto statutario posto a fondamento della revoca dell'amministratore né l'iter formale. Come l'ingerenza attuata dal comune di Ventimiglia sulla fondazione neppure possa essere intesa quale controllo governativo spettando tale potere esclusivamente alla Regione. Come la composizione minima del consiglio di amministrazione e la prossimità a scadere del mandato naturale di Martinetto rendano altresì urgente l'intervento sospensivo della delibera di revoca del consigliere. Come, da ultimo, il periculum in mora, debba ritenersi ulteriormente concreto in ragione dell'avvenuta convocazione del consiglio di amministrazione della fondazione quanto precede in ragione della possibilità che vengano in tale sede adottate delibere da un organo non legittimamente composto".

È, dunque, arrivata a Ventimiglia, improvvisa come un temporale estivo, la decisione del giudice che pesa come un macigno sulla politica cittadina. "Una scelta che il giudice definisce, nei fatti, priva dei presupposti necessari, adottata senza rispettare lo Statuto della Fondazione e basata su un presunto 'venir meno del rapporto fiduciario' che, secondo il Tribunale, non può essere usato come grimaldello per incidere su un ente di diritto privato. Il giudice è netto: la revoca non sta in piedi" - dice il consigliere comunale di minoranza Nico Martinetto - "Dalla lettura del decreto emergono passaggi che parlano chiaro: la Fondazione Chiappori è un soggetto privato, la revoca degli amministratori può avvenire solo secondo lo statuto con contestazioni formali e contraddittorio non per questioni politiche. Una forzatura evidente quella del sindaco, che ha portato il giudice a sospendere tutto prima che il consiglio di amministrazione della Chiappori, presieduto ora da Federico Antonio, anche lui leghista, deliberasse il prossimo 9 febbraio. La politica entra dove non dovrebbe. Molti cittadini lo avevano percepito: quella revoca sembrava più una ritorsione politica che un atto amministrativo".

Il decreto sindacale citava un episodio avvenuto in consiglio comunale durante il quale Martinetto aveva chiesto le dimissioni del sindaco. "Un dissenso politico trasformato in 'mancanza di fiducia' e la 'mancanza di fiducia' è stata trasformata in un tentativo di rimuovere un rappresentante 'scomodo'" - mette in risalto Martinetto - "Il Tribunale, con la sua decisione, rimette i paletti: le fondazioni non sono terreno di conquista politica".

Una prima vittoria, dunque, per Martinetto ma anche per le regole. "La sospensione non è una sentenza definitiva ma è un segnale forte: la legge viene prima della politica e gli incarichi non si tolgono per antipatia o convenienza o 'lesa maestà'" - evidenzia Martinetto. Per molti cittadini, questa decisione conferma ciò che Martinetto aveva denunciato da tempo e cioè che "la fondazione Chiappori non dipende da scelte del comune, fosse un atto di arroganza istituzionale, un uso improprio del potere".

Il giudice ha, inoltre, fissato, per la comparizione delle parti, l’udienza per il 10 febbraio alle 10.45. Nel frattempo, Martinetto torna nel CdA e la Fondazione Chiappori dovrà operare con una composizione regolare. "La città osserva perché questa vicenda non riguarda solo due persone: riguarda il confine tra istituzioni e potere, tra regole e prepotenza, tra rappresentanza e controllo" - conclude Martinetto - "E quando un Tribunale deve intervenire per ricordarlo, significa che quel confine è stato superato".

Elisa Colli

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