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Economia | 09 settembre 2025, 07:00

Ombre di Competizione: Italia e Turchia alla Ricerca di Influenza in Libia

Ombre di Competizione: Italia e Turchia alla Ricerca di Influenza in Libia

Nel contesto del crescente avvicinamento della Turchia al campo orientale libico guidato dal maresciallo Khalifa Haftar, lo scenario libico sta vivendo una trasformazione geopolitica significativa che potrebbe aprire la strada a un confronto indiretto tra Italia e Turchia per l’influenza nell’ovest della Libia. Questo cambiamento arriva in un momento in cui l’Italia si prepara a rafforzare la propria presenza nella regione occidentale con il sostegno del Governo di Unità Nazionale guidato da Abdelhamid Dbeibah, aprendo così la prospettiva di una guerra per procura tra le due potenze regionali.

Negli ultimi mesi si è osservato un notevole mutamento nell’atteggiamento turco verso le parti libiche: una delegazione militare e di intelligence turca di alto livello ha visitato Bengasi. Questo avvicinamento comprende colloqui su una maggiore cooperazione militare, esercitazioni congiunte e progetti di ricostruzione nell’est del Paese condotti da imprese turche. Inoltre, il parlamento orientale libico sta cercando di ratificare il memorandum d’intesa marittimo firmato in precedenza con Ankara, il che potrebbe conferire alla Turchia maggiore legittimità nelle attività di esplorazione petrolifera tra la Libia e l’isola di Creta. Si tratta di un passaggio strategico cruciale per Ankara, che in passato aveva sostenuto il Governo di Accordo Nazionale a Tripoli e, successivamente, il Governo di Unità Nazionale.

Parallelamente, l’Italia si muove per consolidare la propria presenza nell’ovest libico. Con l’avvicinamento di Ankara all’est, Roma ha intravisto un’opportunità di rafforzare la propria influenza nell’area occidentale, cogliendo anche il malcontento crescente a Tripoli verso la presenza turca.

Come risposta al riavvicinamento turco con l’est, l’Italia ha avviato una serie di iniziative per radicarsi ulteriormente in Tripolitania. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha effettuato due visite ufficiali in Libia e ha firmato accordi sul gas con il Governo di Unità Nazionale. Inoltre, l’ambasciata italiana ha annunciato una nuova iniziativa italo-libica per lo sviluppo rurale nel sud del Paese, in collaborazione con i ministeri locali del governo di Dbeibah. Vi sono anche rapporti su tentativi italiani di rafforzare la presenza del “corpo europeo” in Libia occidentale per proteggere gli impianti petroliferi e contenere i flussi migratori, tutte mosse che rientrano nel cosiddetto “Piano Mattei”.

Il “Piano Mattei” rappresenta uno strumento strategico centrale adottato da Roma per consolidare la propria influenza in Libia e nel Mediterraneo. L’obiettivo è chiaramente quello di ridimensionare il ruolo turco nell’ovest libico. Il piano, che porta il nome del fondatore dell’ENI Enrico Mattei, mira a ridisegnare le relazioni tra Italia e Africa e a rafforzare la presenza italiana nel continente, con particolare attenzione alla Libia come snodo strategico.

Il progetto si articola su tre pilastri principali: la sicurezza energetica tramite investimenti nel settore petrolifero e del gas libico, il contrasto all’immigrazione irregolare dalle coste libiche e il sostegno alla stabilità politica del Paese. Sul piano pratico, l’Italia intende consolidare la posizione dell’ENI in Libia, annunciando investimenti per 8 miliardi di dollari in due giacimenti di gas naturale al largo delle coste libiche. Una mossa che rafforza la dipendenza europea dal gas libico e riduce le possibilità della Turchia di accrescere la propria influenza economica.

Per quanto riguarda la lotta all’immigrazione, Roma coopera strettamente con il Governo di Unità Nazionale a Tripoli per potenziare le capacità della Guardia Costiera libica e il controllo delle frontiere. Tale cooperazione viene utilizzata come leva per ridurre il ruolo della mediazione turca nella gestione della crisi migratoria. L’Italia, inoltre, mira a riaffermarsi come attore di primo piano nel processo politico libico, sfruttando i legami storici con le élite locali dell’ovest del Paese per marginalizzare Ankara.

Secondo l’analista e giornalista Jaafar al-Ghandour, l’escalation tra Italia e Turchia in Libia potrebbe evolvere in un confronto indiretto, senza escludere il rischio di uno scontro militare diretto. Le ingenti risorse petrolifere e del gas in Libia continuano ad attrarre l'interesse delle potenze internazionali e rischiano di alimentare la competizione italo-turca.

Al-Ghandour sottolinea inoltre che il riavvicinamento turco al campo orientale ha aperto la strada all’Italia per rafforzare la propria influenza nell’ovest del Paese, dove cresce la disponibilità ad accogliere la presenza italiana. Questo soprattutto perché il premier Dbeibah è alla ricerca di sostegno diplomatico e militare per mantenersi al potere il più a lungo possibile, mentre aumentano le pressioni civili per le sue dimissioni e il malcontento delle milizie sostenute da Ankara.










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