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Attualità | 29 giugno 2025, 07:11

Oltre la bellezza: da Claudio Littardi storie e riflessioni sull'anima delle palme tra mistero e tradizione

Dalla loro unicità botanica al loro significato storico e culturale, il presidente del centro studi e ricerche condivide il suo profondo legame con queste piante straordinarie che plasmano il paesaggio e l'immaginario collettivo

Oltre la bellezza: da Claudio Littardi storie e riflessioni sull'anima delle palme tra mistero e tradizione

“Non voglio nascondere i miei sentimenti. Quando vedo belle palme che si ergono possenti nei giardini o mi accompagnano in ordinati filari lungo le strade della costa, sento una grande ammirazione per loro. Tra il mondo degli appassionati di piante, quelli che amano le palme sono certamente i più entusiasti. Perché si può provare una passione così forte per le palme? Perché sono belle, diceva Alain Hervé, fondatore dell’Associazione Fous de palmiers, affermando allo stesso tempo, che il motivo poteva già essere più che sufficiente". Claudio Littardi, presidente del Centro Studi e ricerche per le palme e promotore della Biennale Europea delle Palme 'Dies Palmarum' fa una serie riflessioni sulla storia e sul fascino che le palme suscitano quando si ammirano.

Mentre si osservano le secolari palme di corso Imperatrice, dello Zampillo o di corso Mazzini, che si stagliano nel cielo azzurro di Sanremo, mentre ballano con il vento, si coglie uno spettacolo di rara bellezza, un prodigio della natura, in cui si fondono forza ed eleganza. Ma cos’è una palma? "Le palme - prosegue Littardi - sanno essere enigmatiche, semplici in apparenza, ma sappiamo che sono una delle forme vegetali tra le più perfette e sofisticate. Innanzi tutto, non sono alberi! Botanicamente sono più vicine ad una piccola pianta di mais che ad un grande cipresso. Le palme nella loro continua crescita, infatti, non generano anelli del cambio, come si può osservare negli alberi, i cui tronchi aumentano di spessore durante il corso di tutta la vita. Questi, generano annualmente nuovi tessuti in grado di aumentare le dimensioni del tronco, delle radici, produrre diramazioni e di compartimentare ferite. La crescita delle palme, invece, procede soltanto in altezza, con forma colonnare, senza ramificazioni, mantenendo costante la dimensione radiale dello stipite: una stele! Ne consegue che, per determinare l’età di una palma, non possiamo ricorrere a parametri come lo spessore o l’altezza".

E' inaffidabile il conteggio delle incisioni lasciate sullo stipite dalle vecchie foglie, in quanto il numero annuale delle fronde è influenzato da fattori climatici o colturali. Le palme crescono in continuazione durante tutta la vita, fino a raggiungere il limite fisiologico. "Sono capaci di sorprendere anche per la loro sessualità, sono opportuniste e non hanno pregiudizi sessuali. Possono essere esemplari maschili o femminili separati - dice Littardi - oppure ermafrodite e talvolta, cambiare anche sesso nel corso della vita. Da sempre le palme hanno suscitato stupore e ammirazione a tutte le latitudini, sia che si tratti delle Phoenix dactylifera, del Maghreb, delle gigantesche Jubaea chilensis sugli altipiani del Cile, oppure le minute Phoenix roebelenii, lungo le rive paludose del fiume Mekong in Indocina. Le palme ci offrono una grande possibilità di impiego in giardino, a noi cogliere le opportunità tra una vasta gamma di specie e lasciarci andare alla fantasia creativa.  Il gioco dei colori può originare effetti ornamentali sorprendenti, come lo splendido azzurro delle Brahea armata della California, il grigio argento della Butia capitata, o il verde brillante della Phoenix reclinata. Cosa dire poi di un Syagrus romanzoffiana con caschi di datteri dalle tinte che sfumano dal giallo all’arancio intenso?"

Il clima è il principale fattore limitante alla loro vita. Fino agli inizi del XIX secolo si coltivavano nei giardini italiani e dell’Europa a clima mediterraneo, solo sporadici esemplari di P. dactylifera e Chamaerops humilis, ma nella Liguria occidentale, nel comprensorio di Sanremo, le palme da datteri erano conosciute e coltivate fin dal XV secolo. Una presenza storica che caratterizzava un paesaggio agrario, espressione di una fenicicoltura unica in Italia, le cui tracce residuali sono ancora manifeste nel palmeto storico del Beodo, a Bordighera.  La pratica colturale è documentata da fonti statutarie, oltre che da numerosi atti notarili di compravendita e regolamenti comunali che ne disciplinavano il commercio. La coltivazione delle palme non era finalizzata all’ornamento o alla raccolta di datteri per l’alimentazione, come verrebbe da pensare, ma bensì alla produzione di foglie per usi religiosi cristiani ed ebraici. Infatti, le foglie destinate ai riti cristiani della Domenica delle Palme e alla festa ebraica delle Capanne alimentavano un proficuo commercio in Italia e verso diverse regioni d’Europa.

Le palme affondano le radici nella storia e nella tradizione più antica della Liguria di ponente e vantano una indiscussa primazia nella caratterizzazione iconografica, con raffigurazioni del XIII secolo. "In epoca napoleonica la regione - termina Littardi - proprio per la grande presenza di palmeti, venne denominata Giurisdizione delle palme e a Sanremo riconosciuto il ruolo di capoluogo. Per tutto l’Ottocento la palma ha suscitato la costante curiosità di viaggiatori, geografi, naturalisti, scrittori e artisti.  Nessuno di loro restava indifferente alla maestosità, alla grazia, alla potente carica esotica di questa famiglia, così suggestiva, insolita e inaspettata, ma così felicemente inserita in Riviera al punto di diventarne un’icona. Al riguardo mi piace citare Italo Calvino quando descrive Sanremo: (…) 'qui, a parte le altre specie, tutto il resto è palme'."

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