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Non solo Fumetti | 23 giugno 2024, 06:30

I diritti delle donne visti attraverso il fumetto: non sono giornaletti, ma la nona arte. Chiamatela così!

I fumetti sono arte o semplice carta disegnata? Riescono a descrivere la società, le idee i costumi del loro tempo? Proviamo a dimostrarlo

I diritti delle donne visti attraverso il fumetto: non sono giornaletti, ma la nona arte. Chiamatela così!

Perché una rubrica che parla di fumetti? Sono davvero tanto importanti questi libercoli? Questi “giornaletti”?

Non è raro trovare la parola “fumetto” utilizzata con accezione negativa. Coloro che non frequentano abitualmente questa forma di comunicazione pensano che si tratti di letture destinate ai bambini, di cui gli adulti usufruiscono saltuariamente, in momenti di grande relax, di totale evasione dalla realtà, consapevoli che presto dovranno tornare alla propria vita quotidiana e alle proprie responsabilità. Non sanno che le fiere del settore sono invece affollate di collezionisti cinquanta-sessantenni.

Nel confronto politico-giornalistico, inoltre, è capitato spesso di sentire, nella foga del dibattito, uno dei contendenti accusare l’altro di “aver letto, nella sua vita, solo Topolino”. Trattando il povero Mickey Mouse come emblema di ignoranza, di scarsa cultura, di pressapochismo.

Gli stessi termini “giornaletti”, “giornalini”, con cui spesso il prodotto fumetto viene indicato, sono finti vezzeggiativi che veicolano un messaggio implicitamente degradante: roba piccola, poco importante, danno quasi l’idea dell’”usa e getta”.

Poiché ho avuto modo di realizzare storie per alcuni personaggi e per alcuni editori, non starò qui a difendere quella che, non a torto, viene definita giustamente da qualche illuminato “nona arte”. Non starò a dirvi quanto impegno, tempo, lavoro, attenzione, competenze, sono necessarie per realizzare una storia a fumetti; la mia sembrerebbe una scontata difesa d’ufficio e forse non sarebbe in grado di convincervi del valore artistico e letterario che ogni fumetto contiene. Né parlerò dei posti di lavoro e dell’indotto legato a questo media. Mi soffermerò, invece, sul suo valore storico e sociale.

L’arte descrive la realtà, ci consente di conoscere e ricostruire suo tramite le idee, gli usi e i costumi di epoche passate; contemporaneamente è in grado di descrivere il nostro tempo, la società in cui viviamo. Ebbene, la dimostrazione che il fumetto sia un’arte, sta proprio nel fatto che anche lui ha questa prerogativa. Anche nella storia più fantasiosa, più improbabile, più comica, possiamo trovare noi stessi, come eravamo e come siamo.

Prendiamo ad esempio un argomento molto attuale: la condizione della donna e il suo ruolo nella società. Il fumetto ci racconta come si è evoluta nel tempo.

Innanzitutto l’eroe principale, nel mondo delle nuvolette così come nella realtà, tranne rare eccezioni, per lungo tempo è stato maschio. Non che le eroine non ci fossero, ma anche quando dotate di superpoteri o straordinarie abilità, erano più deboli degli uomini e non mancavano di interpretare comunque il ruolo della donzella da salvare. Oggi, per fortuna, le cose sono cambiate. Perché? Perché è cambiata, o sta cambiando la società.

Possiamo constatarlo empiricamente tramite qualche esempio.

Susan Storm, la ragazza invisibile dei Fantastici 4, nel ‘69 e nell’’85

In queste vignette vediamo l’unico componente femminile dei Fantastici Quattro. Susan Storm, altrimenti detta “la ragazza invisibile”. Ai suoi esordi è piagnucolosa, un po’ imbranata, più efficiente nei lavori di casa che nella lotta al crimine. Spesso viene presa prigioniera dai nemici del quartetto e i suoi compagni sono costretti a fare doppio lavoro per liberarla e sconfiggere la minaccia di turno. Se si ribella alla sua condizione di inferiorità, son sberle.

Ora guardate. Questa è la Susan Storm di oggi (la scena è tratta dal ciclo Civil War).

Didascalia: Susan Storm nel 2007

Stessa cosa accade per la telepate degli X-Men, Jean Grey. All’inizio membro meno rappresentativo del gruppo.

Jean Grey dei primi X-Men

Poi diventa l’onnipotente Fenice.

Jean Grey oggi nei panni della Fenice

Natasha Romanoff, la Vedova Nera, negli anni ‘70 era certamente in gamba, ma anche lei non sfuggiva al ruolo della fanciulla in ostaggio del cattivo di turno.

La Vedova Nera negli anni ‘70

Oggi, lo si vede soprattutto nei film, è uno dei componenti più pericolosi degli Avengers ed è colei che, interpretata magistralmente da Scarlett Johansson, si sacrifica per consentire ai suoi compagni di salvare il mondo nel film “Avengers: Endgame” (2019).

La Vedova Nera di “Avengers: Endgame”

Ed è proprio in “Avengers: Endgame” che avviene la scena forse più femminista della storia del cinema supereroistico. Nella scena in cui Spider-Man rischia di perdere il Guanto dell’Infinito di Thanos, ecco che arrivano tutte le supereroine Marvel a dargli manforte (con relative esplosioni di urla di approvazione del pubblico al cinema documentate in diversi filmati Youtube).

Le supereroine Marvel in “Avengers: Endgame”

Ma andiamo avanti.

La vignetta qui sotto è tratta dal fumetto in cui Batgirl fa la sua prima apparizione (1966). Ha salvato Batman e Robin da una trappola in cui un avversario li aveva imprigionati. Gli eroi maschi però (e gli autori che mettono loro in bocca le parole) si affrettano a precisare che, anche se non fosse intervenuta, Batman sarebbe comunque riuscito a neutralizzare la trappola. Anzi, stava per farlo, lei lo ha preceduto di pochissimo.


Batgirl nell’episodio in cui fa la sua prima apparizione

Sull’evoluzione di Batgirl ci sarebbe molto da dire, per l’argomento che stiamo affrontando qui è più utile coinvolgere anche Batwoman (un altro personaggio femminile legato al pipistrello), che ha avuto una sua serie tv (2020) in cui addirittura sostituisce Batman e protegge Gotham City.

La Batwoman della serie tv qui interpretata dall’attrice Ruby Rose

Supergirl in passato non ha vissuto situazioni da donzella in pericolo, ma per decenni è rimasta piuttosto in ombra. Venne addirittura fatta morire nel 1985, nella miniserie “Crisi sulle Terre Infinite”, per seguire la scelta editoriale di rendere di nuovo Superman l’unico sopravvissuto alla distruzione del pianeta Krypton. E’ tornata prepotentemente alla ribalta negli ultimi anni, grazie anche alle 6 stagioni della serie televisiva omonima in cui viene interpretata da Melissa Benoist.

La morte di Supergirl

E in Italia? Beh, la riscossa delle donne da noi è rappresentata senza dubbio da Eva Kant, la compagna di Diabolik. Già rivoluzionaria sin dalla sua prima apparizione nel numero 3 della serie (1963), in cui salva Il Re del terrore dalla ghigliottina, cresce negli anni fino ad acquistare un carattere e un’identità molto forti. Da spalla diventa compagna, un ruolo che la mette alla pari del suo uomo e che lei rivendica con decisione.

Questo aspetto del rapporto tra Lady Kant e Diabolik è stato evidenziato anche nei recenti film realizzati dai Fratelli Bross, attraverso l’interpretazione di una straordinaria Miriam Leone.

Eva Kant rivendica il suo ruolo

Qualcuno potrebbe pensare che permanga una forma di maschilismo nel modo in cui le eroine, soprattutto le super-donne americane vengono molto spesso rappresentate: forme procaci, abiti aderenti e scollati. La punta dell’iceberg la toccò, nel 2014, Milo Manara con la copertina di un albo di Spider-Woman. La polemica però si spense in breve tempo. Il fatto è che il lettore identifica il supereroe soprattutto con la prestanza fisica, per cui anche i maschi della categoria indossano tute aderenti, oppure abiti molto… estivi. Per non parlare di Superman che soltanto negli ultimi tempi ha capito che le mutande vanno indossate sopra i pantaloni, non sotto. A parte le battute, in termini di abbigliamento e rappresentazione possiamo dire che la parità dei sessi viene abbastanza rispettata.

Ecco dunque dimostrata la tesi di partenza. Non abbiamo a che fare con un media esclusivamente rivolto ai bambini, ma con una forma d’arte in grado di descriverci, di raccontarci, anche con senso critico quando necessario, esattamente come fanno la letteratura, il cinema, la musica, la pittura.

Questa breve e per forza di cose incompleta disamina di come si è evoluta la condizione femminile sulle pagine disegnate è soltanto un esempio. Se ne potrebbero citare altri, di casi, innumerevoli, in cui gli eroi e le eroine di carta fanno riferimento in qualche modo a temi di attualità e di costume.

Non sono giornaletti. E’ arte.

La nona arte. Chiamatela così.
 

Appuntamento alla prossima settimana.

Thomas Pistoia

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