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Economia | 22 settembre 2022, 16:49

Cannabis legale in Italia: dobbiamo imparare dall’Europa?

Quando si fa riferimento alla cannabis, si genera ancora molta confusione, sia a livello pratico, sia a livello di conoscenza legislativa in merito

Cannabis legale in Italia: dobbiamo imparare dall’Europa?

Quando si fa riferimento alla cannabis, si genera ancora molta confusione, sia a livello pratico, sia a livello di conoscenza legislativa in merito. Di certo, qualcosa comincia a muoversi e, negli ultimi anni, si è assistito a una maggiore presa di consapevole da parte dei consumatori e del mondo politico sul tema: al centro dell’attenzione si è collocata quella varietà di cannabis che, per composizione chimica, non può essere definita una sostanza psicoattiva e che, proprio perché leggera, poteva essere tollerata. Da qui, la definizione di cannabis light.

Nonostante questo primo riconoscimento, lo stato della legge italiana fatica a tenere il passo con le norme adottate altrove in Europa, come evidenzia il rigetto della proposta di referendum sulla depenalizzazione della cannabis light. Alla luce di quest’ultima decisione della Consulta dei giudici, bisogna fare il punto a proposito della natura della canapa leggera e dello stato delle leggi italiane ed europee in merito.

Le potenzialità della cannabis light

Data la nuova sensibilità dimostrata da consumatori e produttori nei confronti della marijuana light, non deve sorprendere che esistano molti studi volti ad analizzare le proprietà della canapa e dei suoi derivati. Si tratta di studi di varia natura, tesi a isolare le diverse varietà di canapa, come quelle che sbocciano da semi cannabis autofiorenti e che possono dare risultati apprezzabili sotto il punto di vista qualitativo e sotto quello legislativo. Infatti, se la qualità del prodotto è certamente gradita al consumatore finale, il criterio da rispettare per la circolazione nei grow shop fisici o digitali resta comunque di tipo legislativo.

È il legislatore a distinguere, sotto il profilo chimico, la cannabis light dalla marijuana illegale, isolando dunque un prodotto che può circolare con una discreta ma non assoluta libertà, e su cui si sono concentrati molti studi che ne avrebbero rivelato un enorme potenziale, in termini medici e ricreativi. Il riferimento va qui a quelle ricerche che avrebbero dimostrato come la canapa leggera, povera di quel principio, il tetraidrocannabinolo THC, che la renderebbe psicoattiva, non sia capace di creare dipendenza, né di alterare lo stato fisico e mentale del consumatore.

Al contrario, la forte presenza di cannabidiolo CBD nella marijuana leggera, garantirebbe al prodotto proprietà analgesiche e lenitive tali da permettere un’applicazione in campo medico e sportivo. Le proprietà calmanti del CBD si rivelerebbero inoltre utilissime per contrastare ansia e panico, nonché insonnia e disturbi dell’umore di varia natura; il tutto, senza alcun effetto di tipo stupefacente. Questi elementi lasciano intendere l’enorme potenziale che potrebbe essere innescato se la diffusione della cannabis procedesse lungo la strada già avviata in Italia, con la legge 242/2016.

Lo stato della legge in Italia

È proprio la legge n. 242/2016, entrata in vigore il 14 Gennaio 2017, a regolare e tollerare la coltivazione e la vendita di canapa sativa light, ossia con una concentrazione di THC tra lo 0,2% e lo 0,6% e una più forte percentuale di CBD. L’introduzione del concetto di canapa leggera e la tolleranza del legislatore nei suoi confronti hanno portato alla nascita di grow shop online e offline, dando il via a una crescita economica il cui volume copre i 44 milioni di euro l’anno.

La legalizzazione tuttavia ha trovato un primo e importante blocco nel momento in cui la Consulta giudiziaria ha bloccato la richiesta di un referendum sulla depenalizzazione della canapa leggera. Considerando quei dati che indicano un depotenziamento del narcotraffico illegale dell’11% nelle aree dove sono stati aperti grow shop e punti vendita di marijuana light autorizzati, la conferma delle pene attuali per la coltivazione casalinga e il consumo privato è arrivata come un fulmine a ciel sereno, per quei consumatori che si aspettavano un maggiore allineamento allo stato legislativo europeo.

In breve, sono confermate la detenzione da 2 a 6 anni e le sanzioni dai 26.000 ai 260.000 euro, per chiunque possieda o coltivi privatamente quantità di marijuana superiori ai limiti imposti nel 2019, ma è tollerata l’assunzione di cannabis tramite prodotti farmaceutici o oli e derivati prodotti dai principali rivenditori autorizzati di canapa.

Lo stato della legge in Europa

Nel resto d’Europa, invece, manca ancora un’armonia complessiva in fatto di legalizzazione della marijuana leggera, ma sono chiare delle linee di tendenza più avanzate rispetto a quelle italiane. Basti guardare al Lussemburgo, che ha depenalizzato l’uso privato di cannabis già nel 2001 e ne ha legalizzato le applicazioni mediche nel 2018, dimostrandosi così diretto verso la strada della legalizzazione completa. Una situazione simile vive l’Austria, mentre i Paesi Bassi hanno intrapreso la strada della tolleranza più aperta già negli anni ’90, depenalizzando il consumo di canapa e tollerandolo apertamente nei coffee shop.

Depenalizzazione e utilizzo in ambito medico caratterizzano allo stesso tempo Repubblica Ceca e Belgio, mentre solo la Francia si ritrova con una situazione legislativa incerta, più simile a quella italiana. Infine, la situazione spagnola è frammentata, diversificandosi nelle diverse regioni, alcune delle quali sono più tolleranti verso il consumo di cannabis, mentre altre lo hanno già depenalizzato.

Richy Garino

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