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Al Direttore | 21 giugno 2020, 09:36

Il Casino di Sanremo dagli esposti anonimi durante la Grande Guerra al tempo del Coronavirus

Ecco un altro pezzo di storia raccontata dal nostro lettore Pierluigi Casalino

Il Casino di Sanremo dagli esposti anonimi durante la Grande Guerra al tempo del Coronavirus

Esposti anonimi pervenuti al Ministero dell'Interno nel febbraio del 1917, e trasmessi per opportuna indagine al Prefetto di Porto Maurizio, denunciavano lo svolgersi del gioco d'azzardo su vasta scala a Sanremo e a Ospedaletti. Gli esposti rappresentavano ‘la dubbia moralità e sicurezza’ del gioco praticato, in particolare nel Casinò di Sanremo (ma anche in altri casinò autorizzati nella Riviera Ligure), oltre che la disonestà degli stessi concessionari delle case da gioco e del mondo che ruotava intorno ad esse. Tutto ciò trovava, secondo gli esponenti, motivo di particolare riprovazione soprattutto alla luce del grande sforzo del Paese nel conflitto in atto. E veniva criticato il fatto che per ‘cooperare alle finanze dei comuni, si rovinino delle persone, mentre viceversa ne ritraggono vantaggio  i concessionari’.

Basti notare, era riportato in uno di tali esposti, che ‘nella scorsa estate il concessionario del Casinò di Salsomaggiore, che è poi quello attuale di San Remo, guadagna lire 1.300.000 dando il gran compenso di lire 300 giornaliere. Una cosa faccio rilevare: che se non vi fossero queste autorizzazioni, ne mancherebbe l'occasione e quindi questo denaro, così malamente speso, potrebbe venire in miglior modo ridistribuito a vantaggio del Paese’. In altra a analoga denuncia al Dicastero dell'Interno, si chiedeva ‘perché voi italiani versate il vostro denaro alle Banche? Perché sottoscrivere il Prestito Nazionale al 5,56 per cento per la vittoria, se a Sanremo e ad Ospedaletti si aprirono due Istituti di credito i quali, concludendo affari... ricevono qualunque somma all'interesse del 100 per cento? Mentre i nostri bravi soldati spargono il loro sangue per la grandezza della Patria, a Sanremo il biscazziere Lurati (ex cameriere) e ad Ospedaletti il caffettiere Fratini ebbero l'autorizzazione di aprire le loro banche, offrendo grandi facilitazioni e, finanche, manifestazioni di arte, beneficenza, mondanità, sport ecc. Perché dunque soffrire quando si può trovare dei banchieri che vi danno finanche del riscaldamento e sfarzosa luce gratis, nonché del buon cioccolato (non mancando lo zucchero vini prelibati e orgie pompeiane? Parlando ieri con un tale, questi mi assicurava di aver lasciato alla Banca Lurati presso il Casinò di Sanremo oltre 70 mila lire al baccarà e alla roulette! Anzi, per non essere derubato in ferrovia, gli fu imposto di lasciare il bagaglio all'Hotel e presso un angelo custode un anello di brillanti. Ma via finiamola una buona volta o ignobili biscazzieri. Le vostre beneficenze fatte a scopo subdolo in questi sacri momenti sono degne del peggiore disprezzo. Si dice che avete elargito delle somme alla Croce Rossa; se ciò è vero il Conte Della Somaglia con quale dignità avrebbe ricevuto i vostri denari? Impunemente poi si dice che abbiate dato dei buoni bocconi ad un sindaco, ad un deputato e ad un Prefetto per ottenere la concessione del Governo di esercitare i vostri lupanari allo scopo di fare commercio alla Riviera Ligure e affinché gli abituati dei luoghi climatici invernali non passassero a Ventimiglia. Queste scuse non han fondamento perché la nostra Riviera anche in altri tempi non ebbe bisogno delle ignobili attrazioni. Cosa dovrebbero dire quei poveri commercianti di Venezia e di altre città? Come poi possibile varcare il confine se i consoli sono rigorosissimi a concedere il lasciapassare se non con documenti urgenti di affari? E' l'ora che il governo provveda contro questi sfacciati biscazzieri che disonorato l'Italia’.

Il clima suscitato da tali esposti proibizionisti fini per condizionare le autorità al punto da vietare in toto il gioco, con il risultato di incidere negativamente sulle presenze della clientela in Riviera. Il Casino di Sanremo, una autentica perla dell'art nouveau, inaugurato nel1905, fu testimone dell'ultima parabola della belle  époque. Le sue sorti riuscirono, tuttavia, a superare le campagne esasperatamente moralistiche del periodo  bellico e immediatamente successive al conflitto. Nel Ventennio, infatti, la casa da gioco sanremese ritornò in auge e fu autorizzata dallo Stato al suo esercizio, allo scopo di tener testa alla temibile concorrenza dei casinò della vicina Francia, che comportava un calo della clientela nella Città dei Fiori. Al termine della tragedia della seconda guerra mondiale, il Casinò riprese l'attività. Un'attività che in questi mesi ha trovato nel coronavirus un  nuovo e più insidioso avversario, riuscendo tuttavia a risorgere ancora una volta. Come una delle tante immagini di questa città in cerca di rilancio dopo la pandemia.

Pierluigi Casalino.

Redazione

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