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INFERMIERE E SALUTE | 24 maggio 2020, 06:00

Non diamo i numeri: 32.486, 228.006 e 203. Il coronavirus è questo oggi

La nostra Città sta tornando alla normalità, con l’incipit che tutta l’economia deve ripartire ma è importante una riflessione.

Non diamo i numeri: 32.486, 228.006 e 203. Il coronavirus è questo oggi

Per fortuna, e per ora, la pandemia si sta allentando e così anche i numeri relativi ad essa.

La nostra Città sta tornando alla normalità, con l’incipit che tutta l’economia deve ripartire ma è importante una riflessione.

32.486

228.006

203

Che numeri sono? A cosa si riferiscono? Penso che se fossero i numeri del superenalotto sareste più entusiasti ed attenti.

Questi sono numeri che tutti noi dobbiamo tenere a mente, e non dimenticare  mai . Perché rappresentano uno dei nostri momenti più tragici dopo le guerre, e tutti racchiusi in circa tre mesi.

228.006 le persone che si sono ammalate del virus. 32486 sono i deceduti

203 sono i caduti sul lavoro, tra tutto il personale sanitario che ha dato la vita per salvare più persone possibili.

Forse a molti di voi sembreranno numeri esigui, forse qualcuno, pensa,” c’è di peggio”, e molto probabilmente sono quelli che girano in Città senza mascherina, senza distanziamento o col la mascherina sotto il mento o sotto il naso .

Evidentemente persone che non hanno realizzato bene l’elevata pericolosità del virus e di tutto ciò che esso ha cambiato nel nostro quotidiano.

In prima persona, seppur con le dovute cautele, ho messo a rischio la mia vita per salvare più persone possibili... ci chiamavate “eroi”, o forse era l’entusiasmo del momento?, perché,  pare, che di noi vi siate già dimenticati : perchè dico ciò?! Il motivo è semplice  : con i vostri comportamenti sbagliati  non onorate tutti i morti: i padri, le madri, i fratelli,i miei colleghi.

La Fase 2 non è un timer per  cattivi comportamenti, è , se volessimo usare un eufemismo, la nostra “libertà vigilata”, la nostra capacità di capire l’importanza dei comportamenti corretti, di applicarli e di farli comprendere.

Andare in giro senza le mascherine non è da persone responsabili, tutt’altro. Potrebbe essere un modo potenziale per ammalarsi e fare ammalare, perchè il virus non è scomparso, è solo “addormentato” e non ci vuole nulla per risvegliarlo.

Neanche la morte fa più paura oggi? Cosa può stupire giovani e non? Nemmeno pensare che migliaia di persone hanno perso il lavoro? Che molte attività non apriranno più? Che l’Economia è in ginocchio, colpita al cuore? I comportamenti scellerati di pochi, possono portare al disastro di tantissimi.

Noi non abbiamo tolto le armature, abbiamo vinto una battaglia ma non la guerra, e dobbiamo essere pronti nel caso il virus riparta. Lui non chiede  permesso o per favore, non   fa capire il come e il  quando: gli scienziati possono prevedere, immaginare  come si comporterà COVID-19, allo stesso modo in cui un sismologo può prevedere se un vulcano erutterà o ci sarà un terremoto.

Si sa che prima o poi succede, e noi ?  vogliamo farci trovare impreparati? Non è servita a nulla la paura di questi mesi? Vogliamo essere reclusi per altro tempo? Vogliamo vedere chiusa una dopo l’altra tutte le vetrine? Aspettiamo che camion dell’Esercito passino in centro in un silenzio surreale? Tutto ciò non è accaduto all’altro capo del mondo, è successo dietro casa nostra!e dentro uno di quei camion ci potevano essere noi o i nostri cari, vi fa stare bene questa previsione? A me NO! Sapendo che nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa, mi fa veramente arrabbiare.

Si parla tanto di prevenzione, la chiediamo in tempi non sospetti, una radiografia, una visita e quando ci sono enormi ritardi giustamente  ci arrabbiamo ,  :Ora  possiamo essere protagonisti della nostra salute: abbiamo  un mezzo, la mascherina,abbiamo il distanziamento e le mani pulite .. tutti l’hanno, ma non tutti l’usano.. e allora che dire? Davanti a questi fatti, si rischia di nuovo il lock down e le persone che devono lavorare per mangiare? E le persone che lottano per vivere? Volete gettare alle ortiche la vostra vita?

Se non capiamo questo, è inutile chiamarci eroi, perché non lo siamo, siamo esseri umani, e, se non capiamo tre semplici regole, è inutile chiamarla vita, perché potrebbe davvero durare un attimo.

Roberto Pioppo

 

 

 

 

 

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Compito dell’infermiere è la somministrazione della cura, il controllo dei sintomi e la cultura all’ Educazione Sanitaria.

 

                                                                                                          Roberto Pioppo

 

Roberto Pioppo

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