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Eventi | 21 ottobre 2015, 15:05

Maurizio Pelli, la cucina italiana 7 stelle per emiri e nababbi

A Dubai il prossimo 27 ottobre protagonista l’italian food. Manca la ricetta del coniglio alla ligure.

Maurizio Pelli

Maurizio Pelli

Mentre a Milano si avvia alla conclusione l’Expo 2015, che ha celebrato l’eccellenza della gastronomia italiana, la cucina del Belpaese prepara le valige per trasferirsi a Dubai, dove dal 27 ottobre al 5 novembre si svolgerà l’Italian Cuisine World Summit, giunto alla sua settima edizione.

Non è la prima volta che Dubai, paese che rappresenta uno dei centri economico-finanziari più importanti a livello internazionale,  ospita questo summit, un simposio di altissimo livello con l’obiettivo di valorizzare l’italian style anche attraverso la gastronomia. La rassegna, promossa per la prima volta a Hong Kong nel 2008 dalla Food and Travel Communications, in poco tempo si è imposta come una delle più importanti occasioni di promozione della gastronomia italiana a livello internazionale. A questa edizione saranno presenti ben 25 chef Stelle Michelin ed alla serata di gala nel prestigioso Marriott Marquis Dubai prenderanno parte 170 chef, tra i quali 15 operanti a Dubai e 10 di ristoranti italiani nel mondo.

Dubai ha una particolare predilezione per la nostra tavola, basti pensare alle oltre duecento attività di ristorazione made in Italy presenti oggi nella metropoli, dove i nostri chef rappresentano dei veri e propri ambasciatori dei prodotti enogastromici Made in Italy.

Testimone e protagonista di questa realtà è il “private chef” Maurizio Pelli, che ho incontrato recentemente a Sanremo, condividendo con lui una splendida serata alle Macine del Confluente di Badalucco.

La conversazione con uno chef gourmand, che delizia emiri e nababbi con piatti della dieta mediterranea a base di pasta, pesce, verdure e originali zuppe di legumi, permette di scoprire il valore della cucina italiana nel mondo. Maurizio di origini piemontese, dopo aver lavorato come imprenditore in Lombardia, ha lasciato i panni del fortunato businessman trasferendosi nel nuovo Eldorado rappresentato dagli Emirati Arabi. Grazie alla sua esperienza e al fiuto dell’uomo di marketing in pochissimo tempo si è accorto che anche nel deserto il prodotto più richiesto è l’Italian Style, soprattutto a tavola. In pochi anni si è affermato come ambasciatore del gusto,  chef di grande talento e testimonial delle nostre  tradizioni culinarie. L’intervista di 5 pagine, che gli ha dedicato il magazine Ahlan Gourmet  nello stesso numero con altri top restaurant di DUBAI, seguita dalle più recenti interviste con BBC GoodFood magazine e New You, ne hanno confermato il successo internazionale. In Italia si è affermato, conquistando la prima pagina del Corriere della Sera non solo come chef, ma come testimone nella polemica internazionale che ha coinvolto un ristoratore italiano con la blogger Samantha Wood.

Oggi opera con uno staff che, oltre a personale di cucina e di sala, comprende una sommelier americana, specializzata in vini italiani, un barman e una pianista e violinista russe, specializzate in Rakmaninoff piano & violino, con tanto di piano mezza coda consegnato a domicilio.

La copertina della prima edizione

 

Il suo successo deriva dall’autenticità delle ricette attinte dalla cucina tradizionale italiana, che lui adora e che gli ha ispirato il libro  ”Fettuccine Alfredo, spaghetti bolognaise & Caesar salad”, un testo che spiega la nostra cucina a chi non è italiano. Un testo, pubblicato in lingua inglese, giunto alla seconda edizione, e che riscuote successo non solo fra gli stranieri. Nel libro con ironia e rigore l’autore svolge una critica severa dei tanti luoghi comuni all’estero della nostra cucina ed ai tanti chef pseudo-italiani che spacciano per italiano ciò che italiano non è. Il suo lavoro consiste nel prendere possesso delle cucine dei clienti e creare fantastici piatti all’insegna del sapore e del gusto italiano, offrendo i migliori prodotti del nostro bel paese in menù che sono molto ambiti dalla ricca clientela di Dubai.

Il segreto della sua cucina, lo spiega con un sorriso: pochi ingredienti, ma di grande qualità. Le preparazioni sono il frutto di una ricerca meticolosa delle materie prime, non sempre facili da reperire, il mercato di Dubai è molto esigente, ma ha una enorme disponibilità di denaro. I prodotti italiani di base sono regolarmente importati , per quelli di nicchia si trovano presso i top restaurant e poi ci sono sempre gli amici che vanno e vengono tra DUBAI e l’Italia e qualcosa di speciale lo portano sempre .

Anche se nato e vissuto al nord, preferisce la cucina del sud Italia, quella con l’olio extravergine di oliva e i profumi delle erbe aromatiche e delle spezie.  Ma non bastano solo gli ingredienti migliori e di qualità, il tocco in più sono i nuovi accostamenti sempre all’insegna della tradizione.

Si sente un giramondo felice, contento di aver trasformato il suo hobby per la cucina in un lavoro: pur avendo imparato a cucinare tardi dopo i 20 anni, si è affermato grazie alla passione, che, lo ripete spesso, è l'unico elemento che fa la differenza.

In attesa della versione italiana del suo primo libro, mi anticipa che si prepara a pubblicarne un altro sulla "Cucina di bordo".  La cucina sugli yacht oggi è di norma costosa e di pessima qualità, vini straordinari sono accompagnati da piatti scadenti. Il suo sogno è immaginare una cucina di qualità anche a bordo, coniugando classe ed eleganza. Non vuole rassegnarsi all’idea che non sia possibile mangiare bene anche su uno yacht.

A Sanremo viene spesso una o due volte all’anno, Nizza è regolarmente collegata con Dubai. La cucina ligure lo affascina, ama il coniglio alla ligure,  di cui sta cercando la ricetta tradizionale, non riuscendo a darsi pace che ogni locale proponga un coniglio alla ligure sempre diverso.  Ha trovato ottimo quello preparato da Giancarlo, ma era una rivisitazione della tradizione.

 

Gigi il sommelier della locanda lo ha stupito con un Ormeasco di cascina Nirasca. Maurizio è rimasto entusiasta, chiedendone qualche bottiglia per i suoi amici. Chissà se il nettare della cantina di Pieve di Teco saprà resistere al caldo degli emirati.

La chiaccherata con lui spazia su diversi temi, compreso l’expo di Milano che non lo ha appassionato per nulla, gli olandesi e gli inglesi parlano di un insuccesso, forse non è solo invidia; e poi come si fa a nutrire il pianeta con la Coca Cola e a prezzi altissimi? Detto da uno che vive a Dubai, la cosa fa riflettere.  

Le giornate del summit trascorreranno tra gare di cucina, cene d’autore, masterclass e degustazioni…. Se volete potete seguirlo cliccando qui

In primavera Maurizio tornerà a Sanremo,  gli ho promesso una bottiglia di Ormeasco e la ricetta originale del coniglio alla ligure. Per il vino, nessun problema, l’amico Marco Temesio della cascina Nirasca mi ha garantito la fornitura; per la ricetta ho ancora qualche mese di tempo per trovarla.  Giancarlo Borgo chef e Gigi il patron della Locanda delle Macine mi aiuteranno sicuramente nella ricerca e nella realizzazione.

Infine un grande grazie a Lorenza e Luigi Cremona, che hanno  organizzato l'incontro con Maurizio e regalato questo interessante e importante momento.

 

Claudio Porchia

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