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Attualità | 13 febbraio 2015, 21:48

Sanremo: Nicola Gratteri e 'Musica contro le Mafie' chiudono il Festival della Legalità e delle idee

Gratteri ha analizzato il fenomeno mafioso e affermato, per chiunque pensasse ancora il contrario, quanto questo sia ancora terribilmente attuale e in continua evoluzione.

Sanremo: Nicola Gratteri e 'Musica contro le Mafie' chiudono il Festival della Legalità e delle idee

Studiare è la vostra unica arma di riscatto, ma non per prendere sei, altrimenti siete già perdenti. Agli studenti a cui insegno dico sempre che se al primo esame universitario non vanno oltre il 18 o il 20 è ora di cambiare strada, non pensate di laurearvi cosi, perché quella laurea sarà la vostra tomba, vi toglierà il respiro. Proseguite con l'università solo se a quel primo esame prenderete tra il 27 e il 30. Siate seri con voi stessi, chiunque ce la può fare, io sono figlio di contadini e ce l'ho fatta, quindi ce la potete fare anche voi.”

Ha concluso così il suo intervento Nicola Gratteri in un Teatro del Casinò gremito per la terza ed ultima giornata del Festival della Legalità e delle idee. Moltissimi gli studenti e i giovani presenti, a cui quelle parole probabilmente rimarranno impresse a lungo.

Una tre giorni che ha visto interventi di altissimo spessore, culminata con l'intervento del Procuratore aggiunto di Reggio Calabria e consigliere della Commissione parlamentare Antimafia, che ha presentato il suo ultimo libro “Male lingue”, titolo emblematico che sta ad indicare i codici usati dalla 'Ndrangheta per comunicare tra gli affiliati. Gratteri ha analizzato il fenomeno mafioso e affermato, per chiunque pensasse ancora il contrario, quanto questo sia ancora terribilmente attuale e in continua evoluzione.

La mafia è oggi più forte e più ricca di prima e c'è solo una spiegazione a questa forza: la debolezza delle istituzioni. Nel credo sociale, purtroppo, le mafie sono oggi più credibili perché danno risposte laddove lo Stato ha smesso di farlo, questa è una cosa da non sottovalutare.”

Quando gli si chiede se si può credere ancora nella legalità, sposta l'attenzione sui giovani e sulla famiglia: “Il nostro approccio nei confronti dei ragazzi non deve essere quello della morale, bisogna parlare di convenienza, si deve spiegare cosa potrebbe accadere loro dal punto di vista processuale, parlare di fatti. Incominciamo a parlare di quanto guadagna un estorsore o un corriere di cocaina e iniziamo a dire loro che è lo stesso identico stipendio di un panettiere o di un artigiano; con la differenza che quest'ultimo molto spesso arriva a casa arrabbiato e preoccupato se le cose vanno male, l'estorsore o il corriere tornano a casa tranquilli, ma se il panettiere resterà sempre un uomo libero, i collaboratori mafiosi potranno vedersi prelevati da casa e incarcerati per dieci anni o addirittura uccisi. Di questo dobbiamo parlare ai ragazzi, non possiamo soffermarci sulla morale.”

In tutto questo devono avere un ruolo centrale, molto di più di quanto non abbiano ora, la famiglia e la scuola “perché siamo pessimi genitori, siamo una generazione che consegnerà ai nostri figli un mondo peggiore di quello che abbiamo trovato”.

A chiudere il pomeriggio il documentario “Musica contro le Mafie”, un progetto che mette insieme artisti italiani di ogni provenienza.

Le canzoni non possono cambiare il mondo diceva Bob Dylan, è vero, ma quanto meno possono essere una colonna sonora per poter essere diversi, per sperare. La musica è sempre stata in prima linea nella lotta alle mafie, ma ha quasi sempre fatto da colonna sonora delle lotte di quegli uomini che nell'immaginario comune sono diventati degli eroi. Musica contro le Mafie vuole andare oltre, attuando una piccola rivoluzione attraverso la forza dirompente della musica, delle sue parole e dei suoi protagonisti, con l'intento di non far sì per forza che si associno le canzoni a degli eroi, ma che questa aiuti a sensibilizzare la società, senza nascondere che quel che tratta è ancora estremamente attuale. La musica italiana contro le mafie, a cui non si può e non si deve rassegnarsi.

Non a caso questi tre giorni di Festival della Legalità sono stati costellati da momenti musicali estremamente significativi: ieri con il live di Stefano “Cisco” Bellotti, oggi con giovani cantautori come Federico Cimini, Valentina Amandolese e Maurizio Capone, Quest'ultimo fondatore dei Bungt Bangt. Capone è conosciuto soprattutto come ideatore, e costruttore di strumenti musicali ricavati da materiali riciclati o d'uso comune, è capace di far suonare una quantità di oggetti come veri e propri strumenti musicali. Questa capacità oltre a sfociare nel progetto BungtBangt, gli ha dato la possibilità di entrare nel mondo della didattica attraverso un percorso trasversale.

La sua 'chitarra di Jimi Hendrix' costruita con una scopa, una molla e una corda da basso, ha acceso il Teatro del Casinò e accompagnato il finire di un Festival della Legalità e delle idee che, nella settimana in cui parlare di Festival potrebbe voler dire solo una cosa, sembra davvero aver lanciato il più forte e puro messaggio di legalità che è arrivato estremamente chiaro al pubblico presente, potere indiscutibile della musica, a prescindere dalla tipologia degli strumenti. 

Simona Della Croce

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