La febbre del Festival di Sanremo ha contagiato anche Badalucco, vicinissimo centro a pochi minuti di macchina dalla città dei fiori nella vicinissima valle Argentina. Il panificio più antico del paese ha allestito una vetrina in omaggio alla rassegna della canzone italiana, che nasconde un piccolo segreto.
Andiamo con ordine, la vetrina ha al suo centro, da questa mattina un paio di pagnotte a forma di chiave di violino. In un angolo troneggia un vecchio grammofono, risalente agli anni settanta. Tutto intorno a pioggia una ventina di quarantacinque giri in vinile. La creativa della panetteria, rinomata per il suo ottimo pane di boragine, è la titolare dell'attività Gisella Marvaldi, discendente di quel Marvaldi che più di cento anni fa fece nascere nella vicina via ponte il forno, poi spostato nella su sede attuale di via Cristoforo Colombo.
"In un vecchio baule in casa ho trovato questi dischi con le loro copertine ingiallite - spiega - alcuni dei quali rari, come "La bella gigogin" interpretata da Gigliola Cinquetti. Poi questa notte ho fatto cuocere nel forno alcuni pani ispirati al festival". - E veniamo al curioso episodio che si cela dietro alla singolare iniziativa - "È un ricordo della mia infanzia, quando la panetteria era gestita dai miei genitori - rivela- ma per una questione di privacy non posso fare il nome reale del protagonista".
Lo chiameremo così "Bacicin" anche se molti a Badalucco lo ricordano "Bacicin non aveva proprio disponibilità finanziarie - racconta Gisella - ma aveva una grande passione per la canzone italiana. La sua ricchezza era rappresentata da un fonografo e dai 45 giri che dopo il festival andava a comprare in un negozio di Sanremo".
I dischi venivano ascoltati e riascoltati a tutto volume per ore da Bacicin, "Quando non erano più nella sua personale hit parade e aveva fame ma pochi soldi in tasca veniva al forno - ricorda Gisella- e in cambio di qualche pagnotta lasciava un 45 giri. Con la comprensione dei miei che sapevano che non navigava certo nell'oro". Così questa vetrina di paese parla del festival, ma anche di una storia di pane e solidarietà. Di un tempo che non c'è più.
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