Politica - 28 giugno 2013, 14:56

Sanremo: i defibrillatori, il loro uso e l'importanza di averli in città. Intervento della dott.ssa Daniela Aschieri

Sanremo: i defibrillatori, il loro uso e l'importanza di averli in città. Intervento della dott.ssa Daniela Aschieri

Non accennano a diminuire le polemiche intorno ai defibrillatori, dopo l'ultima risposta di Leandro Faraldi, direttore sanitario della Croce Verde e Consigliere Comunale a Sanremo. Questa volta è la dott.ssa Daniela Aschieri, presidente ed ideatrice del Progetto Vita Piacenza, ad intervenire sulla questione e per fornire alcune precisazioni su queste importanti apparecchiature.

“Un progetto di defibrillazione precoce è un progetto che vede la stretta collaborazione tra un referente medico, un gruppo di volontari, possibilmente appartenenti ad una associazione no profit, un centro di formazione e il 118. In particolare la mission di una onlus che si occupa di un progetto di defibrillazione precoce come sarà Progetto Vita Sanremo è quella di provvedere, laddove i defibrillatori semiautomatici non vengono donati ad enti pubblici e/o privati, ma vengono “donati” alla popolazione, di occuparsi del loro mantenimento, attraverso la sensibilizzazione della popolazione e la raccolta fondi finalizzata alla manutenzione della rete dei defibrillatori esistenti, all’acquisizione di nuovi, al mantenimento e ampliamento della formazione della popolazione".

"Credo vi sia una grande confusione su come funzioni un DAE (defibrillatore automatico esterno) - aggiunge la dott.ssa Aschieri - e quali siano le caratteristiche proprie di questi strumenti per le quali da oltre 20 anni vengono affidati a personale non sanitario (cosiddetto laico) o ad uso pubblico. Cerchiamo di fare chiarezza. Chi può utilizzare un DAE (defibrillatore automatico esterno)?Chiunque può, dopo un breve corso di formazione, utilizzare un DAE in quanto questi apparecchi salvavita eseguono automaticamente la diagnosi una volta accesi (basta un semplice tasto per accenderli o direttamente l’apertura del coperchio). Non ricade sull’utilizzatore la responsabilità della correttezza della diagnosi né la responsabilità della erogazione dello shock elettrico (solo la sua erogazione in sicurezza)".

"Infatti il defibrillatore esegue la diagnosi di “fibrillazione ventricolare” o “tachicardiaventricolare” (che sono le uniche due cause di arresto cardiaco in cui il defibrillatore può servire) e solo in questo caso (unicamente in questo) il defibrillatore si “carica” attraverso il suo generatore intero e si predispone ad erogare la scarica elettrica. La diagnosi automatica viene fatta dal DAE attraverso l’analisi dell’elettrocardiogramma del paziente attraverso un sofisticato algoritmo di riconoscimento che è lo stesso presente nei defibrillatori automatici interni (ICD) che vengono quotidianamente impiantati a centinaia di pazienti a rischio di arresto cardiaco. - aggiunge - Sulla diagnosi automatica i DAE, soprattutto se hanno la doppia approvazione della FDA americana e della Comunità Europea (CE), non hanno margine di errore. Non c’entra niente il 'battito cardiaco', la diagnosi viene effettuata dalla attività elettrica del cuore grazie ai due “elettrodi” adesivi che l’utilizzatore applica al torace del paziente...". 

"In cosa consiste la manutenzione? DAE praticamente non richiedono manutenzione perché fanno autotest automatici giornalieri, settimanali e mensili segnalando con “i led” e messaggio vocale, l’eventuale presenza di un problema tecnico.- precisa la presidente Aschieri - Nel qual caso vanno mandati alla ditta produttrice per un controllo, e in un buon progetto di defibrillazione vengono sostituiti da un DAE “muletto” in attesa del loro ritorno, per non lasciare sprovvista la sede da cui vengono spostati. Unica accortezza è provvedere al cambio degli elettrodi dopo il loro utilizzo, dopo 2 anni (tempo di scadenza) e la batteria (monouso e non ricaricabile) generalmente dopo 4 anni (anche il suo esaurimento viene segnalato automaticamente dal dae). Per questo un Progetto organizzato mantiene, in condivisione con il 118 elenco dei DAE, loro sede, loro numero di serie e anche scadenza elettrodi e batteria per potere avere la situazione sotto controllo. La manutenzione straordinaria in 15 anni di esperienza non mi è mai stata chiesta dalle aziende che hanno fornito DAE al progetto Vita di Piacenza".

"Ecco perché nasce Progetto Vita Sanremo, un progetto che verrà seguito dallo staff di Progetto Vita Piacenza e da me come referente medico per risolvere problemi di mia competenza. L’obiettivo? E’ semplice. Provare a riportare gli stessi risultati della quindicennale esperienza di Piacenza anche a Sanremo e cercare di garantire al massimo la funzionalità del sistema, per non vanificare gli sforzi fatti sino ad oggi dalla onlus Nuovo Ritmo del Cuore di Sanremo e dal Comune di Sanremo. - afferma - A Piacenza il progetto Vita è nato dalla intuizione e volontà del prof. Alessandro Capucci, attualmente ordinario di Cardiologia della Università di Ancona, e dal gruppo dei volontari della Ass. Il Cuore di Piacenza".

"Come attuale presidente e responsabile medico di progetto Vita Piacenza, vorrei portare un contributo effettivo al 118 di Imperia che non può, come già a Piacenza, farsi carico di costi e organizzazione che vanno oltre alla attivazione della chiamata, ai corsi di formazione, al coordinamento laddove possibile dei defibrillatori territoriali. Acquistare DAE senza un coordinamento operativo oltre a quello organizzativo del 118 richiede a mio avviso esperienza e una onlus di supporto, come per Sanremo è “Nuovo Ritmo nel Cuore di Sanremo”. Senza questo si rischia di vanificare sforzi e credibilità di tanti gruppi e associazione che credono nei progetti di defibrillazione precoce ma che non riescono a raggiungere risultati".

"Non servono teche allarmate per chiamare il 118, è sufficienza un semplice cellulare che tutti possediamo, ma la tecnologia sta procedendo verso sistemi di teche allertate e connesse al 118 con possibilità di parlare direttamente attraverso il DAE con l’operatore della Centrale che può essere in questo modo di aiuto sul soccorso. A Monza ne hanno già installate una decina. - prosegue la dott.ssa Ascieri - Oggi le chance di sopravvivere da un arresto dipendono anche dai defibrillatori capillarmente distribuiti sul territorio, dalla presenza di una cultura del soccorso nella popolazione, dal soccorso medico avanzato che a causa dei fisiologici lunghi tempi della ambulanza raramente riesce ad arrivare entro 4-5 minuti, il tempo necessario per sopravvivere indenne da un arresto cardiaco".

"Oggi nessuno può contestare, date le evidenze scientifiche internazionali, che la defibrillazione precoce ben organizzata aumenta la sopravvivenza da arresto cardiaco, i tempi sono ben maturi per un cambiamento culturale che ancora in Italia non è all’avanguardia con la tecnologia a disposizione. A Piacenza la sopravvivenza da fibrillazione ventricolare è triplicata da quando vi è Progetto Vita, grazie alla collaborazione con volontari e 118, a 410 DAE sul territorio e tanta voglia di cambiare la cultura.- conclude - Negli impianti sportivi dotati di un defibrillatore in 15 anni si sono salvati 88% dei casi di arresto cardiaco, mentre solo il 25% dei casi laddove il defibrillatore non era presente. Perché tutti oggi possono salvare una vita. Come dice lo slogan di Trenta ore per la Vita: non servono supereroi...".

Stefano Michero

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