“Per tutto quello che hanno fatto a favore della terza città della mia provincia e di tutta la zona a ridosso del confine con la Francia, mi sento di rivolgere, a titolo personale, a nome dell'Istituzione che rappresento e come Coordinatore provinciale dell'Italia dei Valori, il mio più sentito grazie al Comitato Provinciale di Imperia della Croce Rossa Italiana ed al suo Presidente Vincenzo Palmero”.
Con queste parole l'avvocato Gabriele Cascino, allo stesso tempo Assessore Regionale allo Sport e Responsabile provinciale imperiese dell'Italia dei Valori, intende dimostrare tutta la gratitudine che si deve a chi, sacrificando lavoro, famiglia e tempo libero, ha permesso, dall'inizio dello scorso mese di Marzo ad oggi, che la prevedibile ondata di arrivi a Ventimiglia di clandestini tunisini sbarcati a Lampedusa e diretti, almeno nelle intenzioni, in Francia, Belgio ed Olanda, non si tramutasse in un'invasione segnata dall'anarchia assoluta. Difficili furono soprattutto i primi giorni quando, su ordine del Ministro degli Interni transalpino Claude Geant, i primi extracomunitari magrebini che si presentavano dalle parti di Mentone venivano rapidamente fermati dalle forze dell'ordine francesi e riammessi senza tanti complimenti in Italia. Respinti, i magrebini si fermavano a bivaccare nel corridoio dell'ex Dogana francese alla Stazione internazionale di Ventimiglia con le tragiche conseguenze sotto il profilo igienico- sanitario che ben si possono immaginare. Fu così che, allertati dalle Autorità locali e dai Consiglieri ed Assessori regionali originari dell'Imperiese, il Ministero degli Interni d'intesa con la Protezione civile decise di aprire un centro d'accoglienza nell'edificio del Parco ferroviario merci che sorge nella frazione ventimigliese di Bevera già sede, sino a non molti anni fa, della Caserma dei Vigili del Fuoco della Città di confine.
La gestione del centro fu affidata dalla Prefettura di Imperia al Comitato Provinciale della Croce Rossa che allestì il refettorio, dotato di efficienti cucine da campo, i dormitori ed un munito presidio sanitario. Il centro, che funziona ogni notte dalla sera del giorno precedente alla mattina di quello successivo, agli inizi di giugno verrà smantellato: la sua funzione è terminata e l'emergenza tunisini si può dire che sia conclusa. Le cifre relative al suo funzionamento sono imponenti. Trecentocinquanta interventi in infermeria, 4700 giornate di permanenza, 1100 persone transitate: sono cifre che rivelano l'importanza dell'attività svolta, senza contare i quasi quattromila cestini da viaggio consegnati in stazione ai tunisini transitanti che preferivano non fermarsi a Bevera. “ Si sono trovati a soddisfare le esigenze di questi magrebini ben 925 volontari della Croce Rossa, splendidamente coordinati dal Presidente Palmero e dai suoi aiutanti”, tiene oggi a sottolineare l'Assessore Cascino che poi prega di considerare “ l'alta maturità dimostrata dai ventimigliesi durante i giorni, anche quelli più cupi, dell'emergenza”. In questi due mesi Ventimiglia ha vissuto giornate pesanti come quando quattro manovali romeni ubriachi a Torri uccisero un padre di famiglia intervenuto a difesa del figlio. Fu un episodio indipendente dall'emergenza tunisini ma con essa coincise. Nonostante tutto ciò mai i locali si dettero a recriminazioni, anche violente, di stampo razzista: oggi come più di dieci anni fa al tempo dell'invasione dei curdi. Segno di una cittadinanza matura.














