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Speciale elezioni Sanremo | 20 maggio 2019, 07:25

Edward Lear, il Cimitero Monumentale di Sanremo e la letteratura fantastica: il punto di vista politico del candidato consigliere Alberto Guglielmi Manzoni

"Il Cimitero Monumentale della Foce è un bene da salvaguardare, un gioiello da custodire: alcuni personaggi sepolti in questo luogo hanno storie incredibili"

Alberto Guglielmi Manzoni

Alberto Guglielmi Manzoni

“Venerdì scorso alle 21 si è svolto al Teatro dell’Opera del Casinò di Sanremo un bellissimo concerto per pianoforte a 8 mani con eccellenti pianisti della Scuola Respighi”. Così esordisce il candidato consigliere Alberto Guglielmi Manzoni, il quale continua: “L’evento è stato organizzato e promosso da vari club service del territorio per raccogliere fondi in vista del restauro della tomba di Edward Lear sepolto nel Cimitero Monumentale della Foce. Il teatro non era molto gremito ma i presenti hanno apprezzato i brani eseguiti e l’abilità dei musicisti.

Il Cimitero Monumentale della Foce può essere considerato un esempio di multiculturalismo e integrazione tra i popoli che senza dubbio hanno caratterizzato la Sanremo a cavallo tra Otto e Novecento, considerate le numerose tombe che vi si trovano di cittadini inglesi, russi, tedeschi, ebrei e di persone di differenti credi religiosi. Il Cimitero della Foce versa in condizioni critiche ma è bene ricordare che l’amministrazione Biancheri in questi anni ha provveduto alla messa in sicurezza e sistemazione delle zone più deteriorate dal tempo e con bonifica dall’amianto. Sono stati stanziati oltre 200 mila euro per un primo lotto relativo al lavoro di rifacimento delle arcate perimetrali. L’intenzione è quella di proseguire con ulteriori lavori e stanziamenti di risorse economiche. Sempre in questi ultimi anni, associazioni locali, club service e privati si sono nondimeno mobilitati per dare una mano in termini di pulizia e agibilità di alcune zone dello stesso cimitero. Un aiuto concreto poi, stando a quanto emerso dalle ultime notizie, potrebbe provenire dalla Federazione di Russia in quanto nel cimitero ci sono 130 sepolture russe e il Ministero degli Esteri russo intende prendersi cura delle memorie dei cittadini russi sepolti lontano dalla loro patria.

Edward Lear ha vissuto a Sanremo e vi è morto quando nella Città dei Fiori soggiornava, per motivi di salute (in quanto affetto da cancro alla laringe) il principe ereditario e futuro Kaiser Federico III di Germania, ospite a villa Zirio, e quando, nello stesso periodo, si trovava a Sanremo, per motivi di lavoro (impegnata a redigere articoli sui movimenti dell’illustre ospite tedesco), la giornalista e scrittrice Matilde Serao, di madre greca e padre napoletano, corrispondente del ‘Corriere di Napoli’ nella città matuziana. Quali e quante belle personalità si sono trovate a vivere o a transitare contemporaneamente a Sanremo alla fine dell’Ottocento e a cavallo dei due secoli. Chissa’ se si sono conosciute, se hanno avuto modo di incrociarsi o conversare per la strada, nella sala di qualche albergo o in occasione di eventi mondani: in molti casi non ci è dato sapere questo, ma è bello e curioso pensarlo.

Alla fine dell’Ottocento, nella zona del Berigo, zona di ponente cara agli inglesi, visse appunto il famoso artista e scrittore Edward Lear (1812-1888), pittore di paesaggi (‘landscape painter’). È noto anche per i suoi racconti spiritosi e per i suoi componimenti poetici in rima e nonsense (chiamati in inglese ‘limericks’) che era solito spesso illustrare. Dopo una vita dedicata ai viaggi e all’arte, Lear decise di stabilirsi nella cittadina ligure. Fece costruire villa Emily (al cui posto si trova oggi un condominio), dal nome della moglie dell’amico e poeta Alfred Tennyson. In seguito, constatato che davanti alla sua villa avevano eretto un grande albergo (si tratta dell’ex albergo West-End Astoria) che lo aveva privato del panorama, fuggì in Brianza. Il nebbioso e freddo clima lombardo, tuttavia, lo angustiò e non era certo di giovamento alla sua salute: lui che aveva seri problemi di cuore, ed era pure epilettico, asmatico e con la vista debole. Tornò a Sanremo e questa volta comprò un terreno molto vicino al mare e vi fece costruire una nuova casa che chiamò villa Tennyson, in omaggio al suo poeta preferito. La nuova abitazione era identica, fin nei minimi particolari, alla precedente: in questo modo il suo amato gatto Foss non sarebbe stato disorientato dal cambiamento. Nel frattempo, aveva provveduto a mettere in vendita villa Emily che diventò pensione e fu ribattezzata villa Verde. Villa Tennyson - non più esistente - sorgeva, con buona approssimazione, dove si trova ora la piscina dell’imponente e sontuoso Hotel Royal (dunque dinanzi all’albergo), presso cui lo stesso Lear ebbe a soggiornare più volte quando era in fase di costruzione la villa e quando rimase senza la servitù, a seguito della morte del fedele amico, servitore e cuoco greco di origine albanese Giorgio Kokali. Anche la tomba dell’amato gatto Foss dovrebbe trovarsi sotto la piscina dell’albergo. Il 29 gennaio 1888, dunque, Lear morì, nella sua seconda villa, dopo una lunga malattia al cuore che lo affliggeva sin dal 1870, assistito soltanto dalla signora Hassall, moglie del suo medico. E il medico in questione era il celebre Arthur Hill Hassall (1817-1894), medico, chimico e microscopista biologo inglese di notevole prestigio e fama internazionale. Fu lui che fondò l’Ospedale Nazionale per i malati di tubercolosi polmonare a Ventor, nell’isola di Wight, che fu uno dei primi sanatori moderni. E si potrebbero riempire pagine e pagine nel raccontare fatti e vicende di questi personaggi. Tanto Kokali quanto Hassall sono sepolti, anch’essi, nel Cimitero Monumentale della Foce”.

Conclude Guglielmi Manzoni: “E ricordando l’inglese Edward Lear - che, tra le altre cose, nel 1846 fu invitato a corte per dare lezioni d’arte alla regina Vittoria (suocera di Federico III), la quale disegnava da quando era bambina e che nei numerosi viaggi riempì i propri taccuini di disegni e acquarelli, facendo tesoro delle tecniche e dei suggerimenti pittorici avuti dallo stesso Lear -, si potrebbe organizzare, nei cosiddetti periodi di ‘morta stagione’, uno o più eventi con appassionati e cultori di letteratura fantastica e fantascientifica, genere oggi noto con il nome di ‘steampunk’ (‘steam’ in inglese significa vapore, il che ci riporta alle macchine a vapore, simbolo della Rivoluzione industriale della seconda metà dell’Ottocento). Con questa espressione si designa un movimento artistico e culturale nato tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta del secolo scorso, e che sta prendendo piede in varie zone d’Europa ed è presente anche nella nostra Italia. I cultori di steampunk si ispirano all’atmosfera e alla temperie culturale dell’epoca vittoriana. Fonte di ispirazione per loro sono i romanzi di Jules Verne, Herbert G. Wells, Conan Doyle ed Edgar Allan Poe. Amano giocare con contraddizioni storiche e tecnologie, mettono insieme allucinazioni storiche e universi paralleli, immaginando ‘come sarebbe il passato se il futuro fosse accaduto prima’, e quando si incontrano amano vestirsi in modo stravagante, in stile vittoriano. Si tratta solitamente di persone dai quarant’anni in su, di istruzione medio-alta o elevata, con una certa disponibilità economica, che non hanno problemi a viaggiare e amano la storia, l’arte, le cose belle e i piaceri della vita. Chi li conosce bene, sostiene che quando organizzano eventi o convegni arrivano in massa, occupando alberghi e pensioni. Potrebbe essere questo uno spunto, una piccola idea per portare gente nella nostra Sanremo nei periodi di minor flusso turistico e portare (perché no) una ventata di novità, rievocando ed omaggiando un grande artista inglese dell’epoca vittoriana, quale è stato appunto Edward Lear, personaggio simbolo di ironia, stravaganza e creatività”.

CSPE

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