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Cronaca | 07 novembre 2026, 08:01

Camporosso, occupano una casa vuota di Arte per non finire in strada con i figli: assolti i genitori

La vicenda risale all'agosto 2023, quando una famiglia con due bambini piccoli si era ritrovata senza un'abitazione e in gravi difficoltà economiche. Il giudice Gamba ha accolto la tesi difensiva dell'avvocato Maria Gioffrè: "Il fatto non sussiste"

Camporosso, occupano una casa vuota di Arte per non finire in strada con i figli: assolti i genitori

Una situazione di grave difficoltà economica, due bambini molto piccoli e il rischio concreto di ritrovarsi in mezzo alla strada. Si è conclusa con un'assoluzione la vicenda giudiziaria che ha coinvolto una famiglia di Camporosso, composta da padre, madre e due figli, finita a processo per aver occupato un alloggio di proprietà di Arte (Azienda Regionale Territoriale per l'Edilizia). Ieri, al termine della discussione, il giudice Gamba ha assolto entrambi i genitori, difesi dall'avvocato Maria Gioffrè, con la formula "perché il fatto non sussiste". Una decisione che ha tenuto conto della particolare situazione in cui si trovava il nucleo familiare e delle circostanze che avevano portato a quella scelta.

I fatti risalgono all'agosto del 2023, quando la famiglia si era ritrovata con il contratto di locazione in scadenza e una situazione economica particolarmente complicata, aggravata dalle conseguenze del periodo post Covid. Il marito lavorava come cameriere, ma poteva contare soltanto su impieghi a chiamata, senza quindi una continuità lavorativa e una sicurezza economica sufficienti a garantire serenità alla famiglia. In quel momento i figli avevano appena uno e tre anni. Di fronte alla prospettiva di non avere più un tetto sotto cui vivere, i genitori avevano cercato aiuto rivolgendosi direttamente al sindaco di Camporosso, Davide Gibelli, e ai servizi sociali, nella speranza di trovare una soluzione per evitare di finire in strada con i bambini.

Nel frattempo, la famiglia aveva trovato riparo in un alloggio di Arte che risultava vuoto. L'ingresso nell'abitazione era avvenuto senza effrazione e, soprattutto, i genitori avevano deciso di non nascondere quanto fatto, autodenunciandosi direttamente al sindaco. Gibelli, per la propria posizione istituzionale, aveva provveduto a presentare denuncia, come atto dovuto, ma parallelamente si era attivato per cercare una soluzione. Il primo cittadino aveva infatti preso un appuntamento con Arte proprio con l'obiettivo di individuare una possibile strada per aiutare il nucleo familiare e affrontare una situazione che coinvolgeva anche due bambini in tenera età.

Con il passare del tempo, la situazione familiare aveva iniziato a migliorare, soprattutto sul fronte lavorativo. L'uomo era infatti riuscito a sistemarsi professionalmente, superando almeno in parte le difficoltà che avevano caratterizzato il periodo precedente. La vicenda giudiziaria, tuttavia, aveva proseguito il proprio corso. Lo scorso luglio erano stati ascoltati i testimoni e, nella giornata di ieri, si è arrivati alla discussione conclusiva davanti al giudice Gamba. L'avvocato Maria Gioffrè ha ricostruito il contesto nel quale era maturata l'occupazione dell'alloggio, evidenziando le condizioni di particolare fragilità economica e familiare e la necessità di evitare che due bambini così piccoli si ritrovassero senza una casa.

Al termine del procedimento è arrivata la decisione di assoluzione per entrambi i genitori, con la formula piena "perché il fatto non sussiste". Una conclusione che mette fine a una vicenda nata in un momento di forte difficoltà e che ha visto una famiglia cercare una soluzione abitativa in una situazione di emergenza. A distanza di oltre tre anni da quei fatti, il quadro è cambiato: il padre ha trovato una maggiore stabilità lavorativa e i genitori possono lasciarsi alle spalle anche il peso del procedimento penale. Resta il significato umano di una storia nella quale, dietro una vicenda giudiziaria, c'erano soprattutto le difficoltà di una famiglia con due bambini piccoli e il timore di perdere un luogo in cui vivere.

Carlo Alessi

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