Oltre 3 milioni di euro di ricavi non dichiarati e due società formalmente registrate in Bulgaria, ma di fatto amministrate dall'Italia per beneficiare di un regime fiscale più vantaggioso. È il risultato di una complessa operazione di polizia economico-finanziaria condotta dalla Guardia di Finanza di Imperia, che ha individuato un presunto meccanismo di evasione fiscale internazionale nel settore del commercio online di prodotti elettronici.
L'attività investigativa, portata a termine dai militari del Gruppo di Imperia, ha riguardato un soggetto economico che operava attraverso due imprese, costituite in successione temporale e formalmente di diritto bulgaro. Secondo quanto ricostruito dalle Fiamme Gialle, la struttura societaria sarebbe stata artificiosamente predisposta da una persona fisica, alla quale viene ricondotta l'ideazione del sistema evasivo. Le società, pur risultando formalmente localizzate all'estero, avrebbero avuto in realtà il proprio centro decisionale e gestionale nel territorio italiano.
Le verifiche hanno permesso di accertare che la sede della direzione effettiva e la gestione ordinaria delle due imprese erano in Italia, per tutti i periodi d'imposta sottoposti a controllo. In particolare, gli investigatori hanno ricostruito il luogo in cui venivano assunte le decisioni strategiche e dove si svolgevano concretamente le attività di amministrazione e gestione corrente. Elementi che, al di là della sede formale dichiarata in Bulgaria, avrebbero dimostrato il collegamento fiscale delle società con l'Italia.
L'indagine ha richiesto anche un approfondimento sul piano giuridico, considerando i principi dell'Unione Europea in materia di libertà di stabilimento, sanciti dagli articoli 49 e 54 del Trattato sul Funzionamento dell'Unione Europea. I finanzieri hanno quindi verificato che l'eventuale applicazione della normativa italiana sull'esterovestizione fosse compatibile con tali principi, che tutelano la possibilità per le imprese di stabilirsi e operare negli Stati membri. La limitazione di questa libertà è infatti giustificata quando si è in presenza di costruzioni puramente artificiose, prive di una reale sostanza economica e finalizzate a sottrarsi alla normale imposizione fiscale.
Determinante è stata anche l'analisi della Convenzione contro le doppie imposizioni tra Italia e Bulgaria, sottoscritta a Sofia nel 1988. La normativa prevede che, ai fini dell'individuazione della residenza fiscale delle imprese, assuma particolare rilevanza il luogo in cui si trova la sede della direzione effettiva. Per ricostruire la reale operatività delle società, la Guardia di Finanza ha acquisito informazioni dalla piattaforma Amazon, successivamente incrociate con i dati estratti attraverso un'acquisizione forense dal computer personale dell'amministratore.
Proprio dall'incrocio di questi elementi sarebbe emerso il presunto sistema di esterovestizione societaria: le due imprese sarebbero state amministrate dall'Italia, ma formalmente localizzate in Bulgaria attraverso una struttura artificiosa, con l'obiettivo di sottrarsi agli obblighi previsti dall'ordinamento tributario nazionale e beneficiare di un trattamento fiscale più favorevole.
La ricostruzione della reale capacità contributiva ha consentito di individuare ricavi non dichiarati per oltre 3 milioni di euro. L'amministratore delle società è stato quindi deferito all'Autorità giudiziaria per il reato di omessa dichiarazione, ferma restando la presunzione d'innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva. L'attività ispettiva ha inoltre portato alla chiusura di due partite Iva che, secondo quanto accertato, sarebbero state utilizzate per schermare i redditi effettivamente conseguiti sul territorio nazionale.
L'operazione si inserisce nell'attività di contrasto all'evasione fiscale condotta dalla Guardia di Finanza, con particolare attenzione anche ai fenomeni che sfruttano strutture societarie internazionali per sottrarre imponibili alla tassazione italiana. Un fenomeno che, oltre a determinare una perdita di risorse per le casse pubbliche, altera le condizioni di concorrenza tra le imprese, penalizzando gli operatori che rispettano regolarmente gli obblighi fiscali.
L'evasione fiscale rappresenta infatti un ostacolo allo sviluppo economico e all'equità sociale, perché compromette il rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni e riduce le risorse disponibili per i servizi pubblici e gli interventi a favore delle fasce più deboli. Un quadro nel quale si inserisce l'azione delle Fiamme Gialle, impegnate a individuare e contrastare i sistemi di evasione, anche quando costruiti attraverso articolate strutture societarie con ramificazioni internazionali.











