Otto distinti episodi di divieto di balneazione individuati tra giugno, luglio e agosto, alcuni tratti di costa interdetti per più giorni e 6.687 pernottamenti turistici in meno rispetto all'estate precedente. Sono due fotografie della stessa stagione, quella del 2026, che a Sanremo si sono sovrapposte durante i mesi di maggiore afflusso turistico. Da una parte le ordinanze sindacali, adottate in seguito ai controlli microbiologici di ARPAL o a problemi tecnici degli impianti fognari; dall'altra i dati ufficiali della Regione Liguria, che certificano una flessione degli arrivi e delle presenze rispetto al 2025. Una coincidenza temporale che non permette di stabilire un rapporto diretto di causa ed effetto, ma che solleva interrogativi sulla qualità delle acque e sulla tenuta dell'offerta balneare della città dei Fiori.
Il caldo intenso, le difficoltà economiche delle famiglie e la preferenza accordata da una parte dei vacanzieri alle località montane sono alcune delle possibili spiegazioni richiamate nel dibattito sull'andamento turistico della Riviera. Ma accanto a questi fattori, la stagione sanremese ha dovuto fare i conti anche con un problema concreto: in diversi momenti dell'estate, fare il bagno in alcuni tratti di mare è stato vietato. L'incrocio tra la cronologia dei provvedimenti e i due report dell'Osservatorio turistico regionale, aggiornati al 30 ottobre, permette di ricostruire il quadro. I dati turistici, già oggetto di precedenti approfondimenti, diventano così il contesto nel quale esaminare le criticità che hanno interessato il litorale.
Giugno, i primi due divieti dell'estate. La stagione balneare era iniziata con problemi già emersi durante la primavera. A fine marzo un intervento urgente sulla condotta fognaria di via Gavagnin aveva comportato la disattivazione della stazione di sollevamento S5 e l'attivazione degli scarichi di emergenza, con conseguenti limitazioni alla balneazione su una parte significativa della costa. Anche aprile e maggio erano stati caratterizzati da provvedimenti e successive revoche, in particolare nelle zone di corso Trento e Trieste e della Foce. Il primo nuovo episodio individuato nel periodo estivo risale al 4 giugno, quando il sindaco Alessandro Mager ha disposto un divieto temporaneo di balneazione nell'area della Bussola, nel tratto compreso tra la spiaggia libera attrezzata Foce Levante e lo stabilimento Bagni Matuzia. Alla base del provvedimento, il superamento dei limiti microbiologici relativi a Escherichia coli ed enterococchi intestinali. Il divieto è stato revocato l'11 giugno, dopo il rientro dei parametri. Il 24 giugno è stata invece interessata la zona di corso Trento e Trieste, tra la foce del torrente San Francesco e la scogliera antistante l'edificio Morgana. Anche in questo caso il provvedimento è stato temporaneo e la balneazione è stata ripristinata il 1° luglio. Due episodi distinti, in due zone diverse del litorale, entrambi verificatisi nel primo mese della stagione estiva.

Luglio, quattro nuovi divieti e tre tratti di costa chiusi contemporaneamente. Il mese successivo ha registrato un ulteriore peggioramento della situazione. Il 13 luglio è stato disposto un divieto temporaneo nella zona del Tiro a Volo, tra la spiaggia libera Capo Pino Levante e il Villaggio dei Fiori. In questo caso la causa del provvedimento era diversa rispetto agli episodi legati ai campionamenti microbiologici: Rivieracqua aveva comunicato la rottura della linea di rilancio del sollevamento fognario, con conseguente disattivazione dell'impianto e attivazione dello scarico di emergenza. Si tratta quindi di un episodio nel quale la criticità tecnica all'origine dell'interdizione era stata individuata e comunicata dal gestore. La situazione è tornata particolarmente delicata il 29 luglio, quando, a seguito dei campionamenti ARPAL effettuati due giorni prima, sono scattati tre divieti contemporaneamente. Le aree interessate erano la foce del torrente Armea, il tratto di corso Trento e Trieste e la Bussola. I provvedimenti riguardavano zone differenti della città, coinvolgendo sia il litorale centrale sia quello di ponente e levante. Il 31 luglio le nuove analisi hanno consentito di revocare i divieti alla foce dell'Armea e al Tiro a Volo, mentre alla Bussola e in corso Trento e Trieste i valori non erano ancora rientrati nei limiti previsti. Per queste ultime due zone, quindi, le interdizioni sono proseguite anche nei primi giorni di agosto.
Agosto, le riaperture e poi nuovi superamenti. Il 5 agosto è arrivata la revoca del divieto alla Bussola, dopo i risultati favorevoli dei campionamenti suppletivi effettuati da ARPAL. Per corso Trento e Trieste, invece, il ritorno alla balneabilità è arrivato successivamente, con gli esiti favorevoli comunicati il 9 agosto e la formalizzazione della revoca attraverso l'ordinanza sindacale numero 96 del 10 agosto. La tregua è durata poco più di due settimane. Il 25 agosto, infatti, un nuovo campionamento ha evidenziato ancora una volta il superamento dei limiti microbiologici nel tratto tra la foce del torrente San Francesco e la scogliera del Morgana. Il valore degli enterococchi intestinali era pari a 1.700 MPN per 100 millilitri, contro il limite di 200 previsto per le acque marine di balneazione. Un risultato pari a 8,5 volte la soglia, che ha determinato un nuovo divieto. Il giorno successivo, 26 agosto, un ulteriore provvedimento ha interessato la zona di Ponente Foce Rio San Bernardo, nel tratto compreso tra il pennello di foce del rio e lo stabilimento Mandala Beach. In questo caso il valore degli enterococchi intestinali aveva raggiunto 3.200 MPN per 100 millilitri, sedici volte il limite previsto. Le successive analisi hanno consentito di ripristinare la balneabilità nella zona di Ponente già il 27 agosto, mentre il divieto in corso Trento e Trieste è proseguito fino ai primi giorni di settembre.
Corso Trento e Trieste, la zona più volte interessata. Dalla ricostruzione dei provvedimenti emerge un elemento particolarmente significativo: il tratto compreso tra il torrente San Francesco e la scogliera del Morgana è stato interessato da tre distinti episodi di interdizione tra giugno e agosto. Il primo il 24 giugno, il secondo il 29 luglio e il terzo il 25 agosto.Tre episodi nell'arco di circa due mesi, con periodi di chiusura e successive riaperture dopo i controlli. Anche la Bussola è stata interessata ripetutamente, con un primo divieto il 4 giugno e un secondo il 29 luglio, protrattosi fino al 5 agosto.

I dati turistici, quasi 6.700 pernottamenti persi nell'estate 2026. È in questo contesto che si inseriscono i numeri ufficiali dell'Osservatorio turistico della Regione Liguria. Il confronto tra giugno, luglio e agosto 2025 e gli stessi mesi del 2026 evidenzia una diminuzione degli arrivi e delle presenze in tutti e tre i mesi. A giugno 2026, Sanremo ha registrato 35.419 arrivi, contro i 36.529 dell'anno precedente, con una flessione del 3,04%. Le presenze sono passate da 90.319 a 88.178, in calo del 2,37%. A luglio, gli arrivi sono scesi da 42.679 a 41.542, pari a una diminuzione del 2,66%, mentre le presenze sono passate da 117.053 a 114.737, con una flessione dell'1,98%. Ad agosto, infine, gli arrivi sono stati 46.532, contro i 47.325 del 2025, con una diminuzione dell'1,68%. Le presenze sono scese da 129.838 a 127.608, pari a un calo dell'1,72%. Complessivamente, nei tre mesi estivi, Sanremo ha registrato 123.493 arrivi, contro i 126.533 dell'anno precedente: 3.040 arrivi in meno, pari al 2,40%. Le presenze sono state 330.523, rispetto alle 337.210 del 2025: 6.687 pernottamenti in meno, pari a una flessione dell'1,98%. I dati descrivono quindi una stagione estiva complessivamente meno positiva rispetto a quella precedente, nonostante i risultati favorevoli registrati durante la primavera.
Il turismo straniero arretra, quello italiano cresce. Il report regionale sulla provenienza degli ospiti permette di individuare una differenza importante. Tra giugno e agosto 2026, gli arrivi di turisti italiani sono aumentati, passando da 38.284 a 40.562, con una crescita del 5,95%. Anche le presenze italiane sono salite, da 100.140 a 107.591, con un incremento del 7,44%. La tendenza è opposta per il turismo internazionale. Gli arrivi stranieri sono scesi da 88.249 a 82.931, con una diminuzione del 6,03%, mentre le presenze sono passate da 237.070 a 222.932, in calo del 5,96%. In termini assoluti, Sanremo ha quindi registrato 14.138 pernottamenti stranieri in meno, compensati soltanto in parte dall'aumento di 7.451 pernottamenti italiani. È un dato particolarmente interessante per una città che ha nel turismo internazionale una componente fondamentale della propria economia. Non esistono, tuttavia, elementi sufficienti per collegare direttamente questa diminuzione ai divieti di balneazione. I report registrano i movimenti turistici, ma non rilevano le motivazioni che hanno portato i visitatori a scegliere o a evitare una determinata destinazione.
Alberghi in flessione, altre strutture in crescita. Un'ulteriore differenza emerge dal report regionale dedicato alle tipologie ricettive. Nel trimestre giugno-agosto 2026, le strutture alberghiere, i residence e le residenze turistico-alberghiere hanno registrato complessivamente 229.892 presenze, contro le 241.316 del 2025. La diminuzione è di 11.424 pernottamenti, pari a circa il 4,73%. Nello stesso periodo, le altre strutture ricettive sono passate da 95.894 a 100.631 presenze, con un incremento di 4.737 pernottamenti, pari al 4,94%. La differenza mostra un andamento non uniforme del mercato turistico sanremese. Non è possibile stabilire, sulla base di questi soli dati, se vi sia stato uno spostamento di clientela dagli alberghi alle strutture extralberghiere. Il report, però, evidenzia come la flessione complessiva dell'estate abbia interessato soprattutto il comparto alberghiero e le strutture assimilate.
Caldo, montagna e difficoltà economiche: il calo non ha una sola possibile spiegazione. Il confronto tra divieti di balneazione e andamento turistico richiede prudenza. Le interdizioni hanno interessato tratti specifici del litorale e periodi limitati, mentre i dati regionali riguardano l'intero territorio comunale e registrano i flussi su base mensile. Inoltre, la scelta di una destinazione turistica può dipendere da numerosi fattori. Tra le possibili spiegazioni dell'andamento estivo figurano il caldo intenso, che può aver favorito la scelta di località montane o climaticamente più fresche, e le difficoltà economiche delle famiglie, con possibili conseguenze sulla durata e sulla frequenza delle vacanze. Si tratta di interpretazioni che richiederebbero ulteriori riscontri per essere quantificate e confrontate con l'effettivo andamento della domanda turistica. Anche la flessione degli arrivi stranieri può dipendere da dinamiche più ampie, che comprendono i mercati di provenienza, i costi dei soggiorni e le alternative disponibili. Per questo motivo, attribuire ai divieti di balneazione la responsabilità del calo turistico sarebbe una conclusione non dimostrata. Resta però il fatto che, proprio durante i mesi estivi, alcuni tratti del mare sanremese sono stati ripetutamente interdetti alla balneazione.

Il problema per gli stabilimenti: le conseguenze non finiscono sempre con la revoca. Le cronache dell'estate hanno documentato anche le preoccupazioni degli operatori balneari. In occasione dei divieti di fine luglio e inizio agosto, alcuni stabilimenti hanno segnalato richieste di spostamento delle prenotazioni, rimborsi e clienti orientati verso altre spiagge. Il tema riguarda non soltanto l'impossibilità temporanea di entrare in acqua, ma anche le conseguenze economiche e di immagine che un'interdizione può produrre. Una spiaggia può tornare balneabile dopo pochi giorni, ma questo non significa necessariamente che tutte le prenotazioni e le presenze precedentemente previste vengano recuperate.
Un problema che non si è fermato ad agosto. La conclusione del trimestre estivo non ha coinciso con la fine dei divieti. Il provvedimento disposto il 25 agosto in corso Trento e Trieste è rimasto in vigore fino al 5 settembre, quando le analisi suppletive hanno consentito il ripristino della balneabilità. Nel frattempo, il 3 settembre, nuovi esiti sfavorevoli avevano determinato ulteriori divieti nelle zone di Ponente Foce Rio San Bernardo, Bussola e Lungomare Italo Calvino. Si tratta di episodi che non rientrano nel conteggio dei nuovi divieti di giugno-agosto, ma che dimostrano come le criticità siano proseguite anche dopo il periodo di massima affluenza. La successione di interdizioni, revoche e nuovi superamenti pone dunque una questione che va oltre il singolo episodio.
La questione aperta: quanto pesa la qualità del mare sull'immagine turistica di Sanremo? I numeri dell'estate 2026 raccontano due fenomeni distinti ma contemporanei. Da una parte, i ripetuti divieti di balneazione, che hanno interessato diversi tratti della costa e in alcuni casi sono tornati a distanza di poche settimane. Dall'altra, una flessione dei flussi turistici, con quasi 6.700 pernottamenti in meno rispetto all'anno precedente e una diminuzione particolarmente marcata della componente straniera. Non ci sono elementi per sostenere che i divieti abbiano provocato il calo delle presenze, né sarebbe corretto ignorare gli altri fattori economici e climatici che possono aver influenzato le scelte dei vacanzieri. Ma per una città che fonda una parte importante della propria attrattività sul mare, la ripetizione delle interdizioni rappresenta un elemento che merita attenzione indipendentemente dall'andamento turistico.
Il punto, allora, non è soltanto contare quante volte sia stato vietato fare il bagno, ma comprendere perché alcune criticità si siano ripresentate, quali interventi siano stati effettuati e quali garanzie possano essere offerte per la prossima stagione. Perché i dati turistici possono cambiare da un anno all'altro per molte ragioni. La qualità delle acque, invece, resta una condizione essenziale dell'offerta balneare. E dopo un'estate segnata da ripetute chiusure, la domanda che rimane aperta è se Sanremo riuscirà a evitare che la stessa situazione si ripresenti nel 2027.









