Il patrimonio culturale del Ponente ligure e dell'intero Paese rischia di trovarsi privo delle competenze artigianali e tecniche indispensabili per la sua conservazione.
L'allarme viene lanciato da CNA Imperia sulla base dei dati del nuovo Rapporto CNA Restauratori, presentato in occasione degli Stati Generali del settore svolti al Ministero della Cultura.
L'indagine evidenzia un forte squilibrio generazionale: in Italia il 61% dei titolari di impresa del comparto ha superato i 50 anni, mentre gli imprenditori under 40 rappresentano soltanto il 13,6%.
A questa criticità si aggiunge un sistema di appalti pubblici che, pur in presenza degli investimenti del PNRR, premia spesso i grandi consorzi o le imprese edili generali, costringendo i restauratori specializzati a lavorare in regime di subappalto con margini economici compressi e ridotta autonomia.
Nel Ponente ligure, dove borghi storici, chiese, oratori, palazzi e opere d'arte rappresentano l'ossatura dell'identità locale e dell'offerta turistica, come dimostrano progetti quali "Cultura Open Hub" tra Cervo, Villa Faraldi e Diano Arentino, la perdita di maestranze qualificate rischia di compromettere la tutela del territorio.
Per garantire un futuro al settore, CNA Imperia indica quattro priorità d'intervento:
Appalti accessibili: Lotti funzionali, requisiti proporzionati e valorizzazione delle competenze per consentire la partecipazione diretta delle micro e piccole imprese qualificate.
Programmazione e continuità: Passaggio da una logica di intervento sull'emergenza a una manutenzione programmata e costante da parte degli enti locali e proprietari dei beni.
Formazione legata ai cantieri: Aumento delle ore di esperienza pratica nei cantieri durante il percorso universitario e coinvolgimento dei restauratori esperti nella didattica.
Tassello artigiano: Riconoscimento e qualifica ufficiale per gli artigiani altamente specializzati (stuccatori, falegnami, doratori, fabbri) che affiancano i restauratori nei cantieri.














