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Cronaca | 01 ottobre 2026, 07:11

Caso Nessy Guerra, nuove minacce dell’ex marito Tamer: “Se non torna pentita chiedo la lapidazione pubblica”

Nuovo video social di Hamouda un altro passaggio inquietante: “Se avrà ancora vinto, dovrete dare a me la pena di morte”

Caso Nessy Guerra, nuove minacce dell’ex marito Tamer: “Se non torna pentita chiedo la lapidazione pubblica”

“Se non torna pentita oggi, quello che chiedo come punizione per lei è la lapidazione pubblica”. È l’ennesimo e, per il contenuto delle parole pronunciate, uno dei più pesanti video pubblicati da Tamer Hamouda, ex marito di Nessy Guerra, mentre la giovane sanremese e la figlia Aisha continuano a trovarsi in Egitto. Hamouda torna sui social e questa volta arriva a invocare pubblicamente la lapidazione dell’ex moglie, sostenendo che sarebbe la punizione che, secondo la sua personale interpretazione religiosa, dovrebbe essere applicata qualora Nessy non tornasse da lui “pentita”. Nel corso del filmato l’uomo fa ripetutamente riferimento a Dio e all’Islam, lamenta di non vedere la figlia da oltre mille giorni e chiede che Aisha gli venga consegnata “immediatamente”.

Parole che arrivano dopo una successione di video e messaggi nei quali Hamouda aveva già chiesto alle autorità egiziane di arrestare Nessy e metterla in carcere, annunciando nuove denunce dopo che la giovane aveva respinto la sua proposta di “riconciliazione”. “O torna pentita oggi oppure chiedo la lapidazione”. Il nuovo intervento parte ancora una volta dal rifiuto di Nessy di ricostruire il rapporto. Hamouda sostiene che l’ex moglie gli abbia imposto il “no contact” e afferma che, dopo avergli “portato via” quella che definisce la propria vita e la propria famiglia, non potrebbe semplicemente andarsene. Poi pronuncia il passaggio più grave del video: “Se non torna pentita oggi, allora quello che io chiedo come punizione per lei è che sia la lapidazione pubblica”. Hamouda collega questa richiesta anche alla condanna per adulterio pronunciata nei confronti di Nessy in Egitto, sostenendo che neppure i sei mesi sarebbero stati effettivamente eseguiti: “Non le avete dato nemmeno i sei mesi”.

“È questo che comanda Dio”. Hamouda torna successivamente sullo stesso concetto. Parla della fine della propria famiglia e accusa Nessy di averla distrutta, facendo poi riferimento alla possibilità che la giovane possa lasciare definitivamente quella vita. “Ha distrutto la mia famiglia”, afferma, per poi tornare a chiedere che venga punita con “quella lapidazione pubblica perché è questo che comanda Dio”. Il richiamo religioso compare più volte nel filmato e rappresenta la personale interpretazione espressa dall’uomo. Le sue parole non vanno quindi confuse con una descrizione generale della religione islamica né con l’indicazione della pena prevista dall’ordinamento egiziano per il procedimento che riguarda Nessy. Hamouda insiste: “Non sono cinque mesi o cose del genere, per quello che mi ha fatto e non torna, la famiglia non ritorna, quindi lei ha distrutto tutto”.

L’appello alla giustizia egiziana. Nonostante il tono delle accuse, nel video Hamouda rivolge anche parole di apprezzamento alle autorità giudiziarie egiziane, citando la Corte penale e la Procura di Hurghada. Dice di avere incontrato “persone d’onore” e manifesta “massimo rispetto” per quanto, a suo giudizio, sarebbe stato fatto dalla giustizia egiziana. Il suo discorso torna però immediatamente alla situazione personale. Hamouda sostiene di non voler continuare a vivere in un mondo nel quale, dal suo punto di vista, Nessy possa “averla vinta” senza subire la punizione che lui reclama. “Voglio mia figlia immediatamente”. L’altro grande tema del video è ancora una volta Aisha. Hamouda afferma di non vedere la bambina da 1.020-1.021 giorni e chiede che gli venga consegnata immediatamente. “Se io non avrò la mia bambina immediatamente”, afferma, tornando poi a richiamare quello che considera un proprio diritto sulla figlia. La situazione giudiziaria di Aisha resta tuttavia oggetto di una controversia separata e non può essere determinata dalle richieste formulate unilateralmente dall’uomo sui social. La vicenda dell’affidamento è stata al centro di diversi procedimenti in Egitto, mentre il divieto di espatrio continua a rappresentare uno degli ostacoli al ritorno della bambina in Italia insieme alla madre.

“Se lei avrà ancora vinto, date a me la pena di morte”. Nella parte finale del filmato arriva un ulteriore passaggio. Hamouda afferma che, qualora Nessy dovesse ancora una volta “averla vinta”, dovrebbe essere lui stesso a ricevere la pena capitale. “Se l’avrà ancora vinta, mi dovrete dare a me la pena di morte”, dice. Il passaggio è pronunciato all’interno di un discorso frammentato nel quale l’uomo continua a rivendicare quelli che considera i propri diritti sulla figlia e sull’ex moglie e torna a richiamare l’Islam. Conclude tuttavia dicendo di sperare che Aisha gli venga consegnata: “Spero che mi verrà portata, confido in questo”. Una sequenza di video che continua. Le nuove dichiarazioni non rappresentano un episodio isolato. Nelle ultime settimane Hamouda ha intensificato la propria attività sui social, intervenendo ripetutamente sulla vicenda. Prima era arrivato il documento definito dallo stesso uomo un accordo di riconciliazione. Hamouda proponeva a Nessy di risposarlo immediatamente e pubblicamente, chiedendo contemporaneamente al Governo italiano il riconoscimento delle assoluzioni che sostiene di avere ottenuto in Egitto, il rilascio di un passaporto e il risarcimento dei danni che afferma di aver subito. Alla giovane chiedeva invece di ripristinare pubblicamente la propria reputazione dichiarando che lui non sarebbe mai stato violento nei suoi confronti. In caso di rifiuto, chiedeva che Nessy venisse incarcerata e Aisha consegnata alla nonna paterna.

Nessy aveva respinto pubblicamente quella proposta. Poche ore dopo Hamouda aveva pubblicato un altro video rivolto direttamente al Governo egiziano: “Non ho alcuna intenzione di perdonarla”, aveva affermato, chiedendo che la sentenza per adulterio fosse eseguita e che l’ex moglie venisse “arrestata e messa in prigione”. Ora il livello delle parole utilizzate sale ulteriormente: non più soltanto la richiesta del carcere, ma quella di una “lapidazione pubblica” qualora Nessy non torni da lui “pentita”. L’allarme già lanciato dalla difesa di Nessy. Le dichiarazioni arrivano dopo che l’avvocata della giovane, Agata Armanetti, aveva già espresso forte preoccupazione per le precedenti iniziative dell’ex marito. Commentando il cosiddetto accordo di riconciliazione, la legale aveva escluso che potesse essere considerato un vero tentativo di intesa: “Un accordo si costruisce sulle basi di un dialogo. Non si manda un documento e si dice: o fai così oppure ti mando in prigione. Io lo considero una minaccia”. Armanetti aveva inoltre annunciato una nuova denuncia e chiesto alle istituzioni italiane di accelerare le iniziative politiche finalizzate al rientro di Nessy e Aisha, sostenendo che madre e figlia si trovino in una situazione di serio pericolo. Nei mesi scorsi anche la criminologa Roberta Bruzzone, in una relazione elaborata sulla base della documentazione disponibile e senza un esame clinico diretto di Hamouda, aveva indicato un livello di rischio “elevato/grave”, raccomandando tra le misure un rimpatrio protetto di madre e figlia.

Nessy e Aisha ancora in Egitto. Intanto la situazione della giovane sanremese resta sospesa. Contro la condanna per adulterio è stato presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione egiziana, mentre Nessy riferisce da mesi di non poter lasciare la propria abitazione, sorvegliata da agenti. Sul futuro di Aisha resta aperta la complessa partita giudiziaria relativa all’affidamento e al divieto di espatrio. È in questo quadro che arriva l’ultimo video di Hamouda. Dopo le richieste di carcere, le nuove denunce annunciate e la proposta di riconciliazione respinta da Nessy, l’ex marito pronuncia adesso pubblicamente parole ancora più pesanti: o il ritorno della donna “pentita”, oppure la richiesta della sua “lapidazione pubblica”. Un nuovo capitolo social che, per il contenuto delle dichiarazioni pronunciate, è destinato ora ad aggiungersi alla già corposa documentazione raccolta attorno al caso Nessy Guerra.

Andrea Musacchio

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