Non è ancora finita l'estenuante partita per il Festival, malgrado il nuovo accordo tra Rai e Comune, della durata di tre anni più un'opzione per altri due, che ha salvato lo storico matrimonio d'interesse ed evitato a Sanremo di compiere un salto nel buio. La vicenda, infatti, si sposta ora ai tempi supplementari. Just Entertainment (JE) ha depositato al Consiglio di Stato il ricorso contro la sentenza emessa dal Tar Liguria il 4 maggio scorso, che aveva confermato la piena legittimità dell'assegnazione dell'evento alla Tv di Stato, con tutti i diritti connessi. L'etichetta musicale guidata dal ceo Sergio Cerruti, ex presidente dell'Afi, l'associazione dei discografici italiani, è decisa a portare fino in fondo una battaglia legale che ha già cambiato il percorso di assegnazione della manifestazione.
L'iniziativa di JE ha infatti interrotto la consolidata pratica della trattativa diretta tra Comune e Rai, rinnovata di convenzione in convenzione e di fatto assimilabile a un monopolio. Il contenzioso ha costretto Palazzo Bellevue a indire una gara a evidenza pubblica per affidare l'organizzazione della kermesse, oggi diventata un meccanismo capace di muovere enormi interessi televisivi, discografici, promozionali ed economici. La società contesta soprattutto i criteri fissati dall'amministrazione comunale per partecipare all'appalto, ritenendoli eccessivamente favorevoli alla Rai, che è poi risultata l'unica concorrente a presentare un'offerta.
Il Comune, dal canto suo, ha sempre sostenuto di aver predisposto requisiti rigorosi per tutelare un patrimonio di straordinario valore per la città. La giunta guidata dal sindaco Alessandro Mager ha quindi inserito una serie di paletti ritenuti indispensabili per garantire solidità economica, organizzativa e televisiva, condizioni non facilmente accessibili a qualsiasi operatore del settore. Una linea che il Tar Liguria ha giudicato pienamente corretta, respingendo il ricorso presentato dalla società di Cerruti e confermando la regolarità dell'intera procedura.
Dopo aver esaminato le motivazioni della sentenza, Just Entertainment ha però deciso di giocare l'ultima carta, presentando appello al Consiglio di Stato. Lo stesso organo che, nel 2025, era già intervenuto sulla cosiddetta sentenza madre, pronunciata nel dicembre 2024. In quella circostanza erano stati proprio il Comune di Sanremo e la Rai, seppure con posizioni differenti, a chiedere un riesame nel tentativo, poi rivelatosi inutile, di evitare il ricorso alla manifestazione d'interesse. I giudici avevano invece stabilito che la gara pubblica fosse obbligatoria, trattandosi di un bene comunale il cui sfruttamento genera un'entrata economica per l'ente, proprietario dei marchi Festival della Canzone Italiana e Festival di Sanremo.
In quella stessa decisione, il Consiglio di Stato aveva inoltre respinto la pretesa della Rai di vedersi riconosciuti i diritti esclusivi sul format costruito nel corso dei decenni. Dopo una lunga trattativa, ricca di tensioni e incertezze, il 3 settembre scorso è comunque arrivata la fumata bianca con la firma del contratto "salva Festival". Il primo anno dell'accordo è già stato consumato con l'edizione 2026, l'ultima affidata a Carlo Conti. Ora il testimone passerà a Stefano De Martino. Il nuovo accordo coprirà il triennio fino al 2028, con la possibilità di proroga fino al 2030, sempre che il nuovo giudizio non rimetta tutto in discussione.
Il sindaco Alessandro Mager, forte anche della sua esperienza professionale di avvocato, preferisce per il momento non sbilanciarsi e attende di esaminare nel dettaglio il ricorso prima di esprimere una valutazione. La decisione di Just Entertainment non lo sorprende, perché era considerata nell'aria da tempo, ma gli provoca una certa irritazione. La nuova fase del contenzioso, infatti, costringerà ancora una volta l'amministrazione comunale a dedicare tempo, risorse ed energie a una vicenda che sembrava ormai definitivamente chiusa, sottraendo attenzione agli altri dossier e alle numerose attività amministrative aperte.














