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Economia | 16 luglio 2026, 10:34

«Risarcimento Salute per la tutela del malato». Parla Daniele Viola che a Sanremo riceve in Corso Matteotti

Dall'intuizione del 2011 osservando i modelli americani al pool di oggi con 25 avvocati presenti in 40 città italiane

Daniele Viola

Daniele Viola

Un archivio di casi che include un caso alla ribalta della cronaca italiana per una pinza chirurgica dimenticata nell’addome del paziente finito in prima serata in TV su Mi manda Rai 3. L'ideatore del portale sulla Tutela del Malato racconta l'idea, gli errori, le scelte.

Lo incontriamo negli uffici milanesi del suo network. Daniele Viola, ideatore della portale Risarcimento Salute Tutela del Malato (risarcimentosalute.it), è uno di quei founder che il grande pubblico non conosce ma che dietro le quinte ha costruito, nel silenzio di quindici anni di lavoro, uno dei network legali italiani più conosciuti nel campo della responsabilità medica. Nel 2014 ha ideato la prima app italiana dedicata alla malasanità, notizia rilanciata dall'Ansa. Da allora è stato intervistato da La Repubblica, Corriere Adriatico,Il Giorno, La Nazione e più volte sul settimanale Mondadori della salute Star Bene; il suo pool ha portato in televisione, dentro Mi Manda Rai 3 e Storie Italiane su Rai 1, casi che hanno fatto giurisprudenza. Il suo nome, però, non lo trovi sui giornali di gossip. E questa, dice, è una scelta precisa.

Partiamo dall'inizio. Cosa la spinse, nel 2011, ad aprire un sito che si occupasse solo di errori medici?

Guardavo cosa stava accadendo negli Stati Uniti. Là c'erano già network specializzati in responsabilità medica che coprivano molte città. In Italia il tema era gestito in modo artigianale: studio locale, passaparola, cugino avvocato e pochissime strutture specializzate. Il paziente che subiva un danno medico non sapeva dove andare, e chi capitava in uno studio non specializzato poteva perdere una causa in partenza per errori di impostazione. Ho pensato che ci fosse spazio per un pool di avvocati che facessero soltanto quello, tutti i giorni. L'ho fatto partire online perché quello era il primo posto dove il paziente si affacciava per capire cosa gli fosse successo. Dopo di che a Milano la prima sede fisica con un INFO POINT aperto dal lunedi’ al sabato.

Quindici anni dopo, siete un pool di 25 avvocati in 40 città. Come è cambiata la domanda di tutela?

È cambiata radicalmente. Nel 2011 la persona ci scriveva mail generiche o chiamate telefoniche del tipo «mi hanno operato male, cosa faccio ?». Oggi arriva con una consapevolezza superiore: ci chiama chiedendo quanto vale il suo caso dopo aver già consultato l'intelligenza artificiale. C'è un dato che spiega bene questa trasformazione: secondo Semrush, a luglio 2026, gli italiani generano 25.600 ricerche mensili sul verticale della malasanità distribuite su quasi cinquemila parole chiave. La stringa più cercata è "20 punti invalidità risarcimento", 880 ricerche al mese. Vuol dire che il cittadino prova a capire da solo se il suo danno è degno di causa. Noi rispondiamo a quella domanda con informazione corretta, non con promesse.

Il vostro caso più conosciuto resta la pinza chirurgica da quindici centimetri dimenticata in addome ad un paziente fiorentino. Cosa ricorda di quella storia?

Ricordo ancora le parole del cliente, molto cordiale, che cercava di spiegarmi l'inverosimile... "nella radiografia mi è stato trovato un oggetto metallico di 15 centimetri». Con l’avvocatessa Caciagli del nostro pool prendemmo in mano il caso e lo portammo fino a Mi Manda Rai 3, andato in onda il 6 dicembre 2016. Ma il pezzo più importante di quella vicenda non è la TV ma il ricordo del paziente che mi aveva mostrato la radiografia con una pinza nell'addome, non mi sembrava vero a prima vista.

Dai casi in tv all'apertura di sedi fisiche in 40 città. Il vostro brand è stato tra i pionieri della digitalizzazione della professione legale in Italia. Consiglierebbe ancora oggi a un giovane avvocato di partire online?

Sì, ma senza illudersi. Partire online oggi significa essere in grande salita: ci sono molti competitor, bisogna scrivere contenuti seri e professionali, fare le cose bene, avere uno staff specializzato e infine investire molto. Un paziente che ha subito un errore chirurgico non clicca su un semplice banner: cerca informazioni, legge, confronta, e solo dopo ci interpella. Io da anni scrivo articoli tecnici che spiegano cos'è il danno biologico, come funziona un risarcimento da mancata diagnosi, quali sono i tempi di prescrizione ecc. ecc . Oggi è lì che il paziente ci trova, e la strategia paga anche oggi che i motori di ricerca hanno introdotto le sintesi generate dall'intelligenza artificiale: chi produce contenuto originale e verificabile viene premiato, chi copia no.

Ultima domanda. Cosa direbbe oggi al lettore che sta leggendo questa intervista perché sospetta di aver subito un errore medico?

Direi tre cose concrete. La prima: chieda subito la cartella clinica completa alla direzione sanitaria della struttura. È un suo diritto, e la legge Gelli-Bianco impone tempi precisi di consegna. La seconda: importantissima la valutazione della cartella da un medico legale affiancato dal suo specialista.

La terza: si rivolga a chi fa solo malasanità, non a chi la fa tra un divorzio e una compravendita immobiliare. Da noi la prima consulenza è gratuita, lavoriamo a risultato ottenuto e nei casi ammessi possiamo fare il patrocinio gratuito a tutela dei pazienti senza risorse economiche. Non è una promessa commerciale, è il modo in cui abbiamo costruito il nostro lavoro dal primo giorno.






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I.P.

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