Tra preoccupazione e attesa, i Comuni montani della nostra provincia guardano con il fiato sospeso agli sviluppi del nuovo Dpcm destinato a ridefinire la classificazione dei territori montani italiani. Una partita che potrebbe avere ricadute economiche e sociali significative e che ha già acceso il confronto istituzionale a livello nazionale. Nel corso della Conferenza Unificata tenutasi questa mattina, l'Anci, attraverso il presidente Gaetano Manfredi e il presidente del Consiglio nazionale Marco Fioravanti, ha chiesto formalmente di bloccare l'iter di adozione del decreto, previsto dall'articolo 2 della legge 131/2025. L'obiettivo è evitare che numerosi Comuni, esclusi dal nuovo elenco, possano perdere il riconoscimento di "Comune montano" e le opportunità ad esso collegate.
Una richiesta che trova eco anche nei territori della nostra provincia, dove amministratori e cittadini attendono di conoscere il proprio destino. Per molti piccoli centri dell'entroterra, infatti, la classificazione montana rappresenta non soltanto un riconoscimento formale delle difficoltà legate alla conformazione geografica, ma anche uno strumento fondamentale per accedere a misure di sostegno, incentivi e politiche dedicate. L'allarme dei sindaci riguarda soprattutto il rischio di vedere ridimensionate prospettive di sviluppo e strumenti utili a contrastare spopolamento, carenza di servizi e fragilità socio-economiche. Da qui la richiesta avanzata dall'Anci di sospendere temporaneamente il percorso attuativo del Dpcm, continuando nel frattempo a erogare le risorse ai Comuni inseriti nel vecchio elenco ed eventualmente integrandolo con le nuove realtà individuate.
Di diverso avviso il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, che ha ribadito la disponibilità al dialogo ma ha definito gli allarmismi "ingiustificati e privi di fondamento". Secondo il ministro, la legge 131/2025 nasce dall'esigenza di superare criteri risalenti alla legge del 1952, ormai considerati obsoleti, per arrivare a un'identificazione più aderente delle aree effettivamente montane. Calderoli ha inoltre sottolineato che un eventuale stop al Dpcm avrebbe conseguenze pesanti: verrebbero bloccate le misure previste dalla nuova normativa e non sarebbe possibile procedere al riparto del FOSMIT 2025, il Fondo per lo sviluppo della montagna italiana. Una scelta che, a suo giudizio, finirebbe per penalizzare proprio i territori che presentano le maggiori condizioni di svantaggio.
Il ministro ha poi ricordato che il Governo non ha ridotto le risorse destinate alla montagna. Al contrario, dal 2023 il FOSMIT dispone di circa 200 milioni di euro all'anno, con oltre 100 milioni destinati alle misure previste dalla legge 131: crediti d'imposta, incentivi per l'acquisto o l'affitto di abitazioni in montagna, agevolazioni fiscali per le imprese, premialità per medici e insegnanti. Resta però alta l'attenzione nelle amministrazioni locali della nostra provincia. In attesa del testo definitivo e degli eventuali correttivi, i sindaci chiedono certezze e garanzie affinché nessun territorio fragile venga lasciato indietro.
La sensazione diffusa è quella di trovarsi davanti a un passaggio decisivo: da una parte la necessità di aggiornare criteri vecchi di oltre settant'anni, dall'altra l'esigenza di tutelare comunità che continuano a fare i conti ogni giorno con le difficoltà tipiche delle aree interne e montane. Un equilibrio delicato dal quale dipenderà il futuro di molti piccoli Comuni del nostro territorio.














